Alfredo Stoessner ha tenuto in scacco il paese per 35 anni servendosi di torture, omicidi ed epurazioni politiche

E’ morto Alfredo Stroessner Matiauda, il dittatore del Paraguay.
A 93 anni si è spento in un ospedale di Brasilia, città dove risiedeva
dall’89
in qualità di rifugiato politico. Generale dell’esercito, ha retto per
35 anni
quella
che è stata una delle dittature più longeve dell’America Latina (1954
al 1989).
Nato da un emigrato tedesco, si arruolò molto presto, coltivando grandi
ambizioni castrensi. Approfittando del colpo di stato del “Movimento
del 4 maggio
1954”, che rovesciò l’allora presidente Federico Chavez in favore di
Tomás
Romero Pereira, Stroessner prese il potere il 15 agosto dello stesso
anno. Il
suo primo provvedimento fu quello di abolire la costituzione.
La dittatura. Fu
candidato
unico alla presidenza in tutte le elezioni che susseguirono e,
servendosi di torture, omicidi, epurazioni politiche e frodi elettorali
rimase
al potere per 35 anni. Fondamentale anche il
supporto degli Stati Uniti, che lo considerò uno dei baluardi contro
il comunismo. Con il declino dell’Unione Sovietica, però, finì anche
l’appoggio
incondizionato di Washington e quindi la sua fortuna. Il Partito
Colorado, al
quale Stroessner apparteneva, iniziò a remargli contro. Nel 1989 fu
deposto per
mano del generale Andrés Rodríguez. Da allora il Paraguay ha elezioni
democratiche, sempre vinte comunque da esponenti del Partito Colorado.
Appena
deposto è esiliato in Brasile e a Brasilia è morto. Nel 1997 ha subito
il
processo del Tribunale dell’Aia per crimini contro l’umanità ed è stato
condannato in contumacia