23/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Una vedova si butta nel rogo del cadavere di suo marito: suicidio o sati?
Il cadavere di suo marito, morto dopo una lunga malattia, stava ancora bruciando. Janakrani, quarantacinque anni, ha aspettato che i parenti si allontanassero e si è buttata sulla pira, finendo la sua vita tra le fiamme. Un altro caso di sati, nell'India del ventunesimo secolo?

un antico disegno che mostra un sati in indiaE' avvenuto lunedì 21 agosto nello stato centrale del Madhya Pradesh, dove è al potere il partito radicale indù e dove, all'inizio del mese di agosto, era stato approvato un nuovo decreto anticonversione, che rende molto più difficile ai cittadini indiani abbracciare un diverso credo. La polizia ha aperto un'indagine sul caso di Janakrani: “Non abbiamo elementi per dire che si sia trattato di sati, potrebbe essere stato un semplice suicidio. Se la donna avesse dichiarato le sue intenzioni ai parenti, prima del fatto, saremmo certi che fosse sati. Ma era sola quando è successo”. Il sati, l'usanza di immolare le vedove sulla pira del marito defunto, è un'antichissima usanza dell'induismo, originariamente diffusa soprattutto fra le classi superiori. Vietata nel 1829, quando l'India era colonia britannica, e poi ancora proibita con altre tre leggi tra il 1959 e il 1987, questa pratica non è mai scomparsa del tutto, in particolare nella regione settentrionale del Rajastan: dall'indipendenza dell'India, nel 1947, sono stati accertati almeno quaranta casi di sati, e ventotto di questi in Rajastan.

Secondo le credenze induiste, la vedova si trova in uno stato di impurità rituale, da cui si può liberare solo immmolandosi insieme al cadavere del marito. Le famiglie, in particolare quella dello sposo, spingono allora perché commetta sati. La legge indiana punisce duramente l'istigazione, diretta o indiretta, a questo suicidio rituale: quest'anno, nel Madhya Pradesh, un tribunale ha condannato all'ergastolo i due figli e i due fratelli di una donna che era stata costretta ad immolarsi sulla pira del marito nel villaggio di Patna Tamoli, nel 2002.

donne indianeNel 1987 si scatenò un acceso dibattito circa la liceità di questa pratica, a seguito del sati di una ragazza di diciott'anni, Roop Kanwar. Si costituì un'associazione, la Committee for the Defense of the Religion of Sati, e ci furono diverse manifestazioni di donne che chiedevano di poter commettere liberamente sati, considerato una via di riscatto spirituale per le vedove, ma anche per il marito defunto e per le sette generazioni a venire. Dall'altra parte, movimenti femministi e semplici cittadini denunciarono la pratica come discriminatoria e inumana.

Mentre la polizia indaga sul caso di Janakrani, i suoi parenti aspettano di sapere se stanno piangendo una suicida o una moglie fedele. Fino alla fine.

Cecilia Strada

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