Srifa, 15 agosto 2006. Hanno fatto un deserto e l'hanno
chiamato pace. Srifa, o quello che era una volta il villaggio di Srifa,
è una distesa di case spianate, muri esplosi, macerie, gatti affamati e
cadaveri intrappolati. Ma è anche il luogo della vittoria per gli
Hezbollah, i cui miliziani camminavano ieri, in mezzo alla distruzione,
con l'aria degli eroi conquistatori. A chi bisogna dare la colpa di
questo deserto? Alla milizia sciita che ha provocato questa guerra, o
all'esercito e all'aviazione israeliana che hanno devastato il Libano
del sud, e ucciso tanti dei suoi abitanti?
Non c'è dubbio su ciò che pensa il
mukhtar, il capo,
del villaggio. Quando tre
uomini di Hezbollah - uno ferito al braccio, gli altri che
trasportavano cartucciere e una ricetrasmittente - ci sono passati
accanto fra i cumuli di cemento in macerie, Hussein Kamel el-Din ha
gridato loro "Salve, eroi!". Poi si è voltato verso di me. "Sai perché
sono arrabbiati? Perchè Dio non gli ha dato l'opportunità di morire".

Bisogna essere qui con gli Hezbollah in mezzo a questa terribile
distruzione - a sud del fiume Litani, nel territorio da cui Israele
aveva solennemente dichiarato che li avrebbe scacciati - per realizzare
la natura di questo mese di guerra e la sua enorme importanza politica
per il Medio Oriente. Il potente esercito israeliano si è già ritirato
dal vicino villaggio di Ghandoutya, dopo avere perso 40 uomini in sole
36 ore di combattimento. Non è nemmeno riuscito a penetrare nel
villaggio distrutto di Khiam, dove gli Hezbollah stavano festeggiando
ieri pomeriggio. A Srifa, con gli uomini di Hezbollah guardavo le
strade vuote che portano al sud, e potevo vedere Israele e
l'insediamento di Mizgav Am dall'altro lato della frontiera. Questo non
è il modo in cui Israele pensava che sarebbe finita la guerra.
Lungi dall'umiliare Siria e Iran - che era il piano di Israele e Stati Uniti -
i due supposti stati pariah sono rimasti intoccati, e la reputazione di
Hezbollah fa la parte del leone in tutto il mondo arabo.
L'"opportunità" che George W. Bush e il Segretario di Stato Condoleezza
Rice hanno apparentemente visto nella guerra in Libano si è trasformata
in un'opportunità, per i nemici dell'America, di dimostrare la
debolezza dell'esercito israeliano. Sicuramente, la scorsa notte, in
Libano si vedeva a malapena un carrro armato israeliano - solo un tank
solitario si poteva scorgere fuori da Bint Jbeil, e gli israeliani si
erano ritirati anche dalla città cristiana "sicura" di Marjayoun.
Adesso è chiaro che le 30.000 unità dell'esercito israeliano, che si
diceva stessero avanzando a nord vero il fiume Litani, non sono mai
esistite. E' improbabile che ieri fossero rimasti più di mille soldati
in israeliani in tutto il Libano meridionale, anche se sono stati
coinvolti in due scontri a fuoco durante la mattinata, ore dopo
l'entrata in vigore del cessate il fuoco delle Nazioni Unite.

Lungo la strada costiera da Beirut, intanto, arrivava un massicio esodo di decine
di
migliaia di famiglie sciite, con i materassi impilati sui tetti delle macchine.
Molti di loro
esponevano ai finestrini bandiere di Hezbollah e ritratti di Sayed
Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah. Nei massicci ingorghi attorno
ai ponti distrutti e ai crateri che
insozzano il paesaggio, Hezbollah addirittura distribuiva bandiere della "vittoria"
gialle
e verdi, insieme a note uffficiali che chiedono ai genitori di non permettere
ai bambini di
giocare con le migliaia di bombe inesplose che giacciono dappertutto. Almeno un
bambino libanese è stato ucciso ieri da un ordigno inesploso e altri 15 sono stati
feriti.
Ma a che cosa ritorna, questa gente? Haj Ali Dakroub, un imprenditore edile di
42 anni, ha
perso parte della sua abitazione nei bombardamenti israeliani su Srifa nel 1996.
Oggi tutta la sua casa è stata rasa al suolo. "Che cosa c'era qui, che Israele
doveva distruggere?"
ha
domandato. "Non neghiamo qui a Srifa ci fosse la resistenza. C'era prima e ci
sarà
in futuro. Ma in questa casa viveva solo la mia famiglia. Perché Israele l'ha
bombardata?"
Ora, mi è capitato di vedere quel che sembrava essere la custodia di un missile
appesa al
balcone di una casa danneggiata di fronte alle macerie dell'abitazione di Ali
Dakroub. E un
gruppo di miliziani di Hezbollah, uno dei quali con una pistola infilata nei pantaloni,
ci
è passato a fianco con nonchalance ed è sparito in un frutteto. Era qui, forse,
che
tenevano alcuni dei loro missili?
Il signor Dakroub non lo dice. "Ho intenzione di ricostruire la casa
con i miei
due figli",
insiste. "Israele può ritornare fra dieci anni e distruggere tutto
un'altra volta,
e io allora la ricostruirò un'altra volta. Questa è stata una vittoria
di Hezbollah.
Gli
israeliani sono stati capaci di sconfiggere tutti i paesi arabi in sei
giorni
nel 1967, ma qui non sono riusciti a sconfiggere la resistenza in un
mese. Questi uomini della resistenza uscirebbero dalla terra per
rispondere al fuoco. Sono ancora qui."

"Uscire dalla terra" è un'espressione che ho sentito diverse volte nelle ultime
quattro
settimane, e comincio a sospettare che molti delle migliaia di guerriglieri si
siano di
fatto rifugiati in caverne, cantine e tunnel, solo per venire fuori a lanciare
i loro
missili o per usare i razzi a infrarossi contro l'esercito israeliano quando avessse
commesso
l'errore di mandare truppe di terra in Libano. E c'è qualcuno che crede che Hezbollah
si
farà disarmare da una nuova forza internazionale delle Nazioni unite e dall'esercito
libanese quando - e se - arriveranno? C'è stato un momento simbolico, ieri a Srifa,
quando
i soldati libanesi già dispiegati nel Libano meridionale si sono uniti agli uomini
di
Hezbollah per liberare dai detriti una casa, in cui si credeva fossero sepolti i corpi
di
di un'intera famiglia. La Croce Rossa libanese e gli uomini della protezione civile
-
rappresentanti di quel potere civile che si suppone debba riprendersi la sovranità
da
Hezbollah - si sono uniti alla ricerca. Il mukhtar, che ha così apertamente definito
gli Hezbollah eroi, è anche un rappresentante del governo. E all'ingresso di questo
villaggio
distrutto c'è ancora un poster di Nasrallah e del presidente iraniano Khamenei.
Lungi dallo spingere gli Hezbollah a nord del fiume Litani, Israele li ha trincerati
nei villaggi libanesi, come mai prima d'ora.