Dietro la tragedia di Lampedusa un utilizzo sempre più frequente dei pattugliatori militari
I loro nomi fanno tutti riferimento al mito, ma è nella cronaca che risplende
la loro fama. Si chiamano Sibilla, Cassiopea, Minerva: sono le tre navi da guerra
italiane che negli ultimi dieci anni sono state coinvolte in incidenti contro
barche cariche di migranti.
La lunga conta. Dieci morti e quaranta dispersi nell'episodio (ancora da chiarire) che domenica
scorsa
ha visto la corvetta Minerva affiancare e rovesciare nel Canale di Sicilia un
barcone di migranti proveniente dalla Libia. Dodici vittime, e un numero imprecisato
di dispersi (cinquanta o più), nel rovesciamento di un natante che la nave Cassiopea
stava trainando il 7 marzo 2002 . Oltre cento morti recuperati dal relitto della
'Kater I Rades', battello albanese speronato dalla Sibilla nel Canale di Otranto,
il 28 marzo 1997.
Strategie militari. L'ennesima tragedia del mare, avvenuta nella notte tra sabato e domenica, ha
riaperto con forza il dibattito sulla prevenzione (e la repressione) dell'immigrazione
clandestina. Blindate Ceuta e Melilla, le località spagnole dove arrivavano migliaia
di migranti, sono le coste siciliane a dover fronteggiare l'impatto dell'onda
di disperati che ormai quotidianamente si riversa sulle nostre coste: 12 mila
migranti nei primi 7 mesi del 2006, il 20 percento in più rispetto al 2005.
Quali saranno le contromisure di un governo che l'altroieri - per voce del suo
Primo ministro - annunciava la candidatura dell'Italia a "ponte per l'Europa"?
A rispondere sono i fatti.
Si fa grande affidamento, in questi giorni, sul programma della nuova agenzia
europea per il controllo delle frontiere (Frontex) voluta da Frattini. A settembre
partiranno nuovi controlli e pattugliamenti sulle coste del Mediterraneo.
Per fare ciò c'è bisogno di mezzi. Per questo si è dato grande impulso alla produzione
navalmeccanica. Alcune settimane fa è partita la missione internazionale Hera
II, che per due mesi vedrà mezzi navali aerei finlandesi, portoghesi e spagnoli
affiancare in mare gli italiani, che partecipano con una nuova unità, il pattugliatore
Diciotti della Guardia Costiera.
Dove si svolgeranno le operazioni? Nell'Oceano Atlantico, di fronte al Senegal.
Il Diciotti è una delle navi da guerra che Fincantieri ha costruito per ammodernare
la flotta della Guardia Costiera. L'azienda italiana sta anche partecipando ad
un progetto internazionale denominato Fremm (fregate multimissione), che prevede
la realizzazione, tra le altre, di dieci fregate, da qui al 2010. Due pattugliatori
con nomi celesti, il Sirio e l'Orione, sono stati consegnati alla Marina Militare
Italiana nel marzo dello scorso anno. Uno è stato costruito per Malta e altri
quattro, per una commessa da 80 milioni di euro, partiranno alla volta dell'Iraq.
Navi contro uomini. E' la legge Bossi-Fini che affida alla Marina compiti di pattugliamento, anche
al di fuori delle acque italiane e anche nei confronti di navi non italiane. L'attività
di polizia marittima affidata a navi militari, oltre a stravolgere lo stesso concetto
di frontiera, equiparerebbe il migrante intercettato in alto mare ad un nemico
di guerra, impossibilitato, ad esempio, a chiedere asilo politico al comandante
di una nave che non opera in acque territoriali italiane. Ma - come prescrive
il Nuovo Modello di Difesa, adottato nel 1991 - le Forze Armate sono abilitate
a mantenere la
presenza avanzata e la sorveglianza al di fuori dei confini nazionali.
Così, nelle Pagine di Difesa, si legge che ...Alla Marina Militare è devoluto il compito di fronteggiare l'emergenza in
alto mare, cioè esternamente al mare territoriale... La Marina è poi l'unica forza
armata in grado di monitorare dal lato mare i terminali di lancio delle ondate
migratorie e prevenire all'origine il sorgere di fenomeni di dimensioni incontrollabili. Con tali contromisure, chi potrà mai attraversare quel ponte per l'Europa che
il nostro Paese si candida a diventare?