Una giornalista fa un esperimento insolito negli Usa: muoversi in città per un mese solo in bus
Quando si tratta di spostarsi, si sa, gli Stati Uniti sono una repubblica fondata
sulle quattro ruote. La benzina costa la metà rispetto all'Italia, le automobili
sono più grandi, anche la mamma che va a fare la spesa e porta i bambini a scuola
guida un gigantesco Suv, "perché mi piace sentirmi sicura quando sono al volante".
Le distanze tra casa, luogo di lavoro, ipermercato sono più estese. Le città,
insomma, sono costruite per l'uso dell'automobile, con ovvie conseguenze sul modello
di vita. E' un ritratto un po' stereotipato, se si vuole, ma come tutti gli stereotipi
prende spunto dalla realtà.
Di conseguenza, nella tipica città statunitense il trasporto pubblico ha un ruolo
diverso rispetto a quello che ha in quelle europee. Anche nelle metropoli: se
New York e Chicago hanno una estesa rete della metropolitana, Los Angeles si è
sviluppata secondo le esigenze delle automobili, con centinaia di chilometri di
autostrade.
La rete di trasporti pubblici è meno capillare, e inoltre è considerata come
un mezzo per poveri, immigrati, anziani. In pratica, chi può permettersi un'automobile
(che si può guidare già a 16 anni) in bus non ci va mai.
L'autrice di questo articolo ha cercato di dimostrare che avventurarsi in questo
mondo, per molti negli Usa ancora inesplorato, è possibile. Per un mese si è spostata
solo con i mezzi pubblici. Una scelta che, anche per l'aumento del costo della
benzina, sempre più americani stanno scoprendo: un recente studio ha mostrato
un incremento del 3 percento delle presenze sui mezzi pubblici. Questo è il racconto
della sua esperienza.
(a. u.)
di Christine Gardner*
Non erano passati venti minuti da quando l’impiegato della Amtrak ci disse che
il nostro treno sarebbe arrivato in ritardo di un’ora - “forse molto di più”.
Stavo per cedere. Ho pensato: “Potremmo afftittare un’auto e guidare a casa,”
e forse ho anche farfugliato un “nessuno lo dovrà venire a sapere”.
Avevo raggiunto il punto di rottura.
Io e mio marito Steve stavamo trascinando le nostre due figlie lungo un marciapiede
rovente costruito pericolosamente vicino ad una strada principale, calpestando
cocci di bottiglie di birra. Eravamo a Springfield, la capitale dell’Illinois,
ad appena settanta miglia dalla casa a Normal, ed era il nostro ventesimo giorno
senza auto.

Nel fondo dello stomaco potevo sentire che era l’inizio della fine.
Ma abbiamo continuato. Abbiamo continuato oltre la ragazza sporca di polvere
della strada, seduta a due tavoli di distanza da noi al McDonald’s. Abbiamo continuato
fino ad una fresca collina erbosa con vista sull’edificio sede del congresso.
Alla fine abbiamo continuato fino ad un hotel per la notte, dove abbiamo brindato
sul pavimento del bagno, con la nostra bambina di 2 anni che finalmente dormiva
in un letto e la sua sorellina piccola che pisolava in un box fornito dall’albergo.
Non è una buon inizio, potrai pensare: una casalinga di periferia rinuncia all’automobile
per un mese e ritorna dicendo che non si può fare. A che serve?
Sì, la lista è lunga: i costi del cibo sono esorbitanti, un problema per una
casa con un solo stipendio garantito. I trasporti pubblici sono difficili e caotici;
fare le ferie è costoso e, come avrete intuito, infernale.
Ma ce l’abbiamo fatta. Coperti di sporcizia, esausti e con i piedi doloranti,
siamo tornati a casa senza un’automobile. E improvvisamente, quest’esperienza
è sembrata un po’ più un’avventura e un po’ meno un fallimento.
Per iniziare: l’autobus “Verde 1” per il centro di Bloomington, 1 giugno, ore
8.10.
Il mio primo viaggio in autobus è andato benissimo..
