21/09/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Laos, la popolazione vive su terreni disseminati di ordigni inesplosi

Vicino all’edificio di legno e lamiera, si alza una nuvola grigiastra. Un’altra bomba è sminatoreesplosa nei 4mila metri quadri di radura dove sorge la scuola elementare di Phaxay, nel Laos centrale. Qui, come in altri nove distretti del Paese (in totale sono 18) gli abitanti vivono su terreni minati da oltre trent’anni. Dal 1964 al ’73, con un raid aereo ogni cinque minuti, l’aviazione Usa sganciò 80 milioni di ordigni di ogni tipo, bombe a grappolo, razzi, granate, proiettili di artiglieria e di mortai e mine anti-uomo. E in poco più di trent’anni 11mila persone - su una popolazione di 5milioni di abitanti - sono morte o hanno riportato gravi ferite per essere venute a contatto con i cosiddetti Unexploded Ordinance (Uxo), le bombe inesplose della guerra d’Indocina.

Dal ’97 un programma, gestito dal ministero del Lavoro e del Benessere Sociale laotiano e dall’agenzia Onu per lo sviluppo (Undp), lavora per ripulire le terre e ridurre le vittime fra i civili. L’ Uxo Lao Programme , come viene chiamata l’iniziativa, coinvolge molte altre organizzazioni per svolgere due attività principali: sminamento e informazione sul problema. A Phaxay, il maestro dedica un’ora al giorno per spiegare ai piccoli allievi i rischi rappresentati dagli Uxo e come evitarli. Finora intorno alla scuola sono state trovate 24 bombe e molti resti di esplo sivo. Ogni anno circa 700 villaggi vengono raggiunti dalle campagne di informazione. Muoversi in Laos a volte è impossibile: molti agglomerati sono dispersi nella giungla montagnosa e completamente isolati nei mesi di piogge monsoniche. Qui spesso gli abitanti sono venuti tristemente a conoscenza degli Uxo, hanno perso amici e famigliari o sono rimasti loro stessi colpiti da deflagrazioni improvvise.

Gran parte delle vittime laotiane sono bambini. Una mattina di maggio, quattro ragazzini stavano facendo pascolare il bestiame nel distretto di Pakxong, quando un Uxo esplose e li ferì al volto, alle mani, all'addome, alle braccia e alle gambe. I quattro bimbi, di età compresa tra i cinque e gli otto anni, avevano colpito la bomba con un sasso, incuriositi dal grosso oggetto sconosciuto. Nel loro villaggio l’ultima campagna di informazione sugli Uxo si era tenuta quattro anni prima, quando erano troppo piccoli per prendervi parte.

cartinaIl Laos, stretto tra Vietnam e Thailandia, è stato tra i Paesi più bombardati al mondo. A nord e a sudest l’esercito Usa condusse bombardamenti e sparse tonnellate di diossina per stanare le basi vietcong nascoste nella foresta. Tuttora un quarto dei suoi villaggi e gran parte delle aree coltivabili (che costituiscono solo il 5 per cento del territorio) sono contaminati. “L’altissimo livello di povertà delle comunità rurali – affermano gli operatori dell’ Uxo Lao programme – è spesso determinato dall’altissima presenza di Uxo”. Nel piccolo Paese, guidato da un regime comunista tra i più chiusi dell’Asia, gli abitanti non sopravvivono in media ai cinquant’anni e oltre la metà sono malnutriti e analfabeti. La graduale apertura agli investimenti stranieri iniziata negli anni ’80 e l’ingresso nell’Asean (Associazione delle nazioni del Sud est asiatico) del ‘97 non si sono tradotti in un innalzamento del reddito pro capite. L’80 per cento della popolazione resta impiegato nell’agricoltura, coltivando per lo più riso, ma anche papavero da oppio di cui il Laos è il terzo produttore mondiale dopo Afghanistan e Birmania.

Gli Uxo continuano c sì ad avere un impatto devastante su vari settori della vita laotiana. Gli incidenti causati vittimadagli Uxo mettono a dura prova il sistema sanitario locale che deve far fronte anche ai tantissimi casi di malaria e di altre malattie virali. “Gli Uxo – si legge nel sito dell’Undp – sono un disincentivo per lo sviluppo economico, avendo contaminato risorse e infrastrutture”. Sono disseminati nei corsi d’acqua, nei campi, nei siti dove sorgono o dovrebbero sorgere scuole e ospedali. Inoltre l’età media delle vittime delle bombe inesplose è di 26 anni: gli ordigni uccidono e rendono disabile gran parte della forza lavoro.

L’Uxo Lao Programme impiega anche le donne. Gnai, 22anni, racconta: “Iniziai a sminare nel ‘98 dopo che mia madre perse un braccio in un’esplosione. Non solo gli uomini possono fare questo lavoro. Io andrò avanti per molto tempo ancora”. Nella sua mente è impresso il ricordo della madre rimasta ferita mentre raccoglievano il riso. “Mi misi a gridare, poi la portai all’ospedale con l’aiuto di mio padre. Per pagare le cure, abbiamo dovuto vendere 12 buoi su 13. Fu un momento durissimo. Ero la più grande di sette figli e dovevo prendermi cura della famiglia. Così a 14 anni lasciai la scuola”.

Ma il coraggio della giovane Gnai potrebbe non bastare. I fondi per lo sminamento, di cui sono donatori l’Unione Europea, 13 Paesi stranieri e le Nazioni Unite, cominciano a scarseggiare. Non solo: “Gli americani – accusano fonti locali - hanno speso cifre astronomiche durante la guerra e oggi sono fra i donatori dell’ Uxo Lao Programme, ma contribuiscono alle operazioni di sminamento solo con alcuni milioni di dollari l’anno. Di questo passo ci vorranno più di duecento anni per depurare le zone agricole, mentre gli ordigni nelle foreste rimarranno lì per sempre, coperti dalla vegetazione. Intanto gli incidenti continuano: 200/300 all’anno, quasi uno al giorno, nonostante tutte le campagne di informazione…”.

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