28/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Haiti, la crisi ambientale a un punto di non ritorno
Scritto per noi da
Milena Nebbia
 
 
La tempesta tropicale catalogata con il nome Ernesto è arrivata a Haiti e ha già causato una vittima. In queste ore l'uragano si dirige verso Cuba e la Florida.
Interi villaggi spazzati via, vallate trasformate in laghi: una tragedia che si ripete, puntuale come i temporali tropicali di questa stagione, perché ormai ogni grande pioggia che bagna Haiti manda pezzi di montagna a franare nei fiumi, sulle strade, nel mare. E non c’è bisogno che le piogge si chiamino Georges o Gordon, per citare gli uragani più devastanti degli ultimi anni. In altre parole: non c'è nulla di nuovo nella tragedia di Haiti, ma è proprio questa la tragedia. 
 
Le foreste bruciano a Haiti (foto Peacereporter)Le piogge. Quelle degli ultimi dieci giorni sono cadute su un terreno già dissestato: è questo il disastro.
I danni causati sono così devastanti perché negli ultimi decenni Haiti, la nazione più povera del continente americano, è stata soggetta a una massiccia deforestazione: oltre il 90 percento degli alberi è stato tagliato, soprattutto per farne carbone, rendendo il terreno molto più vulnerabile.
La deforestazione è figlia della povertà: gli alberi sono tagliati per fare spazio a un po' di allevamento, un po' di agricoltura di sussistenza, ma soprattutto per usare il legno come combustibile - semplice e soprattutto trasformato in carbone vegetale. Le statistiche delle Nazioni Unite dicono che il 70 percento degli haitiani usa carbone vegetale per scaldarsi e cucinare, mentre nella vicina Repubblica Dominicana l'uso del carbone vegetale è stato vietato ormai da alcuni anni e il governo ha sovvenzionato il costo delle bombole di gas da cucina.
 
Le foreste lasciano spazio alle abitazioni. Le montagne sono soggette a smottamenti soprattutto nel periodo delle forti piogge (foto PeaceReporter)Una crisi senza fine. Alcuni esperti sostengono che la crisi ambientale di Haiti sia arrivata a un punto di non ritorno, ma qualche segnale di speranza ci può essere ancora se è giunto alla seconda edizione il “Festival de la Rivière” che si tiene ai primi di agosto in località Cavaillon e che quest’anno si intitolava “Il fiume Cavaillon, un patrimonio da salvaguardare”. Si tratta di un’iniziativa nata dalla volontà dei giovani del luogo che ogni estate cercavano di animare le sponde del fiume organizzando giri in barca, concerti e spettacoli improvvisati, ma che con l’aiuto dell’Associazione Universitari di Cavaillon di Haiti (AEUCAH) ha assunto le connotazioni di un vero e proprio festival acquistando anche una certa risonanza a livello nazionale.
 
Territorio di Cavaillon, HaitiLe possibilità per il futuro. Il territorio di Cavaillon rappresenta un ricco patrimonio naturale grazie alla presenza del fiume che offre delle potenzialità particolari: chilometri di spiaggia facilmente raggiungibili dalla strada che consentono lo sviluppo di ecoturismo, una parola che sembrerebbe fuori luogo in un paese che lotta ogni giorno per soddisfare le esigenze primarie, ma di cui questi giovani invece hanno saputo comprendere il valore. Le giornate del Festival prevedevano un programma variegato: proiezione di film, stand gastronomici, esposizioni artistiche sul tema del fiume e del suo territorio, attività sportive, musica, naturalmente, e, per finire, l’immancabile elezione della miss di turno.
 
Categoria: Ambiente, Economia
Luogo: Haiti