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L'emblema di una guerra senza fine in Sri Lanka è la fuga da Trincomalee degli osservatori internazionali: incaricati di vigilare su una 'tregua' firmata nel 2002, ieri hanno rischiato di rimanere sepolti dal bombardamento dell'aviazione singalese. L'escalation di violenze, attentati, rappresaglie e raid militari condotti dall'una e dall'altra parte continua a flagellare il nord del Paese, a maggioranza Tamil. Il conto dei morti si è ormai perduto, mentre gli sfollati, o chi vorrebbe lasciare le aree devastate ma non può a causa del coprifuoco, sono oltre 150 mila.
Botta e risposta. La tregua di 4 anni fa è in vigore solo sulla carta. Il governo dello Sri Lanka
e le Tigri per la liberazione della patria Tamil (Ltte) stanno conducendo una
guerra 'non dichiarata' da almeno tre settimane. Ieri gli aerei dello Sri Lanka
hanno duramente bombardato la penisola di Jaffna, roccaforte delle Tigri, uccidendo
almeno 75 presunti ribelli. L'attacco è la risposta ad un raid compiuto l'altro
ieri dalle Tigri contro una base aerea singalese. A loro volta gli aerei governativi
si erano alzati in volo lunedì scorso per distruggere quella che ritenevano essere
una tana delle Tigri a Jaffna e che invece si è rivelata essere una scuola: 41
studentesse sono morte sotto le bombe. Ore più tardi, nella capitale Colombo,
l'ambasciatore pakistano sfuggiva ad un attentato, ma 6 membri del suo convoglio
rimanevano uccisi dall'attentatore suicida. La settimana precedente aveva invece
trovato la morte mentre rientrava a casa, sempre a Colombo, il vice-segretario
del Segretariato del governo per la pace. Tigri ed esercito si erano fronteggiati
alla fine di luglio in quello che - secondo i militari - è stato il giorno più
funesto per gli indipendentisti Tamil, 177 dei quali sarebbero stati uccisi lungo
il confine che divide lo Stato nazionale dello Sri Lanka, coi suoi 14 milioni
di abitanti, e i territori controllati dai ribelli, che chiedono l'indipendenza
per 3,2 milioni di Tamil abitanti nel nord e nell'est dell'isola.
Crisi umanitaria. Mentre a Colombo una manifestazione di protesta contro la guerra ha visto persino i
monaci buddisti opporsi con violenza alle rivendicazioni dei Tamil (si è sfiorata
la rissa tra i religiosi più intransigenti e la popolazione), adesso il timore
principale è che esploda l'emergenza umanitaria nella penisola di Jaffna, dove
scarseggiano acqua e viveri, e 100 mila civili vivono sotto un coprifuoco che
impedisce loro di fuggire dalle aree colpite. Seicento studenti sarebbero intrappolati
nelle università di Jaffa. La nuova fase delle violenze in Sri Lanka è iniziata
nel dicembre scorso, in seguito all'elezione del presidente Rajapakse. Da allora,
sarebbero oltre mille i morti, e quasi mezzo milione gli sfollati. La tregua,
siglata nel 2002 grazie alla mediazione di esponenti del governo norvegese, e destinata
a porre la parola fine ad un conflitto che in 30 anni ha provocato 60 mila morti,
è formalmente ancora in vigore. Ma più che vacillare, negli ultimi giorni è crollata
del tutto.Luca Galassi