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Battaglie legali. È l’allarme lanciato dall’Associazione
dei Legali Iracheni, Ila, secondo cui sono 38 gli avvocati che sono
stati assassinati, dallo scorso ottobre, per aver intrapreso cause in
qualche modo contrarie all’islam. Almeno 120 quelli che, da gennaio a
oggi, hanno lasciato l’Iraq per rifarsi una vita all’estero.
Donne e Shari’ah. “Le donne irachene sono in grado di
raggiungere i propri obiettivi e di ricostruire le proprie vite” diceva
in occasione dell’8 marzo il ministro per gli affari Femminili Azhar
Abdul Karim Shaikhly, “tuttavia –aggiungeva - sono costrette a vivere
costantemente nella paura, sotto la minaccia di assassini e del
terrorismo”. Dalla caduta del regime di Saddam Hussein, nel 2003, le
donne irachene hanno compiuto alcuni passi in avanti nella loro
emancipazione, ad esempio sono state ammesse in parlamento come
deputate. Allo stesso tempo però, sono sempre più spesso vittime della
guerra per islamizzare la società irachena, che sotto Saddam era tra le
più laiche in Medio Oriente. Una lotta senza quartiere, o meglio,
quartiere per quartiere, che ha visto oltre duemila irachene
rapite, che ne ha costrette migliaia di altre a modificare i propri
costumi, per adeguarsi alla visione dei religiosi ed evitare di cadere
nelle mani delle squadre della morte della polizia o delle milizie
sciite, legate a doppio filo con il progetto sociale dell’islam sciita
all'iraniana.
Diritti e tradizione. “Non e' sufficiente avere donne che
siedono in parlamento –spiega l’avvocatessa Zahra Abbas, che da anni
difende nei tribunali iracheni i diritti delle donne - Alcune di esse
sono vestite di nero con il chador che le copre dalla testa ai piedi e
sono incapaci di chiedere una vera emancipazione femminile, di
combattere l'estremismo religioso, che vorrebbe far ripiombare la donna
indietro di secoli”. L’uguaglianza dei diritti femminili è più che
altro un esercizio di retorica per la classe politica irachena, ma
l’esistenza di una costituzione permette di lottare anche nei
tribunali per il riconoscimento dei diritti che la violenza e
l’intolleranza vorrebbero negare loro.
Come Zahra Abbas, sono diversi gli avvocati che hanno deciso di mettere
a repentaglio le proprie vite difendendo casi scomodi, come divorzi, delitti
d’onore, contese per la custodia dei figli o eredità, casi in cui la legge
secolare si scontra con la tradizione islamica. “La maggior parte degli
avvocati oggi è spaventata da casi di questo tipo –spiega Safa’a Farouk,
avvocato e portavoce dell’Associazione dei Legali Iracheni – devono valutare
quando potranno condizionare la propria sicurezza”. Così sempre più avvocati
rifiutano di difendere i diritti delle donne o di affrontare casi in cui si
contesti l’interpretazione della legge islamica, questo fa sì che ci sia sempre
meno giustizia per le fasce più deboli della società. Naoki Tomasini