Dopo 34 anni gli Stati Uniti annunciano di voler lasciare la base navale nell'isola sarda
scritto per noi da
Angela Zanella
Il Dipartimento della Difesa
statunitense ha annunciato che entro il primo semestre del 2008
lascerà definitivamente la base militare di Santo Stefano a La
Maddalena, in Sardegna, dopo trentaquattro anni.

La base di supporto per sottomarini a
propulsione e armamento nucleare, infatti, è operativa in
Italia dal 1972, in seguito ad un accordo bilaterale segreto
stipulato tra il governo degli Stati Uniti di Richard Nixon e
quello italiano, guidato all'epoca da Giulio Andreotti, in cui si
è deciso di istituire questa base, che rientra nel sistema di difesa
della Nato. Dell'accordo non si sa molto di più, perchè
i dettagli non sono mai stati resi noti, nemmeno al Parlamento. Sette
anni dopo, nel 1979, viene studiato un piano di emergenza per evitare
l'inquinamento radioattivo nel caso in cui si fossero verificati
incidenti alla base militare. Del piano, però, non si sapeva
praticamente nulla fino all'estate scorsa, quando è stato rivelato all'amministrazione
comunale di Santo Stefano per cercare di
calmare le polemiche mosse più volte dagli ambientalisti e non
solo. La decisione, però, si è rivelata motivo di una
nuova protesta: il piano, infatti, prevedeva l'evacuzione di 15 mila
persone in un'ora in caso di incidente alla base militare.

Di incidenti, in effetti, se ne sono
verificati, anche di recente. L'ultimo è del 25 ottobre 2003,
quando il sottomarino a propulsione nucleare Uss Hartford ha urtato
il fondale vicino a Caprera. Incidente senza grosse conseguenze sul
piano ambientale per il comando dell'Us Navy, secondo il quale i
danni riportati dal sottomarino sono di lieve entità e non c'è
alcun rischio di contaminazione. A rimetterci sono stati il comandante,
capitano di vascello Gerg Parker, e il commodoro Christopher R. Van
Metre, entrambi destituiti dai rispettivi ruoli. Agli inizi del 2004,
però, viene lanciato l'allarme: un istituto di ricerca
francese, il Criirad, afferma che analizzando le alghe tra La
Maddalena e San Bonifacio ha rilevato un tasso di radioattività
400 volte superiore alla norma. La Regione Sardegna reagisce:
prima firma a Roma, il 14 gennaio, un protocollo d'intesa con il
governo italiano in cui viene formalizzato l'impegno a tutelare
l'ambiente circostante la base Usa, per la quale viene prevista una
ristrutturazione. Due settimane dopo, però, il 28 gennaio,
decide di delegare a istituti di ricerca indipendenti l'analisi del
livello di radioattività dell'area. Chiede, inoltre, che la
base di Santo Stefano venga chiusa.

L'amministrazione sarda ha atteso quasi
due anni ma, finalmente, il novembre scorso, il Dipartimento di
Difesa statunitense si è dichiarato a favore dello
smantellamento della base, affermando che ormai la postazione non è
più necessaria, soprattutto considerando che ora il corpo
militare statunitense è impegnato soprattutto nella lotta al
terrorismo, che interessa scenari diversi da quelli di trent'anni fa.
La base sarà dunque spostata in un altro paese europeo,
informano gli Stati Uniti.
La decisione definitiva è stata
comunicata oggi dal ministero della Difesa italiano
alll'amministrazione regionale sarda nell'ambito di un incontro a
Roma, programmato per discutere del problema delle servitù
militari in Sardegna, problema per cui il presidente della regione,
Renato Soru, si è battuto già durante la campagna
elettorale del 2004. Soru ha dunque apprezzato la notizia e pensa a
come riconvertire a uso turistico l'area della Maddalena su cui
sorge la base Usa. Pare che ci siano, già dallo scorso anno,
importanti imprese pronte ad investire nel progetto, tra cui l'Aga
Khan Development Network (Akdn), gruppo con sede in Svizzera e di
proprietà del principe arabo Aga Khan, guida dei musulmani ismailiti sciiti, che
si occupa di sviluppo economico, sociale
e culturale, soprattutto in Asia e Africa. Sarebbero
interessati a La Maddalena anche il finanziere americano Tom Barrack,
considerato uno degli investitori più astuti del mondo, e un
gruppo francese.