Scritto per noi da
Paolo Lezziero

Tahar Ben Jelloun, che è nato in Marocco e vive a Parigi,
è diventato famoso come romanziere con il volume “Il razzismo spiegato a mia
figlia”, edito nel 1998, che ha raggiunto le 40 edizioni.
Il
tema non è certo superato, episodi razziali o violenti come a Brescia e in
altre città del Nord rientrano sempre nell’ottica della comprensione
dell’altro, diverso per origine e credo religioso.
L’autore
lo affronta allora facendo parlare, con una corrispondenza per e-mail, la
generazione giovane, sempre la figlia Mérième e una adolescente di Bologna,
Lidia.
Nasce
da qui, da questa idea, il libro “ Non capisco il mondo arabo”, Bompiani
editore. Un libro costruito "in due anni di lavoro lento e quotidiano,” scrive
nell’introduzione
Ben Jelloun, “ redatto come una vera corrispondenza, salvo il fatto che ho
inventato il personaggio della ragazza italiana e l’ho contrapposto a Mérième,
cui chiedevo regolarmente informazioni e consigli.”
Attraverso
Lidia lo scrittore pone le domande che molti italiani vorrebbero fare, europei
che si sentono aggrediti dall’arrivo
degli immigrati, che hanno paura perché pensano che il terrorismo internazionale
un giorno colpirà loro stessa famiglia.
“Il mondo arabo è un’invenzione”, sottolinea l’autore, “perché i mondi arabi
sono tanti quanti i paesi arabi. Un mondo arabo è un’utopia …ciò che hanno in
comune è la storia, la lingua scritta e l’Islam…che è attraversato da varie correnti.
Dopo l’ undici settembre chi è arabo è sospetto. Pesa su di lui un pregiudizio,
ovunque egli vada, operaio, intellettuale o uomo politico che sia.”

“Cara Mèrième”, scrive Lidia nella prima lettera, “ti conosco grazie al libro
sul razzismo che hai fatto con tuo padre. Come molti studenti italiani, l’ho
letto a scuola.Io ho avuto la fortuna di leggerlo prima in francese (mia madre
è di Marsiglia) e poi in italiano…Non passa giorno che da qualche parte non
venga commesso un attentato in cui muoiono persone innocenti. Tu cosa ne pensi?
Dobbiamo credere a tutto ciò che ci raccontano? Ti confesso che io faccio parte
di quella maggioranza di italiani che non capisce granchè del mondo arabo…”
“Quando mi capita di guardare i telegiornali”, risponde Mérième,” ho l’impressione
di ascoltare sempre la stessa storia: innocenti che muoiono, spesso di paesi
poveri. Quello che tu dici degli arabi non mi stupisce; è un atteggiamento
abbastanza diffuso in Europa, anzi nel mondo…Per questi pregiudizi certo
servono tempo e pazienza…”
Tantissimi
sono i temi affrontati dalle due protagoniste, uno riguarda un argomento che proprio in questi mesi ci tocca da vicino,
gli sbarchi a Lampedusa: “Tutti i giorni arrivano senza documenti dalla
Tunisia, dalla Libia. Che possiamo fare noi? risponde Lidia. “ Hai paura di
essere invasa?”, aggiunge Mérième, “fai attenzione, il ministro francese
Sarkozy ha chiamato gentaglia i ragazzi in sommossa nelle banlieu di Parigi,
nati in Francia ma figli di immigrati.”

Poi la legge francese che non prevede il velo nelle scuole. “Fa parte
della loro libertà, per le islamiche, indossare il velo”, risponde Mérième, ma
mio padre…ha detto che gli integralisti hanno paura della donna se cercano nel
Corano i versetti per giustificare il fatto di velarla e impedirle di vivere…anche
se mia cugina Fattouma, molto conservatrice, non la pensa come noi.”
La
scrittura è fresca e immediata, e riesce a riportare sulla pagina il clima dei
“giovani nati negli anni ottanta, costretti a confrontarsi troppo presto con il
problema della prima occupazione, del lavoro e della sua ricerca “(e sono
stati i giovani francesi ad opporsi alla legge sul primo impiego).
“Cosa
ne dovrei concludere?” riflette Mérième, alla fine di questo scambio profondo
e
generalizzato con Lidia sulle loro problematiche esistenziali, “Sono una
marocchina occidentalizzata o una francese filo-marocchina? Ti confesso che non
ho risposta.”
“Spero comunque che resteremo in contatto,
davvero. Sentirci in questi anni mi ha fatto sempre piacere e poi è utile
confrontarsi. Tienimi aggiornata sui tuoi amori, soprattutto se ti innamori
follemente di un principe del deserto che ti amerà velata dalla testa ai piedi.”