11/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



In Libano, al dramma della guerra, potrebbe aggiungersi una catastrofe ecologica
La prima squadra di esperti europei, composta da tre tecnici danesi, è giunta in Libano con il compito di valutare i danni e le possibilità d'intervento per la ripulitura delle coste libanesi dalla cosiddetta 'marea nera', vale a dire la massa di carburante che si è riversata in mare dopo la distruzione della centrale elettrica di Jiyyeh, a trenta chilometri da Beirut.
 
le barche in un porto libanese e l'acqua piena di combustibileBombe ecologiche. Le bombe che hanno colpito l’impianto hanno liberato 15 mila tonnellate di olio combustibile e la fuoriuscita di carburante, provocata dall'esplosione e dagli incendi, in parte ha alimentato una macchia inquinante lungo un tratto che va da 80 a 120 chilometri, su un totale di 220 chilometri di coste libanesi, abitate da non meno di 3 milioni di persone. L’intervento, promosso dalla Commissione europea, è coordinato dal Mic (il centro per il monitoraggio della protezione civile europea), che ha inviato anche i primi macchinari necessari per l'operazione di pulitura della grossa quantità di carburante. Una vera e propria emergenza ambientale. Il primo allarme l’aveva lanciato Yakub Sarraf, ministro dell’Ambiente libanese, che aveva chiesto l’intervento dell’Ue, paragonando quello che sta accadendo in Libano alla marea nera che coprì le coste del Kuwait nel 1991 durante la prima guerra del Golfo. Il Commissario europeo per l'ambiente, Stavros Dimas, aveva risposto attivando il meccanismo di protezione civile europea e recandosi sul posto per rendersi conto del danno.
 
un granchio ricoperto di olioAria, terra e mare. La prima conseguenza della ‘marea nera’ è quello di aver generato un effetto aerosol a base di sostanze altamente cancerogene, che vengono inalate dalle popolazioni delle città costiere libanesi. "Siamo di fronte a un quadro estremamente grave, a un atto che rischia di azzerare gli sforzi per disinquinare il Mediterraneo condotti dai 21 paesi che aderiscono alla Convenzione di Barcellona (l'organismo che si occupa della protezione del Mediterraneo). E non è finita: sul territorio libanese ci sono altre infrastrutture civili che, se colpite dai missili, si trasformeranno in bombe chimiche e ambientali destinate a lasciare una lunga scia di sofferenze umane e devastazioni ambientali". Questo il parere di Sergio Illuminato, direttore dell'Info/Rac, il Centro italiano per l'informazione e la comunicazione della Convenzione, in una conferenza stampa tenutasi il 9 agosto scorso in collaborazione con il ministero dell’Ambiente italiano. La situazione ambientale delle coste libanesi, in assenza di un cessate il fuoco e del proseguimento dei combattimenti che rende difficile qualsiasi tipo d’intervento, continua ad aggravarsi. Il bombardamento della centrale elettrica ha generato un cocktail micidiale di sostanze tossiche e cancerogene, liberate nell’aria: idrocarburi policiclici aromatici, il benzopirene, il benzene, il toluene, i pcb. Non si può escludere neanche la contaminazione dei campi coltivati limitrofi  alle zone colpite. La zona di mare tra Jiyyeh e Heri-Chekka è off-limits per la pesca, ma presto il problema potrebbe non essere solo del Libano, visto che lamarea nera continua a espandersi interessando le coste turche e cipriote.

Ch.E.
Categoria: Guerra, Ambiente
Luogo: Libano