05/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Bogotá, 200 manifestanti arrestati e 4 osservatori internazionali per ore in stato di fermo
Circa duecento sfollati , fra cui donne e bambini, sono stati arrestati durante una manifestazione pacifica ieri mattina a Bogotá. Erano scesi in piazza per chiedere il rispetto dei loro diritti e degli accordi sottoscritti con le autorità distrettuali esattamente un anno fa e rimasti lettera morta. Con loro, c’erano alcuni accompagnatori internazionali di Ipo, Osservatorio internazionale per la pace, una organizzazione che dall’agosto 2004 segue le vicissitudini delle vittime del conflitto interno colombiano, aiutando le famiglie più indigenti e assistendo la gente perseguitata da quella che molti difensori dei diritti umani in Colombia definiscono “una giustizia sempre più ingiusta”. Anche ieri mattina erano stati chiamati dagli organizzatori per vigilare sulla delicata azione di protesta. Risultato: quattro cooperanti sono finiti in manette. Si tratta di Marianna Garfi, italiana, Alex Juan Marti spagnolo, e di due statunitensi, Carmen Rivera e David Peg. Tutti sono stati comunque rilasciati poco dopo, quando il Dipartimento amministrativo di sicurezza (Das) non ha potuto che verificare la regolarità dei loro documenti e dei permessi di lavoro.
 
Poliziotto EsmadPresi e bastonati. L’intento dei manifestanti, oltre trecento, era occupare un edificio abbandonato, un ex macello, quale gesto estremo per ricordare all’amministrazione distrettuale le promesse fatte. Erano le 7 del mattino, quando gli agenti dell’Escuadron Metropolitano Antidisturbios della polizia (Esmad) ha interrotto la protesta. Una cinquantina fra donne e bambini sono stati portati in un commissariato che si occupa di minori, mentre in 150 sono stati rinchiusi nell’Unità permanente di Giustizia, nel cuore della capitale colombiana. Fra gli arrestati, 26 presentano serie ferite.
I quattro membri di Ipo sono stati, invece, fermati da agenti in borghese della Seccional de Policia Judicial e Investigacion (Sijín). Definiti davanti alla stampa “gli istigatori della protesta”, sono stati portati alla sede del Sijín e in seguito al Dipartimento amministrativo di sicurezza “per verificare la legalità della loro permanenza nel paese”.
 
Membro di Ipo assieme a una delle comunità La versione governativa. Secondo quanto dichiarato subito dopo ai mass media nazionali dal colonnello Yamilk Moreno Arias, comandante operativo della Polizia metropolitana di Bogotá, l’intento dei manifestanti era quello di invadere il Segretariato della Salute della capitale, e il ruolo degli internazionali lì presenti non era di “semplici osservatori”. I cooperanti di Ipo sono stati presentati da Tv e giornali colombiani come provocatori con tanto di precedenti, per aver partecipato all’occupazione della piazza centrale di Bosa, nel sud della città, poche settimane fa.
 
Yenly Montoya, avvocato di Humanidad VigenteLa versione dei difensori dei diritti umani. Immediata la reazione degli avvocati difensori dei diritti umani riuniti nella corporazione giuridica Humanidad Vigente. In un comunicato emesso immediatamente dopo i fatti, quando ancora i cooperanti di Ipo si trovavano in stato di fermo, hanno lanciato un appello alla “solidarietà nazionale e internazionale con le famiglie vittime della violenza” e hanno denunciato “l’illegalità dell’arresto dei quattro internazionali”. “Sono stati presentati pubblicamente dai mezzi di informazione come organizzatori dell’occupazione – denunciano – fatto assolutamente falso e tendenzioso messo in atto dalla polizia metropolitana”. Gli avvocati hanno ritenuto fondamentale chiarire il rapporto fra l’Osservatorio per la pace e gli sfollati scesi in strada per manifestare: “I cooperanti di Ipo già un anno fa avevano accompagnato l’occupazione pacifica organizzata dalle vittime dello sfollamento forzato nella cittadina di Riveras de Occidente, zona di Bogotá, e per lo più si tratta della medesima gente, che ancora una volta aveva scelto la stessa forma di protesta, per aver visto incompiute le promesse dello scorso anno. In quell’occasione – proseguono i difensori dei diritti umani – Ipo aveva documentato e diffuso i fatti e anche questa volta era stato chiamato a realizzare lo stesso lavoro. Ma sono stati arrestati”.
 
Una bambina di una delle comunità sfollate colombiane accompagnate da IpoLa storia si ripete. Secondo gli avvocati, non è il primo caso, in Colombia, di cooperanti internazionali “vittime di montaggi e di espulsioni mentre svolgono il loro legittimo lavoro di accompagnamento alla gente oppressa”. Da qui la paura: “Temiamo che questa volta le autorità colombiane pretendano di fare lo stesso con Ipo, che da oltre due anni accompagna le comunità sfollate e perseguitate. In particolare, per oggi (ieri ndr.) era stata programmata una riunione con il senatore Alessandro Lopez, al quale Ipo avrebbe presentato la situazione dei contadini del nord est di Antioquia, che da tempo subiscono  blocchi economici e alimentari da parte dell’esercito. Questa riunione avrebbe permesso di aprire un dibattito in senato sulla politica di sicurezza democratica nella regione”. Quindi l’appello: “Sollecitiamo le organizzazioni e le persone solidali nel mondo, affinché si pronuncino, sollecitando il governo a trovare una soluzione stabile e duratura al problema delle vittime dello sfollamento forzato e, contemporaneamente, si rivolgano alle autorità reclamando condizioni di protezione e sicurezza per i cooperanti in Colombia, in particolare per i membri di Ipo, che per nessun motivo dovranno essere espulsi dal paese”.
 

Stella Spinelli

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