Gli omosessuali, dopo i docenti universitari, gli sportivi,
i disoccupati e tanti altri ancora, sembrano diventati un bersaglio scelto da
parte delle milizie irachene. Almeno secondo il settimanale britannico
The
Observer. In un’inchiesta pubblicata di recente, il settimanale inglese
afferma che esistano sempre più prove di come gli omosessuali siano vittima di
attacchi indiscriminati da parte dei miliziani dei famigerati squadroni della
morte sciiti. Negli ultimi mesi sarebbero sempre di più gli attacchi contro
persone anche solo sospettate di praticare la sodomia, a volte ancora
minorenni.
Pregiudizio mortale. Della questione si era già
occupata la Bbc, incuriosita dal crescente numero di domande di asilo politico
di iracheni che si dichiaravano perseguitati per le loro attitudini sessuali.
L’
Observer
elenca una serie di prove, riferendo di aver visionato alcune fotografie che
ritrarrebbero omosessuali iracheni condannati a morte, in attesa di essere
fucilati. Non prima di essere stati brutalmente torturati però. Il caso più
noto è quello di Karar Oda, 38 anni di Baghdad. La famiglia aveva saputo che
era stato arrestato dalle brigate Badr, una delle milizie sciite che
imperversano in Iraq, legate al partito Sciri. Secondo la ricostruzione dei
familiari, alla richiesta di chiarimenti, il ministero dell'Interno aveva
comunicato che l'uomo era stato arrestato perché colpevole di omosessualità.
Agli omosessuali iracheni è negata anche la speranza di ottenere giustizia
rivolgendosi alla magistratura visto che, dall’ottobre 2005, 38 avvocati
iracheni che si battevano per il rispetto dei diritti civili sono stati
assassinati. La motivazione, nella mentalità dei fondamentalisti, è che con il
loro lavoro aiutavano le persone che non rispettavano i precetti della legge
islamica.
Discriminati per legge. Anche
perché secondo la legge stessa, ai sensi dell’articolo 111 del codice penale
iracheno, Karar e gli altri avevano agito contro l’Islam con il loro
comportamento immorale. Il suo cadavere, con evidenti segni di sevizie e
mutilato, era stato ritrovato qualche tempo dopo.
Quella di Karar è una delle storie che ha spinto le organizzazioni che si
battono contro le discriminazioni sessuali in tutto il mondo a denunciare
quello che sta accadendo in Iraq, dove gli omosessuali sono diventati una
categoria a rischio. Come i bambini di strada che, in troppi casi, sono
costretti a prostituirsi per guadagnarsi qualcosa da mangiare, sfruttati come
oggetti. Gli omosessuali iracheni hanno dato vita a un
blog dove vengono
raccolte le denunce delle sevizie subite e degli attacchi contro i gay, per
sensibilizzare la comunità internazionale alla loro causa. La polizia, che non
ha gli uomini sufficienti per gestire un inferno come l’Iraq attuale, fatica a
proteggere tutti i possibili obiettivi della guerriglia o delle squadre di
assassini, ma in particolar modo, almeno secondo le testimonianze raccolte in
Iraq, non si darebbero troppo da fare per proteggere gli omosessuali. E questo
rende facili bersagli gli omosessuali, scarsamente protetti, per motivi
culturali, anche all’interno delle loro stesse famiglie, dove vigono i
pregiudizi diffusi dai religiosi. Lo stesso ayatollah al-Sistani, ritenuto uno
dei religiosi moderati, ha emesso una fatwa pubblicata sul suo sito ufficiale
nella quale riteneva ‘comprensibili’ le
uccisioni di gay e lesbiche.