06/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Guillermo Almeyra Casares: "L'opposizione ora darà vita a un governo parallelo"
L'alta corte elettorale messicana ha decretato la definitva vittoria del candidato presidenziale della destra, Felipe Calderon: ultracattolico esponente del Partido de Accion Nacional (Pan). Ciononostante, la situazione politica messicana rimane alquanto instabile, poiché il candidato della sinistra, Andres Manuel Lopez Obrador, continua a ritenersi il legittimo vincitore delle elezioni del 2 luglio scorso.
Per cercare di comprendere al meglio quello che sta accadendo nel Paese centroamericano ne abbiamo parlato con Guillermo Almeyra Casares, giornalista e scrittore.
 
I manifestanti pro ObradorA che punto è la situazione messicana?
Le elezioni svolte nel luglio scorso erano state costruite apposta per dare una sorta di continuità al governo di Vicente Fox. Anche l’Istituto Federal Electoral è stato creato su misura da uomini nominati dal Partido Revolucionario Istitucional e dal Partido de Accion Nacional. Lo stesso conteggio elettronico dei voti è stato appaltato al cognato del presidente Fox. Lo stesso governo ha speso milioni di dollari per fare campagna elettorale a favore del candidato del Pan, atto illegale visto che è stata pagata praticamente dal contribuente.
 
Quindi sembra che ci sia stata un’organizzazione appositamente create per fa vincere il Pan?
Si. Vicente Fox rilasciava quotidianamente dichiarazioni a favore del candidato del Pan. C’è stata un’organizzazione fatta allo scopo preciso di far vincere Calderon. Allo stesso tempo il governo ha preso delle misure per evitare che Lopez Obrador, seguito dalle masse, si potesse candidare e vincere le elezioni.
 
Ma durante le elezioni ci sono stati problemi?
Molti problemi. Nelle urne ad esempio c’erano più schede rispetto ai votanti. Se si potessero eliminare Lopez Obrador vincerebbe con un vantaggio di 1 milione e mezzo di voti. Tutta la tornata elettorale comunque è stata piena di illegalità.
 
Manifestanti pro ObradorE cosa hanno fatto gli appartenenti al Prd?
Si sono mobilitati, hanno manifestato e hanno occupato lo Zocalo di Città del Messico in centinaia di migliaia. Attualmente sono ancora in piazza a manifestare contro le decisioni del tribunale elettorale. Staranno lì fino a quando non si deciderà cosa fare. Il 16 settembre prossimo (giorno dell’indipendenza messicana) è il giorno in cui su proclamerà il presidente ma anche quello in cui  si svolgerà la Convenzione nazionale democratica con la partecipazione di almeno 2 milioni di persone per le strade.
 
No a Calderon, presidente del MessicoE a questo punto, come si muoveranno i messicani?
 Calderon è stato  dichiarato presidente eletto. Questo comporterà due alternative. La prima consiste nella possibilità di organizzare un coordinamento della resistenza civile, ossia una specie di governo ombra che agisca nelle strade, composto dalla società civile, studenti e sindacati uniti tutti sotto l’insegna della coalizione ‘Por el Bien de Todos’. Questa potrebbe essere un modo attivo di fare opposizione ma accettando per sei anni di restare all’opposizione. Un’altra alternativa è quella di formare un vero e proprio governo parallelo, senza potere ma un vero governo di resistenza contro le politiche pubbliche ufficiali. Forse sarà questa la scelta della Convenzione nazionale democratica il prossimo 16 settembre.
 
Nel frattempo cosa accadrà?
Intanto il problema è che la popolazione del Messico è schiacciata fra un presidente che è considerato legale ma non lo è, Calderon, e uno legittimo ma che non è legale e si appoggia solo sulla forza popolare delle mobilitazioni: Obrador.
 
Il sub comandante MarcosE il movimento zapatista di Marcos dove si colloca alla luce di quello che è avvenuto? Sappiamo che non ama molto Obrador e ancora meno Calderon.
Il movimento di Marcos ha un’importanza relativa su una minoranza di persone, collocate quasi esclusivamente in Chiapas. Il movimento indigeno che tanti credono sia difeso solo da Marcos in realtà partecipa in modo massiccio alla politica di Obrador. Inoltre il movimento della ‘Otra Campana’ sta attraversando una crisi enorme e non ha avuto una grande influenza ai fini elettorali. Bisogna tenere conto che tutta l’organizzazione di Marcos può aver smosso non più di 20 mila persone. Il problema di Marcos è stato considerare Obrador come un nemico. Ha sbagliato.
 
Quale futuro dunque per il Messico?
Il futuro del Paese è all’insegna di una enorme instabilità. Allo stesso tempo però è un periodo che offre molte prospettive sia positive che negative. Per la prima volta in moltissimi anni, in Messico si è formato un movimento sociale di massa e di sinistra che gode del sostegno della maggioranza degli intellettuali messicani ed è composto da milioni di persone. Un movimento che, nonostante i suoi limiti e le sue debolezze, è stato importante per la battaglia elettorale e lo sarà anche per il futuro politico del paese: una prospettiva positiva per la nozione.
Ma c’è anche un aspetto negativo. A questo punto il Messico soffrirà le conseguenze della situazione economica degli Usa, dal quale dipendiamo quasi esclusivamente.

Alessandro Grandi

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