15/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Hassan e Joseph hanno solo 18 anni, vivono in Libano, e raccontano la loro guerra
Hassan e Joseph hanno solo 18 anni, vivono in Libano, e raccontano la loro guerra

beirut distrutta dai bomabrdamenti Hassan Fadel
. Gli israeliani, prima della tregua, hanno lanciato di nuovo volantini su Beirut. Hanno invitato la gente a lasciare la periferia meridionale della città. Mi chiedo: cosa c’è ancora da distruggere in quei quartieri se ormai la gente è fuggita, le loro case sono rase al suolo, e quello che rimane sono solo macerie?  Ho lasciato Tayyoune. La mia casa è stata colpita dai caccia F16 israeliani. Ora vivo in una zona di montagna,  a Choufeyyat,  con la mia famiglia. Abbiamo affittato una casa  assieme a mio zio: paghiamo 500 dollari al mese ma almeno qui siamo al sicuro. Mio fratello Rada oggi è andato nella nostra casa distrutta, a recuperare i nostri vestiti, perché siamo fuggiti in fretta senza portare niente con noi. La gente senza una casa ormai dorme nelle strade, se non ha la fortuna di trovare una scuola aperta. Di sera, quando ritorno a casa, ci sono molte automobili che si muovono verso il nord, c’è molta gente che dorme nelle macchine, che vive nei parchi o sui marciapiedi. La situazione degli sfollati è molto grave. Il prezzo del pane in alcune zone è arrivato a 15mila lire, soprattutto nelle zone più colpite, mentre noi al nord lo possiamo acquistare ancora a 1500 lire.
Dove vivo io i supermercati sono chiusi. A volte arriva la benzina e la gente la acquista anche a 30 mila lire per tanica. E’ così triste tutto questo. E mi rende triste vedere la mia sorellina piangere tutto il giorno dopo che i bombardamenti le hanno portato via il suo peluche preferito.
 
donne libanesi a un funeraleJoseph Nawfal.  In questi giorni, mentre la guerra non è ancora finita, ripenso ai miei amici. Eravamo quattro. Quattro amici inseparabili. Uscivamo ogni sera per le strade di Beirut e invece adesso non ci vediamo più né ci sentiamo al telefono. Due di loro si sono spostati a Faraya, verso il nord. Anche Faraya, nota località turistica, non è stata risparmiata. Giorni fa l’aviazione israeliana ha colpito le antenne delle tv libanese. Non so come stanno i miei amici ora né come passano le loro giornate. Molte sono le famiglie che da quando questa guerra è scoppiata si sono divise perché sono state costrette a farlo. La gente che si è rifugiata in Siria ha lasciato qualcuno in Libano: il marito o il fratello o lo zio. Qualcuno deve restare in quella che per anni è stata la sua casa.
Intanto Olmert chiede ancora un mese di tempo. E come se non bastassero i morti e la distruzione delle infrastrutture libanesi oggi gli aerei israeliani hanno lanciato dei volantini su Beirut il cui contenuto incitava ad una nuova guerra civile nel paese. Siamo uniti, è vero, pero il tempo sta passando e i rifugiati  stanno diventando nervosi e impazienti. Molte malattie si sono già diffuse tra loro e tanti, che erano già malati, hanno  bisogno di medicine che non ci sono. Israele blocca anche i convogli. Come vuole non seminare odio?
Spero tanto che la gente in Libano continui ad essere unita. Poi penso a quelle famiglie che sono rimaste intrappolate al sud e sono lì, senza cibo né acqua. Israele proibisce ogni tipo di spostamento di automobili. 
Sono sempre stato fiero del mio paese, cosi diverso, particolare. Abbiamo sempre avuto problemi, lo ammetto, però li abbiamo sempre superati perché siamo forti. La guerra passata ci ha resi più forti. Aspetto guardando le notizie alla tv, quando c’è l’elettricità. Non posso fare altro, in un paese in guerra. Questo conflitto sembra crescere così come cresce la mia paura di vedere la mia terra sempre più distrutta.

testimonianze raccolte da Erminia Calabrese
Categoria: Guerra
Luogo: Libano