13/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel quartiere di Hezbollah: sopravvivere o morire nella periferia meridionale di Beirut
Scritto per noi da
 Erminia Calabrese

Il sette agosto l'aviazione israeliana stava attaccando la periferia meridionale di Beirut, già distrutta dalle molte altre incursioni avvenute dall'inizio della guerra, poiché considerata “Hayye Hizbollah”, il quartiere di Hezbollah.
 
Hassan Fadel, un ragazzo libanese di 17 anni, racconta di come quel giorno solo 30 metri gli hanno salvato la vita. “Il 7 agosto ero a casa di un mio amico che vive a Shiha, un quartiere non lontano da casa mia. Eravamo lì e parlavamo dei nostri progetti per settembre, guerra permettendo, e dei nostri ricordi della scorsa estate.
Verso le 19 e 30 ho lasciato la sua casa per andare in un internet point, per controllare la mia posta elettronica e parlare con i miei amici tramite messenger. Dopo un po’ i caccia F16 israeliani hanno bombardato l’edificio dove ero stato fino a pochi minuti prima. Ringraziando Dio, ero a 30 metri di distanza”.
 
“Ho pianto molto e mi sono spaventato. C'erano molte persone nel palazzo, molte famiglie, e anche il mio amico era lì. Adesso lui e i suoi genitori sono in ospedale in gravi condizioni mentre sua nonna è morta. Ho pianto ancora. La gente ha cominciato a correre via, a piedi scalzi e con i bambini in braccio che gridavano. Ho visto sangue e corpi che giacevano per terra. Ho visto gente chiedere aiuto. Una nube di polvere si è sollevata. È stato così difficile anche per la protezione civile recuperare i feriti”.
 
“Mia madre mi cercava gridando e quando l’ho trovata in mezzo alla nube di polvere e al sangue della gente, anche lei piangeva. Ora  ringraziamo Dio perché siamo ancora vivi. Fino a poco tempo fa Tayyoun, la zona dove vivevo, era un paese tranquillo. Ora anche da qui la gente ha cominciato a scappare. Sono morte più di trentotto persone e almeno sessanta sono rimaste ferite. Dal 7 agosto, da quando la nostra casa è stata distrutta siamo scappati al nord, dove si è più sicuri, almeno per ora. Ma quella sera è diventata il mio incubo”.
Categoria: Guerra, Profughi
Luogo: Libano
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