
Quello che è successo nel Canale di Sicilia durante il mese di agosto ha
tutti i caratteri della tragedia: 84 le vittime, tra cui 63 dispersi. Tra i
morti, anche 13 bambini, ma la loro scomparsa fa poco rumore. Forse se avessero
avuto la pelle bianca avrebbe fatto notizia anche molto meno. Forse avrebbe
fatto notizia anche solo il fatto che un neonato di 15 giorni l'anno scorso sia
riuscito a traversare il Sahara stretto al petto della madre e appeso al vigile
sguardo del padre, sopra un fuoristrada pick-up con altre 32 persone a bordo,
senza sosta, tra le dune, sotto il sole di giorno e nella morsa del gelo la
notte, per tre giorni.
Quel bambino si chiama Daniel, viene
dall'Eritrea. E' scappato insieme ai genitori, in fuga con un'intera
generazione da Asmara. Il presidente eritreo, Isaias Afwerki, salvo motivi di
salute, di studio o di maternità, obbliga per legge tutti i giovani (uomini e
donne) ad arruolarsi nell'esercito, per presidiare la frontiera e dissuadere
l´Etiopia da un eventuale attacco. I rapporti tra i due Stati non si sono mai
distesi dopo la guerra d´indipendenza del 1998, terminata nel 2000 col trattato
d'Algeri. Permangono disaccordi sulla demarcazione del confine, militarizzato
su entrambi i fronti. Ma l´Eritrea ha una popolazione di soli 4 milioni di
abitanti contro i 75 milioni del vicino e così ha chiamato alle armi un'intera
generazione, che vive da anni al confine, spesso dagli anni della guerra
d'indipendenza, nel 1998, in campi militari, senza sapere quando potrà tornare
a casa e ricominciare a vivere. Per questo sempre più giovani abbandonano il
Paese per rifiutare un servizio militare a tempo indeterminato. Nel solo mese
di luglio sono sbarcati in Italia 369 eritrei, di cui 44 donne e 21 bambini. Su
una di quelle navi c'erano Daniel e sua madre.

Non contento del primato nel deserto infatti Daniel ha fatto per due
volte la traversata del Canale di Sicilia dalla Libia. La prima nell'estate
2005, dopotutto aveva già 4 mesi. Il motore della nave però smise di girare a
metà tragitto. Fortunatamente l'imbarcazione, che intanto prendeva acqua, venne
avvistata da una nave della piattaforma petrolifera off shore del progetto
Western libyan gas dell'Eni, a Bahr Essalam, 110 km al largo della costa
libica. L'equipaggio volle caricare solo donne e bambini, mandando a dire agli
altri che potevano anche annegare, e scomparve all'orizzonte. Così Daniel si
risvegliò in braccio alla madre sul ponte della nave che li stava riportando in
Libia, mentre il padre che nel frattempo era riuscito a salvarsi con gli altri,
provava a spiegare alla polizia di Caltanissetta che gli operai di una
piattaforma in mezzo al Mediterraneo gli avevano sequestrato la moglie e il
figlio piccolo e che dovevano cercarli perchè se li portavano in Libia poteva
succedere loro di tutto. I timori di Manuel erano fondati. Mamma e bambino
vennero infatti arrestati appena sbarcati a Tripoli e quindi trasferiti nel
carcere di Kufrah, nel sud est del Paese, noto per le pessime condizioni di
detenzione e la frequenza di abusi e torture ai danni dei detenuti.
Fortunatamente gli ultimi risparmi rimasti furono sufficienti a corrompere
alcune guardie per evadere e guadagnare di nuovo la strada per Zuwarah. Oggi
Daniel vive in un palazzo occupato alla periferia di Roma, con mamma e papà. E'
arrivato a Lampedusa a fine luglio. Qui non c'è il deserto, non ci sono le
sbarre di una galera, divise che strillano e voci che piangono in camerate di
gente ammucchiata ore su ore. Daniel ha un anno e mezzo e saprà abituarsi.
Gioca con una micro machine e ancora non sa quanto sia stato fortunato.
Una
bambina della sua stessa età, 18 mesi, è morta intorno alla metà di agosto. Con
lei se ne sono andati altri due bambini. La nave su cui viaggiavano con i
genitori e altri migranti ha perso la rotta al largo della Libia ed è riuscita
a rientrare al porto di Zuwarah, da dove era partita, solo dopo 5 giorni di
navigazione, senza acqua né cibo. Tre dei 4 bambini a bordo non ce l'hanno
fatto. I loro corpi sono stati lasciati in mezzo al mare. Così hanno deciso i
genitori insieme agli altri passeggeri. Della loro storia si è saputo soltanto
una settimana dopo, il 25 agosto, quando la coppia, della Sierra Leone, è
arrivata a Lampedusa, imbarcandosi per una seconda volta. I genitori degli
altri due bambini invece non se la sono sentita di tornare in mare dopo quello
che è successo.