
“Sono moderatamente pessimista sugli effetti reali dell’Accordo di Ginevra”.
Questo il secco commento di Franco Cardini, professore ordinario di Storia Medievale
all’Università di Firenze ed esperto islamista.
Cardini parla del documento presentato ieri, 1 dicembre 2003, al Palazzo dei
Congressi di Ginevra, dall’opposizione israeliana e da esponenti palestinesi dell’Anp
(Autorità Nazionale Palestinese).
Appoggiato da intellettuali di entrambe le parti, cerca di proporre una via d’uscita
dal conflitto mediorientale.
Alla visione dello studioso toscano si oppone Alì Rashid, dirigente dell’Autorità
Nazionale Palestinese in Italia, che dice “per la prima volta, in questo conflitto
che dura da 54 anni, un’iniziativa non arriva dai vertici politici, ma ascolta
le richieste della società civile, israeliana e palestinese".
In coincidenza con i colloqui di ieri l’esercito israeliano ha lanciato un violento
attacco contro la città di Ramallah, in Cisgiordania, dove ha sede il quartier
generale del Presidente dell’Anp, Yasser Arafat.
In un clima preoccupato per le continue tensioni, la delegazione israeliana guidata
da Yossi Beilin e quella palestinese da Yasser Abed Rabbo, entrambi ex ministri
dei rispettivi paesi, hanno cercato di indicare una via per la pace.
Il documento finale, secondo Cardini, “potrebbe avere effetti positivi solo sul
lungo periodo, ma se il governo Sharon non lo appoggia, non vedo come possa ottenere
degli effetti pratici.” Secondo il professore “l’esecutivo israeliano non ha alcuna
intenzione di cambiare la sua strategia: collegare ogni attentato alla dirigenza
Anp in generale e ad Arafat in particolare".
"In realtà - sostiene ancora il professor Cardini - la dirigenza palestinese
è assolutamente incapace di controllare gli estremisti che, sistematicamente,
sabotano ogni tentativo di trattativa e cercano lo scontro totale. Hanno trascinato
il conflitto palestinese dal campo politico a quello religioso.”
Per il dirigente dell’Anp, invece “ l’Accordo di Ginevra ha già raggiunto un
risultati sul piano pratico: ha creato un dibattito nella comunità israeliana
e in quella palestinese. Questo testo si colloca sul cammino di pace che parte
dalla Conferenza di Madrid del 1991 e, attraverso gli accordi di Oslo del 1993,
arriva fino alla Road Map di quest’anno. Solo che finalmente affronta temi troppo
spesso rinviati.”
“Il governo Sharon non smetterà di costruire il muro di sicurezza”, insiste Cardini,
“come ha dimostrato continuandone la costruzione pur avendo l’appoggio internazionale
del solo governo italiano.”
“Il testo trova grande sostegno tra la gente”, aggiunge Rashid, “e la destra
israeliana non potrà continuare a boicottarlo come ha fatto dall’inizio delle
trattative e ha tentato di fare ancora sferrando un’offensiva durissima a Ramallah,
proprio la mattina della cerimonia di presentazione dell’Accordo”.
Per Rashid “l’uso prolungato della violenza non è grave solo per chi la subisce,
ma genera un bagaglio d’odio sempre più difficile da cancellare. La vera forza
di questo testo è la mancanza di alternativa: se non si torna al tavolo delle
trattative, non c’è futuro.”