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Il piano. La compagnia statunitense ha ottenuto al dipartimento di Stato Usa 40 milioni
di dollari, poco più di 31 milioni di euro, per ricostruire caserme, installare
le reti di telecomunicazioni e addestrare gli ex ribelli del Sudan People’s Liberation
Army (Spla), il movimento che per due decenni ha contrastato con le armi il governo
di Khartoum, in un conflitto che ha causato due milioni di morti. L’accordo di
pace ha stabilito che il nuovo Sudan disponga di due eserciti, le forze armate
sudanesi al nord e lo Spla al sud. Gli ex ribelli coinvolti nel programma saranno
qualche decina di migliaia: la DynCorp sta ristrutturando le caserme diroccate
nei dieci stati del Sud, ognuna capace di ospitare dai 3.000 ai 5.000 militari.
Il compito è quello di disciplinare questi ribelli, in molti casi giovani praticamente
cresciuti con un fucile in mano, togliendoli dalle strade per inserirli nei quadri
militari.
Pace, per ora. Il trattato di pace ha infatti istituito un periodo di interim, nel quale il
sud del Paese dovrà decidere se staccarsi da Khartoum pacificamente o mantenere
l’unità del Paese. Fra sei anni si dovrà poi tenere un referendum in merito. Nel
frattempo, la formula sarà quella dei “due governi, due eserciti” ed è qui che
entrano in gioco i contractor. Il loro intervento è stato caldeggiato dall’Onu, che nel Paese mantiene una
missione (Unmis), e da diverse organizzazioni per i diritti umani. Non tutto però
sembra essere deciso. I leader dello Spla hanno negato di essere sulla via di
diventare un esercito di professionisti, aggiungendo che il piano è stato proposto
dall’Onu ma rigettato dalle forze armate sudanesi. Alessandro Ursic