La storia di Elisenia, una delle tante vittime della violenza di esercito e gruppi armati in Colombia
di Julia Kendlbacher

San José de Apartadò è una
piccola comunità sulle montagne colombiane. Da molti anni lotta contro la
persecuzione, la violenza e l’ingiustizia di tutti i gruppi armati colombiani.
Dal 1997, anno in cui si dichiararono Comunità di Pace rifiutando qualsiasi
partecipazione alla guerra civile, gli abitanti di San José sono stati vittime
di omicidi, minacce, torture e altre forme di violenza. Con l’aiuto
internazionale denunciano ogni atto della guerriglia, dei paramilitari e
dell’esercito. L’unica legge infranta da questa comunità è la Legge del
Silenzio.
Quando il 26 dicembre 2005
uccisero Elisenia, lei fu una delle tante tra le 170 vittime della violenza di
stato e dei gruppi armati. Un’altra morte avvolta nel silenzio. Non ci furono
notizie né indagini ufficiali. La comunità fece le proprie indagini e scoprì il
motivo: gli assassini, ancora una volta, erano soldati dell’esercito.
Lanciarono una granata nella casa dove dormiva Elisenia insieme a due ragazze
e
tre ragazzi. Si dice che alcuni degli uomini fossero guerriglieri, la
giustificazione a tutta la violenza da parte del governo e dei paramilitari. La
parola che permette ogni cosa. Massacri, torture, esecuzioni. Violazioni di
tutti i diritti umani. La parola è “guerriglia”. E la società, il pubblico
delle notizie si tranquillizza e pensa “Ah, beh, allora…”
Allora? “Allora giustifica
lanciare una granata a sei ragazzi che dormono? - si chiedono gli abitanti di
San José de Apartadó - Legittima uccidere una
ragazzina di quindici anni, la madre di un bimbo di tre e una ragazza incinta
di 19 anni? Giustifica l’uccisione di ragazzi disarmati?”
Elisenia era una ragazza seria.
Le valutazioni dei professori la descrivevano sempre come una studentessa
buona, corretta e che s’impegnava. Forse un po’ pessimista. Sognava di
diventare una suora e aiutare a difendere i diritti umani. “La gente è molto
egoista”, diceva, “tutto ruota intorno alla brama di soldi, mamma. Chi lotta
per la pace verrà sempre perseguitato”. Elisenia vinse una menzione d’Onore
della scuola. Il certificato, col sigillo dello stato della Repubblica della
Colombia, il cui esercito l’avrebbe poi uccisa, afferma che Elisenia “si è
distinta per il suo rispetto e la sua cultura”. Un altro certificato conferma
la sua partecipazione ad un progetto di aiuto psicosociale per i bambini
costretti allo sradicamento forzato. Forse è proprio qui che si può trovare un
motivo per il pessimismo di Elisenia a causa di tutte queste esperienze
vissute. Le ultime settimane, racconta Brígida, si sentiva ancora più triste,
ma non diceva perché.
Quando Elisenia andò ad una festa
che si svolgeva in un’altra strada, disse a sua mamma: “Quando me ne vado,
conserva bene le mie foto, vecchiettina mia”. Brígida le disse: “Ho un
presentimento, non voglio che tu vada!”. Elisenia se ne andò il 22 dicembre. La
notte del 25 Brígida si svegliò con un dolore allo stomaco. Sentì un freddo
terribile. Sapeva che qualcosa sarebbe successo.
26.12.2005, giorno
successivo al Natale, 6 del mattino. Elisenia e altri cinque stanno dormendo.
Le ragazze indossavano biancheria intima, come confermò successivamente un
soldato. La bomba distrusse i corpi dei giovani, il loro avvenire e i loro
sogni. Elisenia non tornò più. Rimangono soltanto le foto. Un altro bambino
perse sua mamma. Altre madri persero i loro figli.
Brígida mi guarda con gli occhi
velati di tristezza e stanchezza. Ma non pensa a darsi per vinta: “Quando
distruggono i sogni dei nostri figli, noi adulti dobbiamo lottare con più forza
per la giustizia. Hanno ucciso mia figlia, ma non i suoi principi, né la sua
dignità. Signor Presidente, è questa la
sua idea per la pace in Colombia? E’ così che si costruisce il futuro?
Ammazzando i giovani, le madri e i figli? E’ questo ciò che Lei intende per
processo democratico? Da chi ha imparato che l’unica risposta a tutte le
questioni sociali e politiche è la violenza? Più figli uccisi, più sogni
infranti, più bambini orfani, più madri disperate, più comunità distrutte.
Allora, è questo?"