24/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



A Haiti, fra povertà e malattie, nasce il più grande centro pediatrico dei Caraibi
scritto per noi da
Milena Nebbia
 
Guerriglia urbana ad Haiti
Al cinema Impérial della capitale in questi giorni danno “Le Président a-t-il le Sida?” (Il Presidente ha l’Aids?), titolo che lascia poco spazio all’immaginazione e va dritto ad un problema, che in una società come quella haitiana in cui sono marcatamente presenti la violenza contro le donne, il mito del macho e una certa percezione magica delle malattie, produce ancora un numero elevatissimo di vittime e sieropositivi. E, allora, se un campione della tipica musica haitiana konpa (il 'Presidente' che dà il titolo al film) può contribuire, attraverso la sua presa di coscienza, a un cambiamento nei comportamenti sessuali dei giovani, ben vengano anche i film. Ma in fondo quella dell’Aids non è che una delle tante emergenze sanitarie cui gli abitanti di quest’isola, che galleggia nel mare dei Caraibi, devono far fronte: valutato come il paese più povero dell’America Latina e con disuguaglianze sociali esasperate, a Haiti un bambino su 3 muore prima dei 5 anni per diarrea, polmonite, tubercolosi, morbillo, denutrizione. L'assistenza sanitaria è affidata a un medico ogni 7143 abitanti e 1 infermiere ogni 9091 abitanti (con una concentrazione nelle zone metropolitane) ed esiste un unico ospedale pediatrico ricavato da un vecchio albergo e ormai inadeguato, il St. Damién, a Petionville.
 
In questo contesto opera da anni, con la sua clinica mobile che gli consente di raggiunge gli slums più pericolosi della capitale, Rick Frechette, sacerdote e medico, un americanone del Connecticut dal volto rubicondo. Dotato del carisma e del fascino che ci si aspetta da un prete di frontiera, Rick è uno di quelli che non ha paura di affrontare faccia a faccia i capibanda privi di scrupoli che tengono sotto assedio alcuni quartieri di Port-au-Prince mettendo in atto rapimenti a scopo di riscatto, così come accaduto la settimana scorsa ai danni di un’imprenditrice italiana.
 
Uomini armati per le vie del paeseL’Associated Press riporta che nel solo mese di luglio sono state rapite 29 persone a fronte di 43 in tutto il 2005. A Cité Soleil, la più grande bidonville del paese, in questo ultimo periodo sono episodi quotidiani, paradossalmente riacutizzatisi dopo le elezioni e l’insediamento del nuovo presidente René Préval, avvenute in un clima di moderato ottimismo, che, almeno in teoria,  avrebbero dovuto calmare gli animi. “In realtà il nuovo Presidente sta facendo finta di niente  - dice padre Rick -  forse perché in qualche modo è stato eletto anche con l’appoggio delle bande che magari adesso si sentono legittimate a spadroneggiare; certo che non è un bel segnale, anche perché nei primi 50 giorni dalle elezioni aveva subito cominciato una serie di missioni di buon vicinato nella Repubblica Domenicana, in Brasile, Cile, Argentina, Cuba, Venezuela, Canada e Washington, dove ha richiesto il prolungamento della missione di peacekeeping delle Nazioni Unite ad Haiti – Minustah”. In effetti lungo le strade della capitale passano moltissimi camion con gli uomini delle forze di pace, ma non si capisce bene quale sia la loro utilità effettiva. “Attendiamo di vedere cosa succederà dopo la formazione del governo e la scelta del primo ministro, le aspettative sono molte, speriamo che Préval sia in grado di convincere davvero gli haitiani che un nuovo capitolo si è aperto nella loro storia”.  
 
Ospedale TabarrePadre Rick confida dunque ancora nel nuovo governo, da buon sacerdote si affida di sicuro alla Provvidenza, ma intanto preferisce portare avanti per conto proprio i progetti in cui crede, ed è così che dal 2003, con l’appoggio della Fondazione Francesca Rava di Milano, sta nascendo il nuovo ospedale pediatrico, a Tabarre, a ridosso delle zone più povere della capitale. Il primo milione di dollari è venuto da un banchiere americano che aveva conosciuto personalmente padre Rick apprezzandone l’impegno instancabile nei 15 anni di attività a Haiti. Acquistato l’appezzamento di terreno incolto e polveroso di 36.000 metri quadri, ci voleva un progetto e a questo punto sono entrati in gioco gli italiani: il dottor Roberto Dall’Amico, primario pediatra dell’ospedale Boldrini di Thiene, in provincia di Vicenza, e il cognato, l’ingegner Alessandro Cecchinato, che, entrati per un caso fortuito in contatto con l’associazione milanese, hanno iniziato un pendolarismo tra l’Italia e Haiti, che li ha portati a compiere oltre una decina di missioni all’insegna della gratuità. Il cantiere ha visto impegnati 180 operai, per 40 ore la settimana, con scavi manuali (non ci sono escavatrici, gru, trattori), sono stati costruiti da subito tre pozzi per attingere l’acqua in autonomia e, viste le difficoltà di gestione dell’attuale ospedale St. Damién sviluppato in verticale su molti piani senza ascensore, la costruzione è stata progettata in un unico corpo, su due piani, per un totale di 9000 metri quadri ed è stata realizzata modularmene in più lotti e in fasi progressive, il che ha consentito di ottimizzare l’avanzamento dei lavori con il flusso delle donazioni. Sarà in grado di accogliere 350 posti letto e di salvare 40.000 bambini l’anno. Si dice che sarà il più grande ospedale pediatrico dei Caraibi: ci saranno la terapia intensiva, il centro oncologico, la sala operatoria, la fisioterapia, l'ambulatorio per la sanità di base, i vaccini e i malati di Aids. Finora è costato 3.800.000 dollari che sono stati raccolti grazie alle donazioni di singoli, ma anche di importanti società italiane e delle aziende che hanno fornito attrezzature e mobili dell’ospedale a prezzi vantaggiosi. Molti anche i volti noti del mondo dello sport e dello spettacolo che hanno contribuito alle campagne di sensibilizzazione, ultimo della serie il ballerino di flamenco Joaquin Cortes.
Inaugurazione prevista il 4 dicembre, forse alla presenza del Presidente Préval: il tutto in poco più di due anni di lavoro, un record, considerato il luogo, la totale mancanza di attrezzi per l’edilizia, le difficoltà anche solo di comprensione con gli operai che parlano quasi esclusivamente creolo, ma nulla si sarebbe potuto fare senza l’instancabile, silenzioso, ma preziosissimo lavoro di coordinamento e supervisione di tutti i volontari, che hanno scelto di dedicare uno o più anni della propria vita alla realizzazione di quello che fino a poco tempo fa sembrava soltanto un sogno. 
Categoria: Salute
Luogo: Haiti