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San Paolo, terza ondata di violenza. Ancora una volta, da lunedì, la megalopoli brasiliana è teatro di una vera e
propria guerriglia urbana: edifici pubblici, sedi delle forze di sicurezza, banche,
supermercati, pompe di benzina e autobus sono stati assaltati e dati alla fiamme,
e una sorta di tiro al bersaglio contro chiunque indossasse una divisa è tornato
a seminare il terrore. cinque i morti. Innumerevoli i feriti. Una città nel panico,
18 milioni di abitanti ripiombati di nuovo ne clima di guerra civile che li ha
costretti a rintanarsi in casa per giorni già in maggio e giugno. Bande armate
del Primo Comando della Capitale (Pcc) pattugliano ogni metro quadro sparando,
distruggendo, appiccando incendi. Il loro unico obiettivo è creare caos e disperazione,
nel tentativo di tenere in scacco la polizia. Presi di mira molto supermercati,
un allarme bomba ha costretto le forze dell’ordine a evacuare un intero shopping
center di una zona di periferia. Su alcuni muri una scritta, il movente dell’ennesima
furia criminale che in tre mesi ha fatto 180 morti: “Contro la repressione carceraria”.
I tentacoli. La piovra del Pcc ha testa e cuore fra le sbarre delle carceri di massima sicurezza
dello Stato. È lì che è nata, 13 anni fa, ed è da lì che prende energie e impulsi.
I suoi leader sono in prigione da anni, condannati a pene infinite, ma è fra quelle
mura che il Pcc prospera. I suoi bracci si diramano per ogni singola strada della
megalopoli, con migliaia di adepti, (i fratelli), e di simpatizzanti, (i cugini),
che ne fanno una vera potenza. Prima fonte di guadagno, il narcotraffico, che
garantisce al Pcc legami invisibili con ogni strato della società, fino ad arrivare
ai piani alti, a una lista infinita di insospettabili. Sono migliaia i “miliziani”
a piede libero che scorrazzano sparando e aggredendo, condizionando a più riprese
la vita di milioni di persone. Mercoledì 12 luglio il traffico cittadino è stato
addirittura bloccato per l’intera giornata. Elemento scatenante, questa volta,
l’arresto di alcuni avvocati difensori del lider maximo della cupola, Marcos Herbas Camacho, detto Marcola, che avrebbero usato strumenti
illeciti e aiutato la banda a riclicare denaro sporco. È lui il deus ex machina,
colui che tira le fila delle azioni di 140mila prigionieri e di migliaia di ‘fedeli’
fuori. Marcola è un vero e proprio dio per questa gente. È un genio del crimine,
con una sua morale e una sua etica. È il capo carismatico, colui che incarna ideologia
e statuto: sedici regole scritte, una costituzione tout court, che termina con
tre parole emblematiche: libertà, giustizia e pace. È questa la caratteristica
della piovra paulista: l’aver trovato nell’odio verso i carcerieri l’unione e
la forza per cambiare il sistema penitenziario, che è il loro mondo.
Sugli attenti. Il Pcc è uno stato parallelo che detta legge nell’affollato universo carcerario
paulista. Marcola, montagna di muscoli dallo sguardo tagliente e duro, ne incarna
la filosofia e ne regge redini e dettami. Chiunque metta piede in una delle prigioni
dello Stato non ha scelta: o piegarsi o morire. Immancabile il rituale, un macabro
e sadico rito di iniziazione, con tanto di solenne giuramento di fedeltà sulla
tavola delle regole. È il battesimo del fuoco, il prezzo del rispetto, dell’invulnerabilità.
“Il Pcc affascina molti giovani, perché solo così si sentono rispettati” ha spiegato
José de Jesus, avvocato della pastorale carceraria di San Paolo, difensore di
un giovane abitante di una delle favelas più povere della città brasiliana il
quale, una volta membro del Pcc, è ora minacciato di morte dai suoi stessi fratelli
e costretto all’isolamento in carcere: è stato accusato di aver rubato i soldi
del gruppo. E il gruppo non perdona. “E’ un traditore, la massima delle infamie”,
spiega il legale. “In una società in cui la famiglia è disgregata, la polizia
è l’aggressore, il giudice è colui che umilia, la chiesa è quella dei no, è la
fazione ad accoglierli. È qui che un ragazzo acquista potere: appartiene a un
gruppo temuto che gli garantisce identità. E le possibilità di agire in gruppo,
compiere crimini e scorribande sono seduttrici. Per non parlare dei soldi facili.
È con orgoglio che dichiarano di appartenere al Pcc”. Ed è con cieca fedeltà che
scattano sugli attenti a ogni ordine che arriva dalla cupola. Stella Spinelli