La prima squadra di esperti europei, composta da tre tecnici danesi, è
giunta in Libano con il compito di valutare i danni e le
possibilità d'intervento per la ripulitura delle coste libanesi dalla
cosiddetta 'marea nera', vale a dire la massa di carburante che si è riversata
in mare dopo la distruzione della centrale elettrica di Jiyyeh, a trenta
chilometri da Beirut.
Bombe ecologiche. Le bombe che hanno colpito l’impianto hanno liberato 15 mila
tonnellate di olio combustibile e la fuoriuscita di carburante, provocata
dall'esplosione e dagli incendi, in parte ha alimentato una macchia inquinante
lungo un tratto che va da 80 a 120 chilometri, su un totale di 220 chilometri
di coste libanesi, abitate da non meno di
3 milioni di persone. L’intervento, promosso dalla Commissione europea, è
coordinato dal Mic (il centro per il monitoraggio della protezione civile
europea), che ha inviato anche i primi macchinari necessari per l'operazione di
pulitura della grossa quantità di carburante. Una vera e propria emergenza ambientale.
Il primo allarme l’aveva lanciato
Yakub Sarraf, ministro dell’Ambiente libanese, che aveva chiesto l’intervento
dell’Ue, paragonando quello che sta accadendo in Libano alla marea nera che
coprì le coste del Kuwait nel 1991 durante la prima guerra del Golfo. Il
Commissario europeo per l'ambiente, Stavros Dimas, aveva risposto attivando il
meccanismo di protezione civile europea e recandosi sul posto per rendersi
conto del danno.
Aria, terra e mare. La prima conseguenza della ‘marea nera’ è quello di aver
generato un effetto aerosol a base di sostanze altamente cancerogene, che
vengono inalate dalle popolazioni delle città costiere libanesi. "Siamo di fronte
a un quadro estremamente grave, a un atto che
rischia di azzerare gli sforzi per disinquinare il Mediterraneo condotti dai 21
paesi che aderiscono alla Convenzione di Barcellona (l'organismo che si occupa
della protezione del Mediterraneo). E non è finita: sul territorio libanese ci
sono altre infrastrutture civili che, se colpite dai missili, si trasformeranno
in bombe chimiche e ambientali destinate a lasciare una lunga scia di
sofferenze umane e devastazioni ambientali". Questo il parere di Sergio
Illuminato, direttore dell'Info/Rac, il Centro italiano per l'informazione e la
comunicazione della Convenzione, in una conferenza stampa tenutasi il 9 agosto
scorso in collaborazione con il ministero dell’Ambiente italiano. La situazione
ambientale delle coste libanesi, in assenza di un cessate il fuoco e del
proseguimento dei combattimenti che rende difficile qualsiasi tipo
d’intervento, continua ad aggravarsi. Il bombardamento della centrale elettrica
ha generato un cocktail micidiale di sostanze tossiche e cancerogene, liberate
nell’aria: idrocarburi policiclici aromatici, il benzopirene, il benzene, il
toluene, i pcb. Non si può escludere neanche la contaminazione dei campi
coltivati limitrofi alle zone colpite.
La zona di mare tra Jiyyeh e Heri-Chekka è off-limits per la pesca, ma presto
il problema potrebbe non essere solo del Libano, visto che lamarea nera
continua a espandersi interessando le coste turche e cipriote.
Ch.E.