Con la mia figlia più grande siamo andati al mercato dei contadini per comprare
quanta più verdura riuscissimo a infilare nei nostri zaini. Dopo la spesa, ho
lasciato libera Carolyn sul prato della piazza cittadina: in pochi minuti ha incontrato
Dana, anche lei di due anni, che sembrava altrettanto interessata a scalare un
cartello che segnava il centro della città.
Alla fine Dana risulta essere di Sara Freeman, un assistente professore di teatro
della Wesleyan University dell’Illinois, nonché un ex-abitante di Madison e Chicago,
e parte di una famiglia con una sola automobile. Troppo facile, ho pensato: è
il primo giorno e già incontro degli spiriti affini, automotivamente parlando.
C’è da dire che, Sara mi ha confessato in seguito, avere una sola automobile
non è un problema così grosso: a volte lei cammina, e suo marito va in bicicletta,
o condividono l’automobile, o arrivano ad un compromesso. Devono solo stare attenti
a chi sta usando l’automobile e quando, ma non è mai stato un problema.
Come altri abitanti delle città gemelle di Bloomington e Normal, Sara sa dove
sta la differenza: ci sono quelli che vivono nei quartieri vecchi, vicini al centro,
e quelli che vivono nelle case nuove, e spesso più lussuose, case ad est della
Vetran’s Parkway, l’arteria commerciale della città che porta al Wal-Mart e a
tutti i suoi amiconi grandi magazzini. Gli uni pensano, “Accidenti, devo andare
in Veteran’s”; gli altri pensano, “Grazie a dio non devo andare in centro”.

All’università si parla di sostenibilità, di come rendere consapevoli gli studenti
e il grande pubblico. Sara, incinta del suo secondo bambino, e che pensa che forse
la sua famiglia ha bisogno di un’altra automobile, ha detto di desiderare che
in questa zona ci sia abbastanza gente per rendere fattibile il programma di condivisione
delle automobili. In questo modo, ha detto, non ci sarebbe bisogno di comprare
una nuova automobile, e io non rimarrei bloccata durante una gita a Springfield.
Di strada: l’autobus "Rosa D" per il grande magazzino Meijer, 10 giugno, ore
8.58.
Dopo dieci giorni dall’inizio dell’esperimento, ero certa di una cosa: il passeggino
è l’oggetto più odiato nel mondo dei bus. Questo, per me, era reso molto più frustrante
dai miei maldestri tentativi di condurre il doppio passeggino extra lungo. E,
come se non bastasse, ho bisogno a volte del terribile ascensore per la sedia
a rotelle. Una mia amica con due bambini piccoli mi ha detto che non dovrei preoccuparmi:
“E’ la stessa cosa di una sedia a rotelle,” ha detto, e credo sia vero. E ha aggiunto,
“Avere bambini è come essere handicappati.”
Hmm.
Ma una corsa in autobus con dei bambini piccoli è un tentativo di sentirsi in
colpa, e un po’ impediti. Un mattino, mentre arrivava un autobus particolarmente
affollato, Steve ed io avevamo le due bambine e il passeggino e abbiamo chiesto
di usare l’ascensore: il conducente ha favorito, ma uno dei passeggeri ha avvisato
qualcuno al cellulare che avrebbe fatto tardi perché, “Una famiglia con dei bambini
sta salendo”, ha detto.
Mentre scendevo dall’autobus, il conducente ha detto al walkie talkie, “Suo marito
è qui, ma lei vuole usare l’ascensore.” Ecco cosa ho pensato che avrei dovuto
fare: e ora, per colpa mia, tutta questa gente sarebbe arrivata tardi al lavoro.
La domanda che sorgeva spontanea era, “Per chi sono i trasporti pubblici?” Uno
studio del 2003 sul sistema di trasporti locali ha mostrato che la maggior parte
delle persone che prende l’autobus non lo fa per scelta. Gente intervistata a
caso non si interessa molto dei trasporti pubblici, tranne per il fatto di non
volerne finanziare i miglioramenti.
