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Presi e bastonati. L’intento dei manifestanti, oltre
trecento, era occupare un edificio abbandonato, un ex macello, quale gesto
estremo per ricordare all’amministrazione distrettuale le promesse fatte. Erano
le 7 del mattino, quando gli agenti dell’Escuadron Metropolitano
Antidisturbios della polizia (Esmad) ha interrotto la protesta. Una
cinquantina fra donne e bambini sono stati portati in un commissariato che si
occupa di minori, mentre in 150 sono stati rinchiusi nell’Unità permanente di
Giustizia, nel cuore della capitale colombiana. Fra gli arrestati, 26
presentano serie ferite.
La versione governativa. Secondo quanto dichiarato
subito dopo ai mass media nazionali dal colonnello Yamilk Moreno Arias,
comandante operativo della Polizia metropolitana di Bogotá, l’intento dei
manifestanti era quello di invadere il Segretariato della Salute della
capitale, e il ruolo degli internazionali lì presenti non era di “semplici
osservatori”. I cooperanti di Ipo sono stati presentati da Tv e giornali
colombiani come provocatori con tanto di precedenti, per aver partecipato
all’occupazione della piazza centrale di Bosa, nel sud della città, poche
settimane fa.
La versione dei difensori dei diritti umani.
Immediata la reazione degli avvocati difensori dei diritti umani riuniti nella
corporazione giuridica Humanidad Vigente. In un comunicato emesso
immediatamente dopo i fatti, quando ancora i cooperanti di Ipo si trovavano in
stato di fermo, hanno lanciato un appello alla “solidarietà nazionale e
internazionale con le famiglie vittime della violenza” e hanno denunciato
“l’illegalità dell’arresto dei quattro internazionali”. “Sono stati presentati
pubblicamente dai mezzi di informazione come organizzatori dell’occupazione –
denunciano – fatto assolutamente falso e tendenzioso messo in atto dalla
polizia metropolitana”. Gli avvocati hanno ritenuto fondamentale chiarire il
rapporto fra l’Osservatorio per la pace e gli sfollati scesi in strada per
manifestare: “I cooperanti di Ipo già un anno fa avevano accompagnato l’occupazione
pacifica organizzata dalle vittime dello sfollamento forzato nella cittadina di
Riveras de Occidente, zona di Bogotá, e per lo più si tratta della medesima
gente, che ancora una volta aveva scelto la stessa forma di protesta, per
aver visto incompiute le promesse dello scorso anno. In quell’occasione –
proseguono i difensori dei diritti umani – Ipo aveva documentato e diffuso i
fatti e anche questa volta era stato chiamato a realizzare lo stesso lavoro. Ma
sono stati arrestati”.
La storia si ripete. Secondo gli avvocati, non è il
primo caso, in Colombia, di cooperanti internazionali “vittime di montaggi e di
espulsioni mentre svolgono il loro legittimo lavoro di accompagnamento alla
gente oppressa”. Da qui la paura: “Temiamo che questa volta le autorità
colombiane pretendano di fare lo stesso con Ipo, che da oltre due anni
accompagna le comunità sfollate e perseguitate. In particolare, per oggi (ieri
ndr.) era stata programmata una riunione con il senatore Alessandro Lopez,
al quale Ipo avrebbe presentato la situazione dei contadini del nord est di
Antioquia, che da tempo subiscono
blocchi economici e alimentari da parte dell’esercito. Questa riunione
avrebbe permesso di aprire un dibattito in senato sulla politica di sicurezza
democratica nella regione”. Quindi l’appello: “Sollecitiamo le organizzazioni
e
le persone solidali nel mondo, affinché si pronuncino, sollecitando il governo
a trovare una soluzione stabile e duratura al problema delle vittime dello
sfollamento forzato e, contemporaneamente, si rivolgano alle autorità
reclamando condizioni di protezione e sicurezza per i cooperanti in Colombia,
in particolare per i membri di Ipo, che per nessun motivo dovranno essere
espulsi dal paese”.Stella Spinelli