La Siria accoglie ogni anno migliaia di pellegrini iraniani in visita ai santuari
Scritto per noi da
Ilaria Addeo
Gli sciiti in Siria sono solo una piccola minoranza, il 70
percento della popolazione è di religione sunnita. Tuttavia, il paese
ospita
due importanti santuari sciiti: la moschea Sayyida Ruqayya, una santa
sciita,
figlia del martire Hussein di Kerbala, situata all’interno della città
vecchia
di Damasco e la moschea Sayyida Zainab, appena a 10 chilometri dalla
capitale, considerata una
delle moschee più importanti per gli sciiti. Zainab è infatti la nipote
del
Profeta Mohammad. Il mese prossimo è la Ashura, l’anniversario della
morte di
Hussein ed è giorno di lutto e di osservanza religiosa per gli sciiti:
a
Damasco sono attesi migliaia di pellegrini. Ma le due moschee sono
visitate da
centinaia di persone ogni giorno.
Turismo religioso.
Gli sciiti non si differenziano molto dai sunniti. I 'cinque pilastri'
(professione di fede, preghiera, elemosina, digiuno e pellegrinaggio)
sono ugualmente riconosciuti come
“obblighi di fede”. La preghiera, in persiano "namaaz", viene
praticata cinque volte al giorno come per i sunniti. Il modo in cui
viene effettuata
è però diverso, gli sciiti sono soliti pregare toccando con la fronte
su una
pietra (hağra) che pongono davanti alle ginocchia. 2700 iraniani ogni
settimana
si recano in Siria
per quello che viene definito
turismo religioso, come precisa Sabah, la
guida irachena che ho incontrato un pomeriggio mentre accompagnava i gruppi di
pellegrini iraniani. Mi spiega: “Vengono qui a Damasco in visita alle due
moschee e non in pellegrinaggio (hajj) che invece si fa alla Mecca, come per
tutti i musulmani. Vengono per motivi religiosi, ma
nello stesso tempo per vacanza, cercano anche un po’ di pausa dalla vita
quotidiana”. Fino al 1980 erano
soliti andare in Iraq, dove ci sono le tombe di 6 dei dodici imam in cui
credono gli sciiti. Ma in seguito agli eventi
drammatici che stanno attraversando l’Iraq gli iraniani preferiscono altre
mete. Partono dall’Iran in aereo. Agenzie di viaggio iraniane offrono pacchetti
completi per una intera settimana a 350 dollari, comprensivo di viaggio aereo,
alloggio in hotel e visto di ingresso in Siria. Arrivano in aereo il sabato a
Damasco e ripartono il sabato successivo. Hanno un programma ben stabilito che
prevede la visita ad alcuni luoghi sacri per gli sciiti, nonché i classici
luoghi turistici di Damasco. Ben quattro volte durante la settimana, al mattino
presto visitano la moschea di Sayyida Zainab. Il programma prevede inoltre la
visita alla tomba di Bilal al Habashi, figlio del cugino del Profeta Mohammad
e
la tomba di Abdullah in Bab al Sagrir (la Porta Piccola), una delle otto porte
che circondano la città vecchia di Damasco.
Un mondo a parte. Nella notte tra il giovedì e il venerdì si recano in visita
alla moschea di Sayyida Ruqayya per la preghiera dell’alba. Una notte
camminando per caso lungo la strada che fiancheggia la Sayyida Ruqayya, mi
imbatto in un fiume di gente che viene verso la moschea. Provo a rivolgere loro
qualche domanda ma nessuno parla arabo o inglese. Sono le tre del mattino.
Mentre tutta la città è in silenzio, la strada Sharia Malik al Faisal si riempie
di
autobus. Uomini, donne, bambini e anziani. Provengono dall’Iran, si riversano
nella
stradina di Bab al Faradis (Porta del Paradiso), nella città vecchia di
Damasco, che conduce alla moschea di Sayyda Ruqayya. Riempiono la strada, come
un lungo tappeto e attendono davanti alla moschea in attesa che si aprano le
porte per la preghiera della notte. Intanto i venditori ambulanti sistemano i
loro carretti e i negozietti cominciano ad alzare le saracinesche e ad offrire
i loro prodotti: biancheria intima da donna, top con paillette, che donne -come
sagome vaganti nei loro lunghi mantelli neri- contrattano con forza. A vederle
così coperte nei loro abiti tradizionali, è facile chiedersi in quali occasioni
useranno mai vestiti del genere. Alcuni comprano le pietre che usano per la
preghiera, rosari e souvenir vari. I commercianti del suq intorno alla moschea
commerciano in moneta iraniana per facilitare gli acquisti. Ma, come mi dice
Sabah, i commercianti di Damasco non sono molto soddisfatti dei turisti
iraniani: “Spendono poco. Pagano il loro pacchetto organizzato e non vogliono
spendere soldi per altri extra”. In
effetti, gran parte di queste persone è gente semplice che spesso fa sacrifici
per poter permettersi un viaggio del genere. In estate sono molte di più le
persone che decidono di effettuare questo viaggio. Al mattino riprendono gli
autobus per completare il loro giro turistico della città e l’indomani
ritornano ai loro paesi.