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Felipe Calderon, 43 anni, leader del Partido de Accion Nacional (Pan) è ufficialmente
da ieri pomeriggio il nuovo presidente della Repubblica del Messico.
Qui Pan. Sarà dunque una festa in famiglia quella che il prossimo 1° dicembre vedrà il
passaggio di consegne presidenziali fra Vicente Fox, ormai da considerare ex presidente,
anch’egli del Pan, e Calderon (che rilascerà dichiarazioni ufficiali solo dalla
prossima settimana). Anche se il margine di vantaggio di Calderon su Obrador è
risultato minimo, appena 0,56 percento, la maggioranza dei 41 milioni di messicani
aventi diritto al voto sembra aver scelto con coscienza la continuità politica
degli ultimi anni. Poteva andare peggio. Il Tepjf, infatti, ha criticato Fox per le sue continue
dichiarazioni in favore del compagno di partito, rilasciate durante la campagna
elettorale, mettendo in pericolo la validità della votazione.
Qui Prd. Obrador ha fatto sapere più volte come la pensa su queste elezioni: non riconoscerà
mai Calderon come presidente e si prepara (anche se in realtà lo sta facendo già
da oltre due mesi) a dare battaglia. Per il 16 settembre prossimo la sinistra
messicana ha convocato la Convencion Nacional Democratica, che dovrà decidere
se costituire un governo parallelo o attuare forme di resistenza civile. “Credo
che alla fine prevarrà la decisione di costituire un governo parallelo”, racconta
al telefono da Città del Messico, Guillermo Almeyra Casares, autorevole giornalista,
molto vicino a Amlo (nomignolo con il quale chiamano affettuosamente Obrador) “La
seconda ipotesi potrebbe avere conseguenze pericolose e potrebbe far scattare
da parte del governo una repressione violenta”. Appena venuti a conoscenza della
decisione del Tepjf, i sostenitori di Obrador si sono precipitati presso la sede
del Tribunale con l’intenzione di bloccare l’emissione di validità della sentenza
rendendo necessario l’arrivo di un nutrito gruppo di forze di sicurezza. Questo risultato sembra una vera beffa per il popolo di Amlo che durante la campagna
elettorale aveva creduto di poter trasformare in modo radicale la politica messicana
dopo oltre 70 anni di governi conservatori. Nel corso dei primi mesi dell’anno,
Obrador era in netto vantaggio, secondo i sondaggi, su Calderon; il distacco del
Prd, però, è andato via via assottigliandosi nel corso dei mesi, fino a vedere
la situazione ribaltarsi completamente. Alessandro Grandi