01/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La storia di Daniel, un anno e mezzo: dall'Eritrea al canale di Sicilia
un piccolo migrante curdo sbarca in Sicilia nel 2002Quello che è successo nel Canale di Sicilia durante il mese di agosto ha tutti i caratteri della tragedia: 84 le vittime, tra cui 63 dispersi. Tra i morti, anche 13 bambini, ma la loro scomparsa fa poco rumore. Forse se avessero avuto la pelle bianca avrebbe fatto notizia anche molto meno. Forse avrebbe fatto notizia anche solo il fatto che un neonato di 15 giorni l'anno scorso sia riuscito a traversare il Sahara stretto al petto della madre e appeso al vigile sguardo del padre, sopra un fuoristrada pick-up con altre 32 persone a bordo, senza sosta, tra le dune, sotto il sole di giorno e nella morsa del gelo la notte, per tre giorni.
 
Quel bambino si chiama Daniel, viene dall'Eritrea. E' scappato insieme ai genitori, in fuga con un'intera generazione da Asmara. Il presidente eritreo, Isaias Afwerki, salvo motivi di salute, di studio o di maternità, obbliga per legge tutti i giovani (uomini e donne) ad arruolarsi nell'esercito, per presidiare la frontiera e dissuadere l´Etiopia da un eventuale attacco. I rapporti tra i due Stati non si sono mai distesi dopo la guerra d´indipendenza del 1998, terminata nel 2000 col trattato d'Algeri. Permangono disaccordi sulla demarcazione del confine, militarizzato su entrambi i fronti. Ma l´Eritrea ha una popolazione di soli 4 milioni di abitanti contro i 75 milioni del vicino e così ha chiamato alle armi un'intera generazione, che vive da anni al confine, spesso dagli anni della guerra d'indipendenza, nel 1998, in campi militari, senza sapere quando potrà tornare a casa e ricominciare a vivere. Per questo sempre più giovani abbandonano il Paese per rifiutare un servizio militare a tempo indeterminato. Nel solo mese di luglio sono sbarcati in Italia 369 eritrei, di cui 44 donne e 21 bambini. Su una di quelle navi c'erano Daniel e sua madre.
 
un barcone di migranti nel canale di SiciliaNon contento del primato nel deserto infatti Daniel ha fatto per due volte la traversata del Canale di Sicilia dalla Libia. La prima nell'estate 2005, dopotutto aveva già 4 mesi. Il motore della nave però smise di girare a metà tragitto. Fortunatamente l'imbarcazione, che intanto prendeva acqua, venne avvistata da una nave della piattaforma petrolifera off shore del progetto Western libyan gas dell'Eni, a Bahr Essalam, 110 km al largo della costa libica. L'equipaggio volle caricare solo donne e bambini, mandando a dire agli altri che potevano anche annegare, e scomparve all'orizzonte. Così Daniel si risvegliò in braccio alla madre sul ponte della nave che li stava riportando in Libia, mentre il padre che nel frattempo era riuscito a salvarsi con gli altri, provava a spiegare alla polizia di Caltanissetta che gli operai di una piattaforma in mezzo al Mediterraneo gli avevano sequestrato la moglie e il figlio piccolo e che dovevano cercarli perchè se li portavano in Libia poteva succedere loro di tutto. I timori di Manuel erano fondati. Mamma e bambino vennero infatti arrestati appena sbarcati a Tripoli e quindi trasferiti nel carcere di Kufrah, nel sud est del Paese, noto per le pessime condizioni di detenzione e la frequenza di abusi e torture ai danni dei detenuti. Fortunatamente gli ultimi risparmi rimasti furono sufficienti a corrompere alcune guardie per evadere e guadagnare di nuovo la strada per Zuwarah. Oggi Daniel vive in un palazzo occupato alla periferia di Roma, con mamma e papà. E' arrivato a Lampedusa a fine luglio. Qui non c'è il deserto, non ci sono le sbarre di una galera, divise che strillano e voci che piangono in camerate di gente ammucchiata ore su ore. Daniel ha un anno e mezzo e saprà abituarsi. Gioca con una micro machine e ancora non sa quanto sia stato fortunato.
 
Una bambina della sua stessa età, 18 mesi, è morta intorno alla metà di agosto. Con lei se ne sono andati altri due bambini. La nave su cui viaggiavano con i genitori e altri migranti ha perso la rotta al largo della Libia ed è riuscita a rientrare al porto di Zuwarah, da dove era partita, solo dopo 5 giorni di navigazione, senza acqua né cibo. Tre dei 4 bambini a bordo non ce l'hanno fatto. I loro corpi sono stati lasciati in mezzo al mare. Così hanno deciso i genitori insieme agli altri passeggeri. Della loro storia si è saputo soltanto una settimana dopo, il 25 agosto, quando la coppia, della Sierra Leone, è arrivata a Lampedusa, imbarcandosi per una seconda volta. I genitori degli altri due bambini invece non se la sono sentita di tornare in mare dopo quello che è successo.  
 
Gabriele Del Grande 
Categoria: Bambini, Migranti
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