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La frattura con l’Indonesia. Il disegno di legge – anche se Howard ha negato lo scopo – era largamente considerato
un tentativo di sanare i rapporti con l’Indonesia, infuriata con le autorità australiane
dopo che queste, lo scorso marzo, avevano concesso l’asilo politico a 42 immigrati
papuani scappati dall’Indonesia e approdati su suolo australiano. La provincia
di Papua, un’ex colonia olandese annessa da Giakarta nel 1969 con un referendum,
è da decenni sede di una lotta separatista a bassa intensità. Gli attivisti papuani
denunciano abusi dei diritti umani, le autorità indonesiane negano ma non vanno
per il sottile: solo l’anno scorso, due sostenitori dell’indipendenza sono stati
condannati a 10 e 15 anni di prigione per aver sventolato la bandiera papuana
in una manifestazione. Dopo la concessione dell’asilo ai 42 rifugiati, l’Indonesia
ha protestato con l’Australia accusandola di riconoscere la lotta secessionista
papuana, e ritirando temporaneamente l’ambasciatore a Canberra. I due Paesi devono
però per forza cooperare per quanto riguarda l’immigrazione: l’Australia ha bisogno
dell’appoggio indonesiano per limitare gli arrivi via mare, dato che gli scafisti
partono spesso dall’arcipelago.
Il piano fallito. Secondo gli analisti australiani, per riappacificarsi con un alleato necessario
serviva, insomma, un segno di fermezza. Non che le leggi attuale siano particolarmente
lassiste: chi viene intercettato in mare o nelle isolette al largo dell’Australia
viene già spedito a Nauru, e per chi arriva su suolo australiano la sorte non
è granchè migliore: i “centri di permanenza temporanea” in mezzo al nulla del
deserto, come quello di Baxter, sono famigerati e solo dopo le proteste di diverse
organizzazioni, il governo Howard ha promesso di non inviare più bambini in queste
strutture. L’invio automatico di tutti i richiedenti asilo a Nauru – un’isola-stato
di 21 kmq con 13mila abitanti, a nord-est dell’Indonesia, che dal 2001 riceve
in cambio aiuti dall’Australia – avrebbe comportato la spedizione anche di donne
e bambini, per un periodo di tempo indefinito. “Sarebbe stato come costruire una
rete di protezione a difesa dell’intero continente. E sarebbe stato anche contro
gli obblighi legali dell’Australia verso i rifugiati”, ha scritto il quotidiano
The Age in un editoriale.
Le reazioni. Il dissenso dell’opposizione era scontato, ma il provvedimento ha creato malumori
anche all’interno del Partito liberale al governo. Howard ha incassato con stile,
dicendosi “orgoglioso” della varietà di opinioni all’interno del suo partito,
ma non ha messo in discussione la bontà della sua proposta: “Credo ancora in questa
legge, ma accetto il fatto che non ci sono i numeri al Senato per farla passare”,
ha detto dopo aver ritirato il testo. Le autorità indonesiane non hanno invece
nascosto il loro disappunto. “L’Australia ha aperto le porte ai richiedenti asilo”,
ha commentato un portavoce del governo. Per Howard, che ha costruito il suo consenso
anche sulla fermezza in materia d’immigrazione, si tratta di un’accusa inedita. Alessandro Ursic