Hassan e Joseph hanno solo 18 anni, vivono in Libano, e raccontano la loro guerra
Hassan e Joseph hanno solo 18 anni, vivono in Libano, e raccontano la loro guerra
Hassan Fadel. Gli israeliani, prima della tregua,
hanno lanciato di nuovo volantini su Beirut. Hanno invitato la gente a lasciare
la periferia meridionale della città. Mi chiedo: cosa c’è ancora da distruggere
in quei quartieri se ormai la gente è fuggita, le loro case sono rase al suolo,
e quello che rimane sono solo macerie?
Ho lasciato Tayyoune. La mia casa è stata colpita dai caccia F16
israeliani. Ora vivo in una zona di montagna,
a Choufeyyat, con la mia
famiglia. Abbiamo affittato una casa
assieme a mio zio: paghiamo 500 dollari al mese ma almeno qui siamo al
sicuro. Mio fratello Rada oggi è andato nella nostra casa distrutta, a
recuperare i nostri vestiti, perché siamo fuggiti in fretta senza portare
niente con noi. La gente senza una casa ormai dorme nelle strade, se non ha la
fortuna di trovare una scuola aperta. Di sera, quando ritorno a casa, ci sono
molte automobili che si muovono verso il nord, c’è molta gente che dorme nelle
macchine, che vive nei parchi o sui marciapiedi. La situazione degli sfollati
è
molto grave. Il prezzo del pane in alcune zone è arrivato a 15mila lire,
soprattutto nelle zone più colpite, mentre noi al nord lo possiamo acquistare
ancora a 1500 lire.
Dove vivo io i supermercati sono chiusi. A volte arriva la
benzina e la gente la acquista anche a 30 mila lire per tanica. E’ così triste
tutto questo. E mi rende triste vedere la mia sorellina piangere tutto il
giorno dopo che i bombardamenti le hanno portato via il suo peluche preferito.
Joseph Nawfal.
In questi giorni, mentre la guerra non è ancora finita, ripenso ai miei
amici. Eravamo quattro. Quattro amici inseparabili.
Uscivamo ogni sera per le strade di Beirut e invece adesso non ci vediamo più
né ci sentiamo al telefono. Due di loro si sono spostati a Faraya, verso il nord.
Anche Faraya, nota località
turistica, non è stata risparmiata. Giorni fa l’aviazione israeliana ha colpito
le antenne delle tv libanese. Non so
come stanno i miei amici ora né come passano le loro giornate. Molte sono le
famiglie che da quando questa guerra è scoppiata si sono divise perché sono
state costrette a farlo. La gente che si è rifugiata in Siria ha lasciato
qualcuno in Libano: il marito o il fratello o lo zio. Qualcuno deve restare in
quella che per anni è stata la sua casa.
Intanto Olmert chiede ancora un
mese di tempo. E come se non bastassero i morti e la distruzione delle
infrastrutture libanesi oggi gli aerei israeliani hanno lanciato dei volantini
su
Beirut il cui contenuto incitava ad una nuova guerra civile nel paese. Siamo
uniti, è vero, pero il tempo sta passando e i rifugiati stanno diventando nervosi e impazienti.
Molte malattie si sono già diffuse tra loro e tanti, che erano già malati,
hanno bisogno di medicine che non ci
sono. Israele blocca anche i convogli. Come vuole non seminare odio?
Spero tanto
che la gente in Libano continui ad essere unita. Poi penso a quelle famiglie che
sono rimaste intrappolate al sud e sono lì, senza cibo né acqua. Israele
proibisce ogni tipo di spostamento di automobili.
Sono sempre stato fiero del mio paese, cosi diverso,
particolare. Abbiamo sempre avuto problemi, lo ammetto, però li abbiamo sempre
superati perché siamo forti. La guerra passata ci ha resi più forti. Aspetto
guardando le notizie alla tv, quando c’è l’elettricità. Non posso fare altro,
in
un paese in guerra. Questo conflitto sembra crescere così come cresce la mia
paura di vedere la mia terra sempre più distrutta.
testimonianze raccolte da Erminia Calabrese