Intervista a Guillermo Almeyra Casares: "L'opposizione ora darà vita a un governo parallelo"
L'alta corte elettorale messicana ha decretato la definitva vittoria del candidato
presidenziale della destra, Felipe Calderon: ultracattolico esponente del Partido de Accion Nacional (Pan).
Ciononostante, la situazione politica messicana rimane alquanto instabile, poiché
il candidato della sinistra, Andres Manuel Lopez Obrador, continua a ritenersi il
legittimo vincitore delle elezioni del 2 luglio scorso.
Per cercare di comprendere al meglio quello che sta accadendo nel Paese centroamericano
ne abbiamo parlato con Guillermo Almeyra Casares, giornalista e scrittore.
A che punto è la situazione messicana?
Le elezioni svolte nel luglio scorso erano state costruite apposta per dare una
sorta di continuità al governo di Vicente Fox. Anche l’Istituto Federal Electoral
è stato creato su misura da uomini nominati dal Partido Revolucionario Istitucional
e dal Partido de Accion Nacional. Lo stesso conteggio elettronico dei voti è stato
appaltato al cognato del presidente Fox. Lo stesso governo ha speso milioni di
dollari per fare campagna elettorale a favore del candidato del Pan, atto illegale
visto che è stata pagata praticamente dal contribuente.
Quindi sembra che ci sia stata un’organizzazione appositamente create per fa
vincere il Pan?
Si. Vicente Fox rilasciava quotidianamente dichiarazioni a favore del candidato
del Pan. C’è stata un’organizzazione fatta allo scopo preciso di far vincere Calderon.
Allo stesso tempo il governo ha preso delle misure per evitare che Lopez Obrador,
seguito dalle masse, si potesse candidare e vincere le elezioni.
Ma durante le elezioni ci sono stati problemi?
Molti problemi. Nelle urne ad esempio c’erano più schede rispetto ai votanti.
Se si potessero eliminare Lopez Obrador vincerebbe con un vantaggio di 1 milione
e mezzo di voti. Tutta la tornata elettorale comunque è stata piena di illegalità.
E cosa hanno fatto gli appartenenti al Prd?
Si sono mobilitati, hanno manifestato e hanno occupato lo Zocalo di Città del
Messico in centinaia di migliaia. Attualmente sono ancora in piazza a manifestare
contro le decisioni del tribunale elettorale. Staranno lì fino a quando non si
deciderà cosa fare. Il 16 settembre prossimo (giorno dell’indipendenza messicana)
è il giorno in cui su proclamerà il presidente ma anche quello in cui si svolgerà
la Convenzione nazionale democratica con la partecipazione di almeno 2 milioni
di persone per le strade.
E a questo punto, come si muoveranno i messicani?
Calderon è stato dichiarato presidente eletto. Questo comporterà due alternative.
La prima consiste nella possibilità di organizzare un coordinamento della resistenza
civile, ossia una specie di governo ombra che agisca nelle strade, composto dalla
società civile, studenti e sindacati uniti tutti sotto l’insegna della coalizione
‘Por el Bien de Todos’. Questa potrebbe essere un modo attivo di fare opposizione
ma accettando per sei anni di restare all’opposizione. Un’altra alternativa è
quella di formare un vero e proprio governo parallelo, senza potere ma un vero
governo di resistenza contro le politiche pubbliche ufficiali. Forse sarà questa
la scelta della Convenzione nazionale democratica il prossimo 16 settembre.
Nel frattempo cosa accadrà?
Intanto il problema è che la popolazione del Messico è schiacciata fra un presidente
che è considerato legale ma non lo è, Calderon, e uno legittimo ma che non è legale
e si appoggia solo sulla forza popolare delle mobilitazioni: Obrador.
E il movimento zapatista di Marcos dove si colloca alla luce di quello che è
avvenuto? Sappiamo che non ama molto Obrador e ancora meno Calderon.
Il movimento di Marcos ha un’importanza relativa su una minoranza di persone,
collocate quasi esclusivamente in Chiapas. Il movimento indigeno che tanti credono
sia difeso solo da Marcos in realtà partecipa in modo massiccio alla politica
di Obrador. Inoltre il movimento della ‘Otra Campana’ sta attraversando una crisi
enorme e non ha avuto una grande influenza ai fini elettorali. Bisogna tenere
conto che tutta l’organizzazione di Marcos può aver smosso non più di 20 mila
persone. Il problema di Marcos è stato considerare Obrador come un nemico. Ha
sbagliato.
Quale futuro dunque per il Messico?
Il futuro del Paese è all’insegna di una enorme instabilità. Allo stesso tempo
però è un periodo che offre molte prospettive sia positive che negative. Per la
prima volta in moltissimi anni, in Messico si è formato un movimento sociale di
massa e di sinistra che gode del sostegno della maggioranza degli intellettuali
messicani ed è composto da milioni di persone. Un movimento che, nonostante i
suoi limiti e le sue debolezze, è stato importante per la battaglia elettorale
e lo sarà anche per il futuro politico del paese: una prospettiva positiva per
la nozione.
Ma c’è anche un aspetto negativo. A questo punto il Messico soffrirà le conseguenze
della situazione economica degli Usa, dal quale dipendiamo quasi esclusivamente.