Melanie Overen dell’azienda trasporti pubblici di Bloomington-Normal dice che
l’obiettivo principale è quello di consentire di muoversi a chi ne abbia bisogno,
anche se si fanno sforzi per convincere anche altri a utilizzare i mezzi. Però,
con poco traffico, parcheggi gratuiti, e una fobia che mi piace chiamare “Potrei
venire a contatto con dei poveri,” è una merce difficile da piazzare.
Ritornando al Rosa D, in un tentativo di velocizzare la procedura, mi sono adoperata
per sollevare il passeggino con una mano e la mia bambina cicciottina Penelope
con l’altra. Un tipo, uno dei tanti che si sono prestati a darmi una mano durante
l’esperimento, mi ha strappato di mano il marchingegno da 12 chili.

Stavamo andando al supermercato Meijer, nel Michigan il predecessore del Wal-Mart,
per quello che sarebbe stata l’ultima grande occasione di fare spese per questo
mese (principalmente perché è un gran casino). Nel futuro, mi sarei accontentata
di pagare $4,49 per una forma di burro al negozio del centro, $1,25 per una confezione
di panna acida al distributore, e $8,99 per una libbra di caffè al negozio di
gastronomia vegetariana: oggetti che, tutti insieme, mi sarebbero costati $6,70
al Wal-Mart.
Non è difficile, o sorprendente, vedere gente sull’autobus trasportare borse
di plastica del supermercato più popolare d’America. Quando guardo gli altri passeggeri,
vedo per lo più gente senza altra alternativa all’autobus e tento di non disturbarli,
né di urtarli col passeggino.
Come ho imparato a smettere di preoccuparmi e ad amare l’autobus: il Black Mazda
per Normal, Illinois, febbraio 2006.
Avevo molte speranze per Normal.
Lasciatemi iniziare dicendo di non aver mai sostenuto di essere un’ambientalista.
Mio padre, un ragazzo di campagna nato in Nebraska, raccoglie l’acqua piovana
per il suo orto e si dice che riutilizzi i filtri del caffè: queste però non sono
azioni altruistiche. Per quanto mi riguarda, sono cresciuta nell’area urbana di
Detroit, e ricordo vivamente le strade piene di rifiuti e la neve annerita dagli
scarichi. I poveri, e anche mio padre, raccoglievano lattine di birra e di bevande
per il deposito di 10 centesimi, ma ancora una volta, questo non lo si faceva
per l’ambiente.
Stranamente, ero anche esperta nell’esplorare le grandi zone extraurbane perché
passavo del tempo alla fattoria dei miei nonni: ciò che mi mancava era la comprensione
di ciò che sta nel mezzo.
Come sono finita a vivere in una zona di periferia? Economia: il mercato delle
case, il mercato del lavoro, i bambini, l’infanzia di periferia di mio marito,
la cattiva sorte.
Ho lasciato il mio posto di lavoro dopo la nascita del mio secondo bambino e
ha deciso di creare la mia versione privata della periferia: un posto sicuro e
comodo, da dove poter raggiungere il centro, il mercato, o la panetteria, a piedi.
Nel giardino del nostro ranch post-seconda guerra mondiale, di nemmeno 150 metri
quadri ma con due bagni, ci sono grossi alberi. Si trova ad un miglio dal centro
e, passeggiando, si possono raggiungere sei parchi. Sono in buoni rapporti con
i miei vicini, alcuni dei quali sono proprietari di case in questo quartiere.
Mary e Byron Benscoter comprarono la loro casa nel 1955 e hanno cresciuto tre
bambini qui. Me l’hanno detto all’inizio: questa strada era piena di bambini e,
a metà mattinata, le casalinghe erano di solito fuori a chiacchierare. Ad appena
pochi isolati di distanza, c’era un minimarket, una stazione petrolifera e un
ristorante. Le famiglie non avevano molti soldi, ha detto Mary, quindi non si
viaggiava molto e le mamme non portavano i bambini a fare questo e quello per
tutta la città.
