19/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Da 20 giorni, Città del Messico è invasa da manifestanti che chiedono la revisione dei voti. I danni economici sono ingenti
Zocalo, Cittad del Messico, zeppa di  manifestanti“Si capisce il diritto dei cittadini a manifestare, ma non quello di danneggiare gli altri”. È con queste parole che il segretario all’Economia del governo federale, Sergio Garcia de Alba, ha commentato l’emergenza che da due settimane sta vivendo il centro storico della capitale messicana. Dal 31 luglio scorso, migliaia di simpatizzanti della coalizione “Por el Bien de Todos”, sostenitori del candidato della sinistra alle presidenziali del 2 luglio, Andrés Manuel Lopez Obrador (Partido de la Revolucion Democratica), hanno invaso con tende e sacchi a pelo l’intera zona conosciuta come corredor Reforma-Centro storico, area vastissima dove si concentrano buona parte degli hotel e delle attività destinate al turismo. La loro è una protesta pacifica ma tenace, che mira a ottenere dal Tribunale elettorale un nuovo conteggio dei voti. Il motivo è una presunta “frode” ai danni appunto di Obrador, che loro sostengono essere il reale vincitore delle elezioni al posto del conservatore Felipe Calderon, ufficialmente decretato successore di Vicente Fox. Per adesso hanno ottenuto solo un parziale riconteggio dei voti, ma non è bastato. E fino al 6 settembre, giorno in cui verrà dichiarato definitivamente il nuovo presidente e quindi l’ultimo utile per dimostrare la veridicità delle loro accuse, sono pronti a tutto.
 
Fiaccolata di manifestanti per le vie di Città del MessicoCaos. I blocchi delle strade, gli accampamenti, le manifestazioni stanno paralizzando la vita di migliaia di abitanti e scoraggiando i turisti ad addentrarsi nella zona, fra le più affascinanti della capitale. I manifestanti stanno addirittura occupando il caratteristico Zocalo, cuore storico e culturale della città, meta ogni anno di milioni di visitatori. I piccoli negozi, gli alimentari, i venditori ambulanti, le pensioni, gli hotel, i ristoranti e i bar stanno arrancando. Si tratta di circa 32mila esercizi commerciali, ognuno dei quali lamenta gravi perdite. Risultato: 809 persone sono state licenziate e le perdite in termini economici sono state calcolate intorno ai 301 milioni di dollari.
 
L’allarme. Le confederazioni della Camera nazionale del Commercio e del Turismo (Concanaco) e la Confederazione degli industriali (Concamin) hanno annunciato martedì che se i blocchi continueranno fino al 6 settembre le perdite potranno arrivare a superare i 7.714 milioni di pesos, vale a dire 715,5 milioni di dollari. Per questo i rispettivi presidente hanno chiesto all’amministrazione di Città del Messico di prendere provvedimenti serie e proficui. “La dimensione delle conseguenze è allarmante; per tanto non accettiamo più scuse in nome della democrazia”, ha dichiarato il presidente della Concanaco, Luis Antonio Mahbub. Quindi ha ricordato che 809 persone senza più un lavoro, se si continua di questo passo, rischia di essere “solo l’inizio di una grande scalata di licenziamenti”. La gente è esasperata. A farne le spese sono Calderon, saluta la folla dei suoi sostenitoriperlopiù i piccoli commercianti, che già faticano in tempi normali ad arrivare a fine mese.
 
Il giorno della verità si avvicina. Obrador e i suoi, intanto, hanno ribadito di non avere nessuna intenzione di ritirarsi prima che il Tribunale si impegni in un riconteggio totale degli oltre 41 milioni di schede. Per ingannare il tempo, fra una manifestazione e un’azione dimostrativa, c’è chi ha improvvisato una sorta di fiera con giochi e divertimenti vari. Non manca il tiro a segno, dove per vincere è necessario centrare con le freccette la faccia del presidente Vincente Fox. Ma il tempo passa e il 31 agosto è il giorno entro il quale il Tribunale dovrà accettare o meno la richiesta della coalizione di sinistra. Il 6 settembre comunque vada si saprà chi è il nuovo presidente del Messico, blocchi o non blocchi.  

Stella Spinelli

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità