06/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



I messicani dopo oltre due mesi di dibattito elettorale hanno un nuovo presidente
Calderon nuovo presidente del MessicoFelipe Calderon, 43 anni, leader del Partido de Accion Nacional (Pan) è ufficialmente da ieri pomeriggio il nuovo presidente della Repubblica del Messico.
Il Tribunal Electoral del Poder Judicial de la Federacion ha confermato i risultati del 2 luglio e ha fatto sapere che lo scarto fra il neo presidente e il suo principale avversario, Andres Manuel Lopez Obrador del Partido Revolucionario Democratico (Prd), è di soli 233.831 voti.
La decisione è stata votata all’unanimità dai sette giudici che compongono il Tepjf, mettendo così fine alla lunga querelle politica fra conservatori e progressisti. Il Tepjf è l’ultima fase del processo elettorale nel sistema messicano e le sue decisioni sono inappellabili. Il sogno di vittoria del Prd inseguito a colpi di denunce per i presunti brogli avvenuti durante la tornata elettorale, è quindi definitivamente svanito. Il Pan resta saldamente al comando del Paese.
 
Vicente Fox presidente in carica fino al 1° dicembreQui Pan. Sarà dunque una festa in famiglia quella che il prossimo 1° dicembre vedrà il passaggio di consegne presidenziali fra Vicente Fox, ormai da considerare ex presidente, anch’egli del Pan, e Calderon (che rilascerà dichiarazioni ufficiali solo dalla prossima settimana). Anche se il margine di vantaggio di Calderon su Obrador è risultato minimo, appena 0,56 percento, la maggioranza dei 41 milioni di messicani aventi diritto al voto sembra aver scelto con coscienza la continuità politica degli ultimi anni. Poteva andare peggio. Il Tepjf, infatti, ha criticato Fox per le sue continue dichiarazioni in favore del compagno di partito, rilasciate durante la campagna elettorale, mettendo in pericolo la validità della votazione.
Lo stesso Fox si dice felice per l’elezione di Calderon e assicura che il Messico, nonostante le manifestazioni dell’opposizione, ha “Istituzioni forti che garantiranno il cammino del Paese” aggiungendo che “E’ importante lavorare ad un solo progetto: quello dello sviluppo del Messico”.
 
Lo sconfitto Lopez ObradorQui Prd. Obrador ha fatto sapere più volte come la pensa su queste elezioni: non riconoscerà mai Calderon come presidente e si prepara (anche se in realtà lo sta facendo già da oltre due mesi) a dare battaglia.  Per il 16 settembre prossimo la sinistra messicana ha convocato la Convencion Nacional Democratica, che dovrà decidere se costituire un governo parallelo o attuare forme di resistenza civile. “Credo che alla fine prevarrà la decisione di costituire un governo parallelo”, racconta al telefono da Città del Messico, Guillermo Almeyra Casares, autorevole giornalista, molto vicino a Amlo (nomignolo con il quale chiamano affettuosamente Obrador) “La seconda ipotesi potrebbe avere conseguenze pericolose e potrebbe far scattare da parte del governo una repressione violenta”. Appena venuti a conoscenza della decisione del Tepjf, i sostenitori di Obrador si sono precipitati presso la sede del Tribunale con l’intenzione di bloccare l’emissione di validità della sentenza rendendo necessario l’arrivo di un nutrito gruppo di forze di sicurezza. Questo risultato sembra una vera beffa per il popolo di Amlo che durante la campagna elettorale aveva creduto di poter trasformare in modo radicale la politica messicana dopo oltre 70 anni di governi conservatori. Nel corso dei primi mesi dell’anno, Obrador era in netto vantaggio, secondo i sondaggi, su Calderon; il distacco del Prd, però, è andato via via assottigliandosi nel corso dei mesi, fino a vedere la situazione ribaltarsi completamente.
 

Alessandro Grandi

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