25/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



In un anno, 80 reclutatori Usa puniti per molestie sessuali su potenziali reclute donne
Oltre 80 reclutatori delle forze armate statunitensi sono stati puniti per cattiva condotta nel 2005, in relazione a episodi di molestie sessuali o veri e propri stupri, che hanno coinvolto oltre 100 giovani ragazze interessate ad arruolarsi. Lo ha scoperto l’Associated Press, con un’inchiesta durata sei mesi.
 
I dati. I numeri forniti dal dipartimento della Difesa parlano di almeno 35 reclutatori dell’Esercito, 18 del corpo dei Marines, 18 della Marina e 12 dell’Aeronautica trovati colpevoli e puniti con sanzioni amministrative, che vanno dalla sospensione dello stipendio al declassamento. Le vittime sono prevalentemente ragazze dai 16 ai 18 anni, con un interesse più o meno serio a vestire l’uniforme. Gli episodi di molestie o violenza sono avvenuti quasi tutti nei centri di reclutamento, negli appartamenti dei reclutatori o nelle loro automobili. In totale, dal 1996 l’Esercito – quasi metà delle forze armate – conta 722 reclutatori accusati di stupro e di cattiva condotta sessuale.
 
I ricatti. Alcune vittime hanno denunciato ricatti espliciti da parte dei reclutatori. “Se vuoi far parte dei Marines, devi fare sesso con me”, avrebbe detto a una ragazza 17enne, allora vergine, uno dei reclutatori puniti. “Mi ha fatto qualunque cosa volesse. La gente in uniforme una volta mi dava sicurezza. Ora mi innervosisce”, ha detto un’altra 17enne. Altri episodi riguardano molestie seguite a un primo contatto tra il reclutatore e la ragazza interessata ad arruolarsi. In alcuni casi, molestatore e vittima erano già usciti insieme, e molti dei puniti hanno citato questa attenuante. Ma un ex reclutatore dei Marines, Ethan Walzer, non crede che questa possa essere una giustificazione. “Chiunque dica che ‘era consensuale’ è un bugiardo. I reclutatori hanno tutto il potere in mano, in queste situazioni”.
 
Le disposizioni. Le regole, d’altronde, parlano chiaro: ai reclutatori è proibito andare a letto con le potenziali reclute. Ma la crescita degli episodi di molestie è in linea con l’aumento dei casi di cattiva condotta generale da parte dei reclutatori, saliti da 400 nel 2004 a 630 nel 2005. Un portavoce del Pentagono ha affermato che il dipartimento alla Difesa sta affrontando la questione “in modo molto serio”, anche se un altro portavoce dell’Esercito mette in guardia dal fare di tutta l’erba un fascio. “Avere 53 casi in un anno, sebbene siano 53 casi in più di quanto vorremmo, non può essere indicativo se si pensa che abbiamo 8.000 reclutatori”, ha detto.
 
Più informazioni. Ma il problema esiste, e non può che essere in crescita anche perché i reclutatori, con la legge “No Child Left Behind”, hanno accesso alla lista di tutti gli studenti delle scuole pubbliche, spesso compresa di numero del telefonino, indirizzo e-mail e altre informazioni personali. Per non comparire su queste liste bisogna fare una richiesta di cui non tutte le famiglie sono a conoscenza. E gli istituti non possono rifiutarsi di fornire gli elenchi, pena la cancellazione dei finanziamenti federali. In uno dei casi scoperti dai vertici militari, un reclutatore sceglieva le vittime dei suoi ricatti a sfondo sessuale proprio grazie alle liste fornite dalle scuole, puntando sulle ragazze senza padre e delle famiglie più povere.
 
Che fare? Un rimedio potrebbe essere l’istituzione di una politica chiamata “No one alone”, nessuno da solo, come fatto dalla Guardia Nazionale dell’Indiana dopo una serie di casi simili qualche anno fa. Dal 2005, per i suoi reclutatori è proibito trovarsi da soli in un luogo chiuso con una potenziale recluta donna. Se vengono scoperti, rischiano subito un procedimento disciplinare. Un anno dopo l’entrata in vigore di queste disposizioni, i vertici della Guardia sostengono di aver notato una diminuzione drastica dei casi di molestie. 

Alessandro Ursic

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