10/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La uccisione di un famoso imam accende la rabbia dei musulmani centrasiatici
Kara-Suu, ‘Acqua Nera’, è un villaggio della Valle di Fergana, nel cuore dell’Asia centrale. E’ diviso in due da un fiume che Stalin scelse come confine tra Uzbekistan e Kirghizistan. Questo piccolo borgo si trova a metà strada tra la città kirghiza di Osh e quella uzbeca di Andijan, teatro di due rivolte popolari sfociate, rispettivamente, in una rivoluzione (marzo 2005) e in un massacro (maggio 2005). Ora Kara-Suu rischia di diventare il nuovo epicentro delle tensioni religiose e politiche che, fin dal crollo dell’Urss, hanno fatto di queste vallate una delle zone più instabili del pianeta.
 
Valle di FerganaAccusato di far parte del Miu. Lunedì scorso, migliaia di giovani hanno sfilato a Kara-Suu, davanti a centinaia di soldati che li tenevano sotto tiro. La folla, inneggiante ad Allah, portava il feretro del leader religioso più famoso della regione: l’imam Rafiq Qori Kamoluddin, ucciso domenica sera alla periferia di Osh in un’operazione congiunta delle forze speciali kirghize e uzbeche. Per i due governi, l’imam era un membro del Movimento Islamico dell’Uzbekistan (Miu), gruppo armato integralista attivo da anni nella Valle di Fergana e ritenuto responsabile degli attacchi del 12 maggio scorso sul confine tra Kirghizistan e Tagikistan.
L’uccisione dell’amatissimo imam Kamoluddin rischia di infiammare gli animi di una comunità islamica già segnata da anni di persecuzioni (arresti, torture, uccisioni) subite ad opera del regime uzbeco di Islam Karimov, e nell’ultimo anno, anche dal governo kirghizo di Kurmanbek Bakiyev.
 
L'imam KamoluddinPorte aperte all’Hizb-ut-Tahrir. Ogni venerdì, 10 mila fedeli provenienti da entrambi i paesi venivano alla moschea Al-Sarahsiy, nella parte kirghiza di Kara-Suu, per ascoltare le prediche dell’imam Kamoluddin. Era amato dalla gente soprattutto per la sua coraggiosa decisione di aprire le porte della sua moschea ai fedeli membri del movimento pan-islamico Hizb-ut-Tahrir (Partito della Liberazione): una specie di massoneria internazionale musulmana, fondata in Giordania nel 1953, che predica l’instaurazione, con mezzi pacifici, di un califatto islamico in tutti i paesi della Umma, dal Marocco all’Indonesia.
Nonostante non sia mai stato coinvolto in atti violenti, l’Hizb-ut-Tahrir è stato messo fuori legge come gruppo terroristico in tutti gli Stati dell’Asia centrale.
 
Il funerale dell'imamIl figlio: “Faceva paura perché era popolare”. L’imam di Kara-Suu, pur dichiarandosi in disaccordo con l’ideologia radicale del movimento, ha sempre ammesso nella sua moschea i membri dell’Hizb-ut-Tahrir: “Anche loro hanno diritto di pregare in moschea. Non è giusto fare discriminazioni tra i fedeli. A me basta che non facciano opera di proselitismo e di propaganda per il loro movimento”, aveva dichiarato Kamoluddin poco tempo fa. Questa decisione gli era già costata ripetute minacce e un arresto da parte del governo kirghizo. Ma lui non si era fatto intimorire.
“Mio padre non era un terrorista – ha dichiarato Rashid, il figlio dell’imam – ma le autorità lo temevano per il suo grande seguito popolare e per questo lo hanno ucciso”.
“E’ stata un’esecuzione extragiudiziale”, si legge in una nota diffusa dalla sede londinese dell’ Hizb-ut-Tahrir, che prosegue constatando come “il governo kirghizo stia seguendo il regime uzbeco sulla strada della repressione violenta della libertà di religione”. 

Enrico Piovesana

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità