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Il capo dei capi. “Vengo per consegnarmi. E’ un compromesso
con la mia
coscienza e con la pace”, ha dichiarato Salvatore Mancuso, leader della
cupola paramilitare, ai giornalisti che lo attendevano davanti al
commissariato di
Monteria, sua città natale nel Caribe colombiano. A suggerirglielo,
appunto,
Uribe, che ha definito queste detenzioni “uno sforzo per portare avanti
il
processo di pace” con i paramilitari, iniziato nel 2003 a suon di
cerimonie
pubbliche. Secondo il ministro degli Interni, Sabas Pretel, con loro in
carcere
il processo guadagna credibilità di fronte all’opinione pubblica
nazionale e
internazionale. Sin dall’inizio, infatti, la legge “Giustizia e pace”
che
regola la smobilitazione dei paras è criticata e messa in discussione da vari
osservatori internazionali ed esponenti della cooperazione, i quali ci vedono
più
un tentativo di lavare la fedina penale a militari illegali, colpevoli di
violazioni dei diritti umani ai danni della popolazione civile, (in particolare
dei contadini delle aree d’influenza della guerriglia), e accusati di gestire
il narcotraffico. Tante le denuncie di strage, omicidi di massa, violenze,
sfollamenti forzati, rilasciate a loro carico. Per questo una legge che
assicurava loro garanzie di impunità ed evitava l’estradizione negli Usa per
traffico di droga è da sempre mal vista dalla popolazione, nonostante le migliaia
di uomini che
hanno ufficialmente deposto le armi e scelto la pace. Infatti se sono tanti
quelli che hanno deciso di cambiare vita, sono altrettanti quelli entrati a far
parte di esercito e polizia e che hanno cambiato divisa, ma non metodi. E sono
numerosi anche i nostalgici, che vestono la mimetica non appena qualche vecchio
mando li chiama per lavoretti estemporanei.
Manovra impellente. E così, per tentare di azzittire le critiche e in
particolare le accuse di chi lo definisce un presidente paramilitare, Alvaro
Uribe ha deciso di chiedere ai leader Auc smobilitati di consegnarsi. Tramite
un comunicato emesso martedì, ha consigliato ai paramilitari di collocarsi
immediatamente in luoghi “degni, seri e austeri”. Poi ieri ha ripetuto lo
stesso concetto aggiungendo che si sarebbe dovuto trattare di “luoghi
controllati dalle autorità carcerarie”. In cambio ha ribadito la promessa di
non estradarli negli Stati Uniti. Ma questa mossa ‘propagandistica’ nasconde
anche una necessità impellente: cinque mesi fa, la Corte Costituzionale
colombiana ha emesso una sentenza sulla legge Giustizia e Pace, che ha cambiato
le regole del gioco: i benefici previsti, fra cui appunto l’estradizione, sono
da concedere soltanto ai paramilitari smobilitati che si consegnano alla
giustizia. Dichiarare di aver dimesso le armi e di aver cambiato vita non
basta. Da qui la bufera.
Una lunga lista. Uribe sta dunque tentando di rimediare la figuraccia con gli Usa,
dimostrando di essere super partes e obbedendo ai dettami della Corte
Costituzionale? O gli sviluppi furti sveleranno le reali intenzioni del
governo? Comunque sia, per personaggi quali Salvatore Mancuso; Francisco Javier
Zuluaga, alias 'Gordo Lindo'; Edward Cobos Téllez, alias 'Diego Vecino'; Jorge
Iván Laverde Zapata, conosciuto come 'Pedro Fronteras'; Uver Enrique Banquet
Martínez, alias 'Juancho Dique'; Salomón Feris Chadit, alias 'Cero 8'; Ramón
Isaza; Javier Montañez, detto 'Macaco'; Julián Bolívar; Iván Roberto Duque,
alias 'Ernesto Báez', il portavoce Antonio López; Luis Eduardo Cifuentes, detto
'El Águila'; José María Barrera, alias 'Chepe Barrera' e Gustavo Ramírez
Arroyave, capo delle autodifese smobilitate del Casanare, è arrivato il momento
di godersi il fresco delle prigioni colombiane.
Stella Spinelli