29/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Aumentano i casi di avvocati uccisi per aver difeso i diritti delle donne irachene
La difesa legale dei diritti delle donne in Iraq sta diventando un mestiere sempre più rischioso.  
 
Donne sciite durante una processione religiosaBattaglie legali. È l’allarme lanciato dall’Associazione dei Legali Iracheni, Ila, secondo cui sono 38 gli avvocati che sono stati assassinati, dallo scorso ottobre, per aver intrapreso cause in qualche modo contrarie all’islam. Almeno 120 quelli che, da gennaio a oggi, hanno lasciato l’Iraq per rifarsi una vita all’estero. Uno di quelli che non era fuggito si chiamava Salah Abdel Kader, avvocato di Baghdad noto per le sue battaglie legali su casi di delitti d’onore. Kader è stato ucciso il 29 luglio scorso da un colpo di pistola nel suo ufficio. Vicino al corpo, un biglietto lasciato dai suoi assassini che diceva: “questo è il prezzo che pagano coloro che non seguono le leggi islamiche e difendono ciò che è vergognoso e sporco”. Un altro caso è stato quello di Ali Al Nassiri, un avvocato specializzato in cause di divorzio, ucciso a giugno da una bomba di fronte alla sua abitazione a Baghdad. Al Nassiri aveva vinto quattro cause per attribuire a quattro donne irachene la custodia dei figli –mentre in genere la legge islamica la concede ai padri – ed era stato minacciato dalle famiglie degli ex mariti.  
 
"Benvenuta nella repubbilca islamica dell'Iraq Segretario Rice" . "Eccole il suo burqa"Donne e Shari’ah. “Le donne irachene sono in grado di raggiungere i propri obiettivi e di ricostruire le proprie vite” diceva in occasione dell’8 marzo il ministro per gli affari Femminili Azhar Abdul Karim Shaikhly, “tuttavia –aggiungeva - sono costrette a vivere costantemente nella paura, sotto la minaccia di assassini e del terrorismo”. Dalla caduta del regime di Saddam Hussein, nel 2003, le donne irachene hanno compiuto alcuni passi in avanti nella loro emancipazione, ad esempio sono state ammesse in parlamento come deputate. Allo stesso tempo però, sono sempre più spesso vittime della guerra per islamizzare la società irachena, che sotto Saddam era tra le più laiche in Medio Oriente. Una lotta senza quartiere, o meglio, quartiere per quartiere, che ha visto oltre duemila irachene rapite, che ne ha costrette migliaia di altre a modificare i propri costumi, per adeguarsi alla visione dei religiosi ed evitare di cadere nelle mani delle squadre della morte della polizia o delle milizie sciite, legate a doppio filo con il progetto sociale dell’islam sciita all'iraniana.  
 
Preghiera alla moschea di Samarra, la cui distruzione ha avviato le violenze settarieDiritti e tradizione. “Non e' sufficiente avere donne che siedono in parlamento –spiega l’avvocatessa Zahra Abbas, che da anni difende nei tribunali iracheni i diritti delle donne - Alcune di esse sono vestite di nero con il chador che le copre dalla testa ai piedi e sono incapaci di chiedere una vera emancipazione femminile, di combattere l'estremismo religioso, che vorrebbe far ripiombare la donna indietro di secoli”. L’uguaglianza dei diritti femminili è più che altro un esercizio di retorica per la classe politica irachena, ma l’esistenza di una costituzione permette di lottare anche nei tribunali per il riconoscimento dei diritti che la violenza e l’intolleranza vorrebbero negare loro. Come Zahra Abbas, sono diversi gli avvocati che hanno deciso di mettere a repentaglio le proprie vite difendendo casi scomodi, come divorzi, delitti d’onore, contese per la custodia dei figli o eredità, casi in cui la legge secolare si scontra con la tradizione islamica. “La maggior parte degli avvocati oggi è spaventata da casi di questo tipo –spiega Safa’a Farouk, avvocato e portavoce dell’Associazione dei Legali Iracheni – devono valutare quando potranno condizionare la propria sicurezza”. Così sempre più avvocati rifiutano di difendere i diritti delle donne o di affrontare casi in cui si contesti l’interpretazione della legge islamica, questo fa sì che ci sia sempre meno giustizia per le fasce più deboli della società.
 

Naoki Tomasini

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