Il quartiere, costruito su una vecchia fattoria che coltivava vegetali, è oggi
diverso. Ci sono famiglie più vecchie e più giovani, senza bambini. Ci sono pochissimi
bambini: sembra che molte delle famiglie preferiscano case più nuove, e il nostro
agente immobiliare, che ha cresciuto i suoi quattro bambini in questo quartiere,
ci ha avvertiti: loro preferiscono vivere ad est di Veteran’s Parkway.
Ancora quella strada.
Posso sedermi al parco giochi più vicino alla mia casa, attraverso il parcheggio
di una piscina, e guardo i furgoncini andare e venire per ore. Per quanto ne so,
sono l’unica mamma che passeggi fino a qui.
Istintivamente, credo che la gente guidi troppo, troppo lontano e in veicoli
troppo grandi: i numeri mi dicono che ho ragione. L’agenzia per la protezione
ambientale ha pubblicato un rapporto “Porca Miseria Guidiamo Troppo” in aprile,
che dice che gli Stati Uniti sono responsabili per un quarto delle emissioni globali
di gas-serra. Usando dati raccolti tra il 1994 e il 2004, dice che la popolarità
delle SUV e dei furgoncini sta aumentando, sta aumentando il numero di miglia
percorse e il numero di automobili. Il numero delle famiglie proprietarie più
di quattro veicoli ora è maggiore di quello delle famiglie senza automobile.

Vivo in un quartiere che un tempo era nella sua infanzia, ma che ora si è stabilizzato
in una sorta di mezza età. Con il mio abbonamento ai mezzi pubblici color verde
limone, giugno è divenuto il momento in cui sono tornata ad un tempo dimenticato,
d’accordo con la richiesta frequente del mio figlio di due anni: “Autobus? Certo,
prendiamo l’autobus.”
Il lento ed il curioso: camminare vicino al centro di Normal, 9 luglio, ore 7.30.
Nonostante l’autobus mi abbia portata in molti posti, e nonostante mi sia affidata
molto ad esso, ha una grosso problema: non c’è durante la domenica, anche detta
il giorno del Signore.
L’unica alternativa era camminare, che di solito non è una brutta alternativa,
se non si considera il calore oppressivo del luglio del Midwest. Quindi perché
non andare in chiesa?
Sono arrivato là con Penelope e potevo sentirmi addosso gli occhi curiosi dei
fedeli mentre parcheggiavo il passeggino sotto un albero. Vorrei che il mondo
non guardasse con pena un pedone e il suo bambino sudaticcio.
Il sermone del giorno era la storia di Gesù che perde la facoltà di fare miracoli
perché gli abitanti del villaggio non hanno fede ma recupera il suo tocco guaritore
dopo essere stato toccato da una fedele (non avevo mai immaginato che la chiesa
potesse essere così freudiana). Il prete ha anche nominato un condizionatore rotto.
Me ne sono andata via presto, quanto l’affamata Penelope ha iniziato a piangere,
e sono andata verso il centro, dove un festival di arte si svegliava per il suo
ultimo giorno. La giornata prometteva di essere afosa, così alle 9 del mattino
ho iniziato a bighellonare verso casa sulla Constitution Trail, una strada lunga
24 miglia e già trafficata di persone a correre e in bicicletta. Mi sono sentita
fortunata ad essere uscita così presto.
Era passata un’ora da quando ho lasciato la chiesa e, passando ancora là di fronte,
ho iniziato a dare da mangiare a Penelope in un parco giochi là vicino. Da una
panchina, ho guardato dozzine di automobili andarsene una ad una dal parcheggio
della chiesa, e alla fine, una coppia di anziani andarsene a piedi. Ho pensato,
“Almeno qualcun’altro ha capito.”
Il ritorno a casa: l’autobus "Rosso B" dal Target, 24 luglio, ore 10.35
Non c’è nulla di più imprevedibile del temperamento di un bambino di due anni.
Un giorno, è noiosamente dolce; il giorno dopo, si butta sul pavimento del Target,
con una leggerissima smorfia sul viso.
Ho fatto la maggior parte delle mie compere a basso costo al Target, perché i
principali negozi di frutta e verdura, includendo Wal-Mart, erano difficili da
raggiungere nonostante fossero situati a meno di un miglio l’uno dall’altro. I
viaggi per fare la spesa sono diventati un incubo, questo anche senza considerare
il mio fattore X di due anni.
