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L'infezione in Darfur. In Sudan, il numero di nuovi pazienti con il colera nel nord del Paese si sta
riducento, come pure la mortalità (i morti fra le persone
infettate). Ma le speranze risposte in questi numeri vengono smorzate
dalle notizie provenienti dal Darfur: nelle ultime due settimane,
infatti, il germe responsabile dell’infezione (un vibrione, vibrio
choleare), ha colpito anche nell’ovest e nord Darfur. L’Organizzazione
non governativa Medici senza frontiere (Msf) riporta otto vittime, a Mornay
(Darfur occidentale): una di queste era un bambino di cinque anni.
Mornay, riferisce l’Ong, fino al 2003 era un villaggio con 5mila
abitanti, ma oggi ospita 75mila persone fuggite dalla violenza. “Per
oltre due anni le persone si sono ammassate in ripari improvvisati”,
continua Msf. “L’affollamento e la mancanza di latrine, di un sistema
di smaltimento dei rifiuti e il drenaggio inadeguato delle acque
contribuiscono a rendere gli sfollati particolarmente vulnerabili alle
malattie intestinali”.
Migliaia di morti. L’Oms
sottolinea la necessità, di fronte a
questi nuovi casi in Darfur, di interventi di prevenzione e salute
pubblica per prevenire nuovi morti, morti evitabili. La mortalità
causata dal colera è infatti all’un percento nei casi gravi ma ben
curati, ma può arrivare al 50 percento in situazioni di crisi
umanitaria, con sovraffollamento, accesso limitato alle strutture
sanitarie e gestione precaria dell’ambiente. In questi casi, senza
trattamento, una persona su due rischia di morire per una malattia di
per sé guaribile in 99 casi su 100. E in Africa, quest'anno, le vittime del colera
sono state migliaia: nel sud del Sudan fra
fine gennaio e inizio maggio sono stati registrati oltre 13.800 casi e
516 morti, mentre per l'epidemia di quest'anno in Angola, forse la peggiore
degli ultimi anni in Africa, l'ultimo resoconto dell'Oms di
fine giugno riportava oltre 46.700 persone infettate e quasi 1.900
morti.
Allarme a Monrovia. Anche la Liberia si sta confrontando con l’infezione intestinale. Il
colera è una malattia sempre presente nel Paese, con epidemie
ricorrenti durante la stagione delle piogge. Epidemie facilitate dalla
mancanza di accesso all’acqua potabile e dalle condizioni igieniche
scadenti in cui vive la popolazione. In questi giorni è stato però
segnalato da Msf un aumento improvviso di casi di colera a Monrovia,
provenienti da diverse aree della capitale liberiana: “La settimana
scorsa abbiamo ammesso 125 casi gravi al centro per il trattamento del
colera, rispetto ai 46 della settimana precedente” racconta Tom Quinn.
“Nonostante i recenti miglioramenti nelle forniture di acqua ad alcune
aree della città, la grande maggioranza della popolazione ha un accesso
estremamente limitato all’acqua potabile. Tutto questo, sommato alla
spaventosa situazione sanitaria in città, non fa che accrescere la
preoccupazione riguardo alla possibilità che il numero di casi di
colera aumenti ancora quest’anno”.
Valeria Confalonieri