stampa
invia
Lo stage. Nell’estate trascorsa a Baghdad, Marx si è trovato in pratica a sostituire un
dipendente della Lincoln negli affari quotidiani. Che comprendevano il viaggiare
sotto scorta per Baghdad con in mano una mitragliatrice, con milioni di dollari
in una valigetta, e sincerarsi – pistola in mano – che gli iracheni stipendiati
dalla Lincoln facessero bene il proprio lavoro. Tutte cose che non avrebbe mai
pensato di fare, una volta avuto il contatto con i responsabili della società.
“Quando ho fatto il colloquio, sono stati molto vaghi su quelli che sarebbero
stati i miei compiti. Dopo qualche giorno, ero già su un aereo militare per Baghdad”.
Problemi e minacce. Gli articoli riguardavano sempre aspetti positivi del nuovo Iraq: “La storia
di una poliziotta irachena, l’apertura di nuove fabbriche o di ospedali, oppure
l’uccisione di alcuni terroristi”, ricorda Marx. “Molti di quegli articoli erano
tecnicamente scarsi, ma erano comunque storie che i media, iracheni e stranieri,
non coprivano, spesso perché non vi avevano accesso”. Fin qui, lo stage rimase
un’esperienza bizzarra ma utile. Poi, però, Marx notò che alcuni articoli non
venivano pubblicati su alcuni giornali amici, o altri finivano su quotidiani che
lui non avevano contattato. “Cominciai a insospettirmi, e scoprii che alcuni iracheni
pagati dalla Lincoln trattenevano per sé i parte dei soldi che dovevano girare
ai giornali, e che c’era un giro di mazzette non da poco”. Fu spinto dai dirigenti
della Lincoln a usare qualunque mezzo di persuasione, per risolvere la faccenda.
“Mi ritrovai così a esibire la pistola per chiedere conto di questi soldi che
sparivano. Poi realizzai che stavo usando le minacce contro persone che intascavano
mille dollari, che per un iracheno erano indispensabili per mantenere la famiglia,
mentre la compagnia per cui lavoravo intascava 10 milioni di dollari dal governo”.
Il tempo di indignarsi, e lo stage finì. Ma l’attività del Lincoln Group continua. Alessandro Ursic