28/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Nelle prigioni nigeriane, troppi detenuti in attesa di un processo che non arriva mai
scritto per noi da
Angela Zanella 
 
In Nigeria ci sono quasi 40.500 persone in carcere, su una popolazione di circa 131,8 milioni. In Italia i detenuti sono di più, in percentuale: quasi 61.300 persone su una popolazione di 56,3 milioni. Il governo nigeriano, all'inizio del 2006, ha annunciato l'ennesimo avvio di un Programma di Decongestionamento delle Prigioni: entro la fine dell'anno, saranno rilasciati 10.000 detenuti. Il progetto è diventato attivo in questi giorni, ma il vero problema delle carceri della Nigeria non è il sovraffolamento.
 
una cella di un carcere nigerianoReverendo Williams. Le prigioni nigeriane sono tristemente famose in tutto il mondo, e il numero dei detenuti è forse il male minore, nonostante si possa arrivare, soprattutto in passato, a incastrare anche 59 persone in una cella predisposta a ospitarne 15, come è successo al reverendo Solomon Olumuyiwa Kayode Williams. Williams oggi ha 52 anni e da 18 è direttore generale di una Ong, la Prison Rehabilitation Mission International (Premi), in passato, però, in prigione c'è stato davvero, per 10 anni, dai 16 ai 26. Si era da poco avvicinato a un gruppo di giovani che lo avevano colpito per l'aspetto curato e distinto, diverso da quello dei suoi coetanei, ma che in realtà erano banditi. Quando la madre l'aveva saputo aveva avvisato la polizia, forse non sapendo che in Nigeria si rischia la pena capitale per una rapina a mano armata. La famiglia di Williams gli è stata vicina e alla fine lui se l'è cavata con 10 anni, in cui ha imparato a conoscere bene le prigioni del suo paese. Quando è uscito, ha vissuto su di sé le difficoltà del reinserimento nella società, la diffidenza, il distacco. Per questo ha fondato la sua Ong, che ha giocato un ruolo importante nel progetto di riforma del sistema carcerario avviato quest'anno, in collaborazione con il Nigeria Prison Service, il ministero degli Interni nigeriano e l'Ufficio delle Nazioni unite contro la droga e il crimine (Unodc).
 
Vita carceraria. Prima di tutto, è stata formata una commissione che ha visitato tutte le prigioni federali, una ad una, documentando anche l'esperienza di alcuni detenuti. Il presidente Olusegun Obasanjo non ha bisogno di leggere i rapporti della commissione per sapere come stanno le cose: ha trascorso lui stesso tre anni in prigione. Durante la dittatura del leader Sani Abacha (1993-1998) Obasanjo aveva criticato il regime di violare i diritti umani dei nigeriani, ed era finito in carcere accusato di voler organizzare un golpe. E’ stato liberato solo dopo la morte di Abacha, nel 1998. Obasanjo sa dello sporco, dei servizi igienici introvabili, della mancanza di letti e materassi, della scarsità del cibo (in quantità e qualità); sa quanto è alto il rischio di ammalarsi, e morire, in carcere, soprattutto di tubercolosi. Sa della violenza e della corruzione dei poliziotti e dei "provocatori", il cui nome è un ossimoro perchè il loro compito è evitare disordini: in cambio le guardie li dotano di pistole e possono abusare a piacimento degli altri prigionieri. L'aspetto più sconcertante, però, è un altro: almeno 25.000 detenuti, circa il 65 percento della popolazione carceraria, è in attesa di giudizio, con tempi che oscillano in media tra i cinque e i dieci anni. Su di loro non grava nessuna condanna e, spesso, nessuna accusa: sono centinaia coloro che potrebbero non subire mai nessun processo, perchè la polizia ha perso i loro dossier. L'Italia, da parte sua, detiente il record europeo in materia di custodia cautelare, sia per numero di detenuti (20.442, secondo i dati più recenti) sia in percentuale, pari al 16 percento del totale.
 
La Nigeria sulla mappa del continente africanoLa riforma. In gennaio il governo nigeriano ha annunciato l'avvio di un Progetto di decongestione delle prigioni che prevede il rilascio, entro la fine dell’anno, di 10.000 detenuti, in carcere per reati minori e in attesa di processo da un periodo compreso tra i tre e i dieci anni. Ora il progetto è diventato operativo e i primi carcerati sono stati liberati. Per altri 15.000, invece, la faccenda è più complicata perchè, come spiega Bayo Ojo, ministro della Giustizia, molti di loro sono accusati di rapina a mano armata, un reato molto grave in Nigeria. Il progetto prevede che chi viene rilasciato venga ospitato per due anni in una delle sei “case di transizione” che verranno costruite, dove dovrà seguire un percorso di riabilitazione e imparare un mestiere, prima di potersi considerare libero a tutti gli effetti. Il reverendo Williams è soddisfatto, ma non nasconde che non basta per risolvere il problema: uno dei fattori fondamentali, secondo la sua opinione, è formare in modo diverso il personale carcerario, insegnando a trattare i detenuti come essere umani. E insiste sull’assitenza dopo il rilascio, perchè un ex carcerato non ha un posto dove andare, la società e anche la sua famiglia spesso lo rifiutano, e se non gli si offre una possibilità di cambiare, finisce per commettere un nuovo reato e tornare in prigione. Occorre dunque pianificare bene l’operazione e predisporre le diverse strutture: per poter gestire al meglio la situazione il rilascio sarà scaglionato. Il progetto è ambizioso e i fondi sono stati raccolti tra diversi partner: l’8 agosto è stato organizzato nella sede locale delle Nazioni unite di Abuja, la capitale, un evento di sensibilizzazione verso l’iniziativa, e il 24 agosto i fondi raccolti sono confluiti nell’International Conference Centre della capitale, una società statale che si occupa di finanziare progetti: si parla di almeno 50 milioni di dollari. In Nigeria, però, serve soprattutto una riforma del sistema giudiziario, occorre renderlo più veloce e attivo, evitando le investigazioni senza fine, usate come motivo per trattenere in carcere presunti colpevoli, ma anche possibili innocenti. I magistrati dovrebbero essere competenti e onesti, ma la corruzione è radicata. Il 26 agosto a Port Harcourt, nel sud del paese, si è svolta la Conferenza annuale dell’ordine degli avvocati nigeriani, i quali hanno chiesto al governo delle riforme, in particolare riguardo ai magistrati, perchè ritengono che rimandare troppo a lungo un processo sia anticostituzionale, così come far tornare in carcere l’accusato perché non si conosce la giurisdizione relativa al reato in causa. Acuni carcerati vengono tenuti in prigione per estorcere denaro a loro o alla propria famiglia, e altri finiscono dimenticati in una cella troppo affollata, ad aspettare.
Categoria: Diritti, Popoli
Luogo: Nigeria