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Ricostruzione. Alcuni donatori stranieri, oltre a
sostenere le spese per i rimborsi dati da Hezbollah alla popolazione, si sono
direttamente offerti di ricostruire le zone più colpite. Paesi come il Qatar,
che si accollerà le spese per ricostruire i villaggi, distrutti per oltre il 60
percento, di Bint Jbeil e Khiam. O privati, come una compagnia saudita che si
è
proposta per la ricostruzione della zona di Haret Hraik, a sud di Beirut. Gli
esponenti del governo libanese promettono che il Paese sarà ricostruito in
fretta e “meglio di come era prima”, ma la misura della distruzione rende
difficile l’ottimismo. Secondo i dati del Higher Relief Council, Hrc, i danni
alle strutture in un mese di bombardamenti comprendono 15 mila case distrutte,
900 tra fabbriche e attività commerciali, 630 strade, 77 ponti, 25 stazioni di
rifornimento e 31 centrali elettriche. Un’apocalisse infrastrutturale che
costerà tra i tre e i quindici milioni di dollari. Nabil Jisr, a capo del
consiglio del governo libanese per lo Sviluppo e la Ricostruzione, prevede che
per la seconda metà di ottobre l’emergenza umanitaria dovrebbe essere
stabilizzata, ma per la ricostruzione ci vorrà molto più tempo. Bisognerà per
prima cosa riportare l’energia, ma “altre due precedenze sono quelle per la
ricostruzione dell’aeroporto e dei porti: la prima è una questione psicologica,
mentre il ripristino dei porti servirà a far ripartire l’economia”. Le autorità
libanesi considerano anche un'altra priorità per la percezione della gente: la
riapertura delle scuole, che è stata fissata per il 9 ottobre. Forse gli alunni
dovranno accontentarsi di studiare in edifici prefabbricati, ma l’importante è
che si ritorni al più presto a una vita quasi normale.
Cluster bombs. Le bombe a grappolo sono particolarmente
insidiose per via dei frammenti esplosivi che disseminano sul terreno. I
bombardamenti israeliani, in un mese, hanno sparso questo tipo di ordigni in
tutto il Libano: vicino alle case, sulle strade, nei giardini. Minacciando la
vita dei superstiti impegnati nella rimozione delle macerie e anche quella dei
bambini che tentano di rimpossessarsi degli spazi per giocare. Sono già 11 le
persone che hanno perso la vita e 43 quelle rimaste ferite a causa delle bombe
a grappolo dalla fine dei combattimenti. Dayla Ferran, portavoce del Mine
Action Coordination Center delle Nazioni Unite, sostiene che fino ad ora le
aree in cui sono stati scoperti frammenti inesplosi di cluster bombs nel sud
del Libano sono 285, “ma ne scopriamo continuamente di nuove –aggiunge – circa
trenta ogni giorno”. Amnesty international ha accusato Israele di aver commesso
crimini di guerra in Libano e di aver colpito volontariamente aree civili e
infrastrutture. Secondo il New York Times , persino il Dipartimento di Stato
degli Stati Uniti starebbe indagando per verificare se Israele abbia violato
gli accordi segreti sull’uso delle armi che gli stessi Usa hanno venduto loro.
Sono condizioni che limitano le situazioni in cui è lecito o meno impiegare
determinate munizioni. Washington ha anche sospeso la spedizione verso Israele
di un altro carico di armi, razzi M26, a grappolo ovviamente. Secondo la
convenzione di Ginevra, le cluster bombs sono armi legali, a condizione che
vengano usate contro nemici combattenti. Sono illegali se sparate contro aree
civili. Oltre agli ordigni inesplosi dell’ultimo conflitto, gli sminatori delle
Nazioni Unite nel sud del Libano devono anche bonificare i campi minati che
Israele ha lasciato nel 2000 al termine dell’occupazione e quelli posti da
Hezbollah per contrastare l’invasione israeliana.Naoki Tomasini