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Gli attentati. La mattina dell’11 settembre 2001, quattro aerei di linea - decollati dalla
costa atlantica e diretti in California, con un grande quantitativo di carburante
a bordo – furono dirottati da un commando di 19 terroristi mediorientali, di cui
15 sauditi. Due velivoli si schiantarono sulle due torri del World Trade Center
di Manhattan, a 16 minuti uno dall’altro. Un terzo aereo precipitò contro il Pentagono,
sede del dipartimento della Difesa a Washington. Il quarto jet si schiantò al
suolo in un campo della Pennsylvania, dopo una rivolta dei passeggeri a bordo
contro i terroristi: si crede fosse diretto contro la sede del Congresso. Nel
giro di un’ora e mezza, le due Torri colpite a New York collassarono su se stesse,
intrappolando centinaia di soccorritori accorsi sul posto. Altri sei palazzi della
zona vennero in seguito demoliti, perché praticamente distrutti dal crollo. In
totale, ed esclusi gli attentatori, negli attacchi morirono 2.973 persone, a cui
vanno aggiunti altri 24 dispersi. Gli Stati Uniti attribuirono la responsabilità
delle stragi ad Al Qaeda, l’organizzazione terroristica guidata da Osama bin Laden,
che grazie a un accordo con il regime dei talebani gestiva in Afghanistan diversi
campi di addestramento per i suoi membri. Bin Laden inizialmente negò di aver
organizzato l’attacco, ma poi ammise di essere coinvolto. Il 7 novembre 2001,
gli Usa attaccarono l’Afghanistan.
Accuse, colpe e negligenze. L’amministrazione Bush, e quella precedente di Bill Clinton, fu criticata da
più parti per l’incapacità dell’intelligence di sventare gli attentati in tempo.
Sibel Edmonds, un’ex traduttrice dell’Fbi, raccontò di aver trovato menzioni di attacchi terroristici
nelle intercettazioni che le vennero fatte esaminare dopo le stragi. Dopo gli
attentati, quattro vedove di uomini morti nelle Torri, soprannominate “le Jersey girls”, hanno fatto campagna contro Bush – nonostante il loro orientamento repubblicano
– appoggiando il candidato democratico John Kerry alle elezioni presidenziali
del 2004.
Emergenza antiterrorismo. Subito dopo gli attentati, l’amministrazione Bush diede un giro di vite contro
chiunque potesse essere sospettato di terrorismo. Le indagini furono dirette in
particolare contro gli arabi e i musulmani: circa 80.000 furono schedati con le loro impronte digitali, 8.000 furono interrogati,
oltre 5.000 stranieri vennero arrestati ma solo pochi sono stati processati: un
recente rapporto ha dimostrato che 9 indagini per terrorismo su 10 non si concludono
in un procedimento penale. Ad oggi, solo un uomo è stato condannato (all’ergastolo)
per il diretto coinvolgimento negli attentati. Si tratta di Zacarias Moussaoui,
considerato “il ventesimo dirottatore”.
Le vittime e le conseguenze per la salute. Numerose associazioni delle vittime sono sorte dopo gli attentati, spesso fortemente critiche verso le scelte dell’amministrazione Bush. Ma di 11 settembre si continua ancora
oggi a morire: la nube tossica sprigionata dall’incendio e dal crollo delle Torri fu respirata da decine di
migliaia di persone, provocando un’impennata dei problemi respiratori negli anni
successivi. Alcune morti sospette hanno già fatto etichettare il fenomeno come
“la tosse del World Trade Center”.
Ground Zero. Il cumulo di macerie causato dal crollo rimase fumante per cinque mesi. Come
un monumento temporaneo alle vittime, periodicamente, a Ground Zero è stato installato
un “tributo di luce”, due fasci di luce verticali per simboleggiare le Torri crollate.
Sul problema di come ricordare la tragedia in modo appropriato si è svolto un
lungo dibattito, risolto con la decisione di costruire il World Trade Center Memorial,
che dovrebbe vedere la luce l’11 settembre 2009. Il monumento comprende un parco,
due piscine quadrate con cascate, nello spazio che era occupato dalle fondamenta
delle Torri. Il complesso ospiterà anche un museo sugli attentati, e sarà adiacente
alla Freedom Tower, di cui sono appena state posate le fondamenta. La nuova torre,
nelle parole dei costruttori, sarà “una struttura monolitica di vetro che rifletterà
il cielo, con in cima un’antenna scolpita”. L’edificio sarà alto 415 metri.
L’11 settembre al cinema. Dopo gli attentati, lo sgomento e lo choc erano tali che molti prevedevano la
fine del genere catastrofico a Hollywood, e in pochi pensavano che in futuro sarebbero
stati realizzati film sul “giorno che ha cambiato il mondo”. Dopo un film composto
da 11 cortometraggi realizzati da 11 registi di tutto il mondo (“11 settembre
2001”), uscito pochi mesi dopo gli attentati, per anni i registi hanno preferito
non affrontare l’argomento, politicamente ancora bollente. Nel 2004 Michael Moore,
con il suo “Fahrenheit 9/11”, attaccò la politica del presidente Bush alla vigilia delle elezioni presidenziali,
nelle quali Bush vinse attingendo a piene mani dalla retorica del “presidente
di guerra”. Nel 2006, infine, sono usciti nelle sale i primi due film espressamente
sulla tragedia, pur preferendo concentrarsi su alcune storie personali piuttosto
che affrontare gli attentati nel loro complesso. “United 93”, film-documentario di Paul Greengrass, ha ricordato il gesto dei passeggeri
del volo precipitato in Pennsylvania, che si ribellarono al dirottamento dell’aereo
da parte dei terroristi. “World Trade Center”, di Oliver Stone, racconta la storia
di due vigili del fuoco morti nel crollo delle Torri, mentre partecipavano ai
soccorsi. Alessandro Ursic