Gli Stati Uniti appoggiano Haiti, ma all'arrivo di Powell si scatena la violenza
Il racconto - "Qui si sentono colpi di arma da fuoco in
continuazione. I caschi blu dell’Onu ogni tanto fanno incursione in questi quartieri
ad alto rischio e arrestano qualche guerrigliero. Trovano armi e munizioni. Sperano
di riuscire a trovare informazioni utili su chi fornisce gli armamenti, e soprattutto
su chi invia i soldi che servono per finanziare la lotta armata. Per lo più si
tratta di uomini appartenenti ai fedelissimi di Aristide. Per il resto i soldati
dell’Onu non si vedono". La testimonianza arriva dalla scuola salesiana di Port
au Prince. Si trova sull’ipotetica linea di confine che separa le baraccopoli
di Cité Militaire e Cité Soleil.
Due quartieri dove spari e omicidi sono ormai la norma. I seguaci dell’ex presidente
Jean Bertrande Aristide si fanno sentire ogni giorno di più. Si sono fatti sentire
anche nel giorno in cui ad Haiti si è presentato Colin Powell, il segretario di
Stato statunitense. Durante il colloquio con il premier haitiano Gerard Latourtue
e con il presidente Boniface Alexandre, avvenuto nel palazzo del governo, gli
uomini della guardia nazionale hanno ingaggiato un violentissimo scontro a fuoco,
durato circa mezz’ora, con uomini armati appartenenti ai gruppi fedeli all’ex
dittatore, poi rifugiatisi nella baraccopoli di Bel Air.
La quotidianità - "A Bel Air è praticamente impossibile entrare. Rischi di morire per un Gourdes,
la moneta haitiana", racconta Jon, un autista di taxi della capitale. "Se posso
io non ci vado. Li si nascondono i fedelissimi di Aristide, ogni giorno si spara
e ci sono sempre guai".
Nell’aria l’odore del piombo, per le strade tensione e paura. Profumi e sensazioni
che sono entrati a far parte della quotidianità di questa parte dell’isola di
Hispaniola da febbraio del 2004, mese cruciale della rivolta haitiana.
Quella di Haiti è stata molto probabilmente l’ultima missione haitiana per Powell,
vista la sua condizione di dimissionario. Gli Stati Uniti hanno ribadito la volontà
di intensificare gli impegni per poter accelerare il processo di democratizzazione
del paese caraibico. Durante i colloqui, Powell e i rappresentanti haitiani hanno
anche discusso eventuali investimenti da parte Usa per riparare alle enormi devastazioni
dovute al passaggio dell’uragano Jeanne.
Haiti bivio per l’America Latina - Intanto la Minustah, la forza di pace delle Nazioni Unite presente ad Haiti,
si arricchisce di un nuovo contingente formato da circa duecentocinquanta soldati
brasiliani. Questa operazione rientra nelle decisioni prese sul rafforzamento
della missione per poter traghettare in pace la nazione verso le elezioni del
2005. Oltre ai veicoli blindati necessari alle operazioni militari, i soldati
brasiliani porteranno con loro anche generi alimentari, acqua e medicinali. Ma
la missione di pace presente sull’isola apre anche un altro capitolo. Il Brasile,
appoggiato da Cile, Argentina, Uruguay, Paraguay, Perù, Venezuela e Messico ha
respinto la proposta degli Stati Uniti di formare un esercito unico del continente
americano per la sola lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata. Il ministro
della difesa brasiliano ha fatto sapere in merito che si oppone a "una forza
multilaterale unica, che abbia come scopo principale missioni di polizia contro
il terrorismo e criminalità organizzata, che finirebbe per essere comandata dagli
Stati Uniti. Crediamo invece che i nostri eserciti si debbano attenere alla difesa
del territorio e alla protezione della popolazione".
Rinnovato il mandato alla Minustah solo per sei mesi - Tutto questo avviene dopo che non è stata accolta la richiesta di Kofi Annan,
il presidente delle Nazioni Unite, di prolungare di diciotto mesi la missione
di pace a Haiti. Il voto dei membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite
infatti ha stabilito che la Minustah resti nell’isola ancora sei mesi.