Al ventiquattresimo giorno senza automobile, dopo che la novità dell’autobus
si era esurita, Carolyn è entrata in iperattività infantile: ha tirato per due
volte i capelli ad una donna seduta davanti a noi, è scappata da me dentro i grandi
magazzini. Alla fine, per disciplinarla, abbiamo perso l’autobus per Normal e,
quando siamo alla fine arrivati a Normal, abbiamo perso il nostro autobus per
casa.
Carloyn ha piangiucchiato per tutta la mattina e, questa volta, anche le mie
lacrime hanno iniziato a scendere. Disperata, ho chiamato Steve per venire a prendere
Carloyn, e l’ha fatto. Ho camminato fino a casa, con temperature che superavano
i 30 gradi e, mentre il dannato Arancio H mi superava, ho realizzato che, per
un viaggio da un’ora, ne avevo impiegate tre.
Questo è il problema dell’autobus: di solito è in orario, fa sempre la stessa
strada. Quindi come mai la nostra esperienza è diversa ogni volta che lo prendiamo?
Se guidassi venti volte al supermercato lungo venti strade differenti, ogni viaggio
sarebbe quasi uguale agli altri.
Il ritorno a Normal.
Da quel viaggio a Springfield è iniziato il lento declino di ogni interesse che
potessi avere ad uscire di casa. Prima del viaggio, avevo preso l’autobus ventisette
volte; dopo l’ho preso solo tredici volte e mai più con il passeggino. Abbiamo
iniziato a passare più tempo al parco locale e nella piscina per bambini nel nostro
giardino.
All’inizio, non guidare non mi è sembrato scomodo perché comunque preferisco
camminare, se non vado troppo lontano. L’ambiente non c’entra nulla: è solo che
mi piace l’idea di vivere semplicemente, specialmente da quando ho le bambine.
Posso già sentire qualcuno di voi dire, “Ma taci, tu e tuoi bambini.” E io rispondo,
parliamone ancora un po’, di questi bambini: bambini e sicurezza sono i due argomenti
di cui sempre si parla al parco giochi.
Mese dopo mese, la rivista Parents implora le mamme di stare attente ai pericoli:
germi, ciucciotti, nutrizione dal biberon, culle, seggiolini in macchina, sindrome
da morte improvvisa del lattante. E questo è solo un estratto del numero di agosto.
Ma nulla è più pericoloso che creare un mondo inospitale per i nostri bambini:
se il sacrificio può sembrare l’unica scelta possibile per la mamma amica dell’ambiente,
non dev’essere necessariamente così. Se le donne cambiassero il modo in cui pensiamo
oggi la maternità, scegliendo quartieri con strutture pedonali vicini ai negozi
locali, la vita potrebbe essere più semplice. Le donne avrebbero compagnia, forse
anche alla porta accanto, e le partite di softball potrebbero tornare as essere
qualcosa che i bambini del vicinato organizzano tra di loro.
Quando la mia famiglia è tornata a Normal dopo il fiasco di Springfiels, ci siamo
riposati; quella sera, Steve ed io abbiamo camminato fino al centro per vedere
Una verità scomoda.
Che titolo azzeccato.
Nessuno vorrebbe sacrificare Wal-Mart per fare la spesa in centro. O le loro
attrezzature da gioco nel giardino per il parco giochi. O i loro SUV per fare
qualsiasi cosa.
Ma ci si può guadagnare molto
E’ agosto ora, e la mia famiglia ha concordato sulla prova più realistica di
utilizzare una sola automobile. Se questo dovesse funzionare, potremmo renderlo
permanente, utilizzando i proventi della vendita dell’altra automobile per finanziare
una bicicletta.
E’ una decisione che stiamo facendo con il futuro in mente. Dopo tutto, sto veramente
tentando di evitare che Carolyn cada dalle giostre: non dovrei forse fare tutto
il possibile per tenerla al sicuro nel lungo termine? Non sarà sempre comodo,
ma non è per questo che siamo qui.