09/12/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Mohammed, il ragazzo aiutato da Emergency e da Baldoni, torna a casa

mohammed torna a casa“Mohammed è veramente felice adesso. Finalmente può lasciare l'ospedale e cominciare la sua nuova vita”.  Il dottor Hama, direttore del centro di riabilitazione di Emergency a Suleymania, in Iraq, è molto soddisfatto e il tono concitato della sua voce tradisce l'emozione sempre nuova di restituire la gioia a un paziente. Soprattutto per un medico come lui, abituato a lavorare con esseri umani ai quali la guerra toglie ogni speranza nel futuro.

La riabilitazione. “Ora sta in piedi da solo e cammina”, racconta il dottor Hama, “dopo la terapia finalizzata alla confidenza con le protesi meccaniche siamo passati al trattamento finale, quello che dà anche un aspetto definitivo alle nuove gambe del ragazzo. Tutto è andato per il meglio, ma bisogna sottolineare che gran parte del lavoro è stato fatto dall'immensa voglia di vivere di Mohammed”. Tutti quelli che hanno avuto a che fare con Mohammed sottolineano lo stesso aspetto: la grinta che il giovane iracheno ha dimostrato dal primo giorno, la stessa grinta che deve aver così profondamente colpito Enzo Baldoni. Si parla infatti proprio del ragazzo che il giornalista free-lance italiano aveva conosciuto poco prima del suo rapimento. Voleva aiutarlo e si era rivolto a Emergency. Poi Enzo è scomparso, ma l'organizzazione italiana ha continuato a cercare Mohammed fino a quando, il 14 ottobre 2004, lo ha trovato in un sobborgo di Abu Ghraib, nei pressi di Baghdad. Da quel giorno, con molti sacrifici, Mohammed si è messo a lavorare e adesso potrà ricominciare a lavorare.

mohammed prende confidenza con le protesiIl futuro. “Non vedo l'ora di tornare a casa”, racconta Mohammed, “sono stato per troppo tempo lontano e mi manca la mia famiglia. Loro sono stati accanto a me per molto tempo, ma spesso dovevano tornare a casa per badare alle nostre cose...di questi tempi non si sa mai. L'unica cosa che mi dispiace è quella di non aver potuto passare il Ramadan tra la mia gente, ma qui in ospedale mi hanno trattato come un figlio”. Mentre risponde al telefono, in sottofondo, si sente il clacson che suona...è il fratello di Mohammed che non sta più nella pelle e non vede l'ora di partire con la macchina che Emergency ha messo a disposizione per il ritorno a casa.
“Finalmente potrò pensare a ricostruirmi una vita...potrò cominciare a lavorare di nuovo e a sentirmi un uomo. Se non badi alla famiglia, come puoi guardare i tuoi figli negli occhi senza vergognarti?”

La speranza. Prima che il colpo del carro armato statunitense cambiasse la sua vita per sempre, Mohammed faceva il tassista. Ricominciare a guidare è un sogno che andrà valutato con il tempo, ma non si sa mai. Sicuramente invece nessuno potrà restituire al ragazzo la sua prima moglie e il bambino che lei portava nel grembo, spazzati via per sempre dalla furia della guerra. Ora Mohammed ha una nuova famiglia e delle protesi nuove. Ha un'occasione e, vista la grinta che ha commosso tutti, sono in molti a credere nella sua capacità di ricominciare. In fondo questa storia è cominciata proprio perchè qualcuno ha creduto in lui e nella sua voglia di lottare: Enzo Baldoni.


Christian Elia

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