06/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli omosessuali, torturati e uccisi, sono diventati un bersaglio in Iraq
Gli omosessuali, dopo i docenti universitari, gli sportivi, i disoccupati e tanti altri ancora, sembrano diventati un bersaglio scelto da parte delle milizie irachene. Almeno secondo il settimanale britannico The Observer. In un’inchiesta pubblicata di recente, il settimanale inglese afferma che esistano sempre più prove di come gli omosessuali siano vittima di attacchi indiscriminati da parte dei miliziani dei famigerati squadroni della morte sciiti. Negli ultimi mesi sarebbero sempre di più gli attacchi contro persone anche solo sospettate di praticare la sodomia, a volte ancora minorenni.

Pregiudizio mortale. Della questione si era già occupata la Bbc, incuriosita dal crescente numero di domande di asilo politico di iracheni che si dichiaravano perseguitati per le loro attitudini sessuali. L’Observer elenca una serie di prove, riferendo di aver visionato alcune fotografie che ritrarrebbero omosessuali iracheni condannati a morte, in attesa di essere fucilati. Non prima di essere stati brutalmente torturati però. Il caso più noto è quello di Karar Oda, 38 anni di Baghdad. La famiglia aveva saputo che era stato arrestato dalle brigate Badr, una delle milizie sciite che imperversano in Iraq, legate al partito Sciri. Secondo la ricostruzione dei familiari, alla richiesta di chiarimenti, il ministero dell'Interno aveva comunicato che l'uomo era stato arrestato perché colpevole di omosessualità. Agli omosessuali iracheni è negata anche la speranza di ottenere giustizia rivolgendosi alla magistratura visto che, dall’ottobre 2005, 38 avvocati iracheni che si battevano per il rispetto dei diritti civili sono stati assassinati. La motivazione, nella mentalità dei fondamentalisti, è che con il loro lavoro aiutavano le persone che non rispettavano i precetti della legge islamica.
 
il simbolo dell'associazione dei gay iracheniDiscriminati per legge. Anche perché secondo la legge stessa, ai sensi dell’articolo 111 del codice penale iracheno, Karar e gli altri avevano agito contro l’Islam con il loro comportamento immorale. Il suo cadavere, con evidenti segni di sevizie e mutilato, era stato ritrovato qualche tempo dopo.
Quella di Karar è una delle storie che ha spinto le organizzazioni che si battono contro le discriminazioni sessuali in tutto il mondo a denunciare quello che sta accadendo in Iraq, dove gli omosessuali sono diventati una categoria a rischio. Come i bambini di strada che, in troppi casi, sono costretti a prostituirsi per guadagnarsi qualcosa da mangiare, sfruttati come oggetti. Gli omosessuali iracheni hanno dato vita a un blog dove vengono raccolte le denunce delle sevizie subite e degli attacchi contro i gay, per sensibilizzare la comunità internazionale alla loro causa. La polizia, che non ha gli uomini sufficienti per gestire un inferno come l’Iraq attuale, fatica a proteggere tutti i possibili obiettivi della guerriglia o delle squadre di assassini, ma in particolar modo, almeno secondo le testimonianze raccolte in Iraq, non si darebbero troppo da fare per proteggere gli omosessuali. E questo rende facili bersagli gli omosessuali, scarsamente protetti, per motivi culturali, anche all’interno delle loro stesse famiglie, dove vigono i pregiudizi diffusi dai religiosi. Lo stesso ayatollah al-Sistani, ritenuto uno dei religiosi moderati, ha emesso una fatwa pubblicata sul suo sito ufficiale nella quale riteneva ‘comprensibili’ le uccisioni di gay e lesbiche. 

Christian Elia

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