11/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un attivista per la pace chiede al governo israeliano di continuare le operazioni in Libano
 
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Desiderare la pace e combattere per raggiungerla non implica il desiderio o la volontà di autodistruggersi. Dall’altro lato, la voglia di vivere non implica un’opposizione alla pace. La vita non è bianca o nera, ma la morale e l’etica sì: può solo esistere l’etico e il non etico, il morale e il non morale. Hamas combatte contro Israele allo stesso modo (e per gli stessi motivi) in cui l’OLP combatteva contro Israele in passato. Hamas non vuole riconoscere Israele come stato a meno che prima Israele non riconosca la Palestina come stato. Hamas non è un avversario facile, ma tuttavia è quello con cui potremmo raggiungere un accordo.
 
Yitzhak Frankenthal con il figlio Arik L’organizzazione di Hamas uccise mio figlio Arik. Dopo molti colloqui con la sua autorità, sono giunto alla conclusione che un accordo di pace vero e duraturo con Hamas sia possibile. Purtroppo gli Usa, l’Europa e, ovviamente, Israele vedono Hamas come un’organizzazione terrorista e, pertanto, non sono disposti ad alcun tipo di dialogo. Prima ho scritto che Israele, a causa dell’occupazione del popolo palestinese, sta commettendo atti di terrore giornalieri. Forse è il momento giusto di riflettere un po’ su cosa sia il “terrorismo” e presentare un metodo per distinguerne forme e tipi. Rapendo soldati e sparando missili da uno stato sovrano, ossia il Libano, Hezbollah ha un solo obiettivo: attaccare un altro stato sovrano (Israele). Questi attacchi sono volti a danneggiare e a spaventare le vittime. In questi attacchi, l’intento maligno è evidente: l’intenzione di spaventare e uccidere quanti più civili possibile per amplificare l’effetto degli attacchi su un altro stato sovrano. In questi attacchi non c’era l’intenzione di liberare il Libano dal controllo israeliano. In questi attacchi non c’era l’intenzione di combattere Israele per non aver restituito le alture del Golan alla Siria, dato che Hezbollah opera dal Libano e non dalla Siria. Come Nasrallah stesso ha affermato, l’unico obiettivo di questi attacchi era quello di eliminare Israele e il sionismo. I quotidiani atti terroristici di Israele ai danni dei palestinesi non vengono perpetrati con un’intenzione maligna, ma soltanto a causa dell’assoluta stupidità e l’apparente incapacità di porre fine a questa terribile situazione. E’ contro questa stupidità che dobbiamo combattere e manifestare in modo positivo. Dobbiamo affrettare la fine dell’occupazione in un modo che non ponga fine o danneggi la vita. Questo è ciò per cui lavoro da anni ormai, troppi anni.
 
Quando un uomo causa la morte di un altro uomo, si apre un’inchiesta per capire il movente dell’assassino: voleva veramente uccidere la vittima o è stato un incidente? Se non c’era l’intenzione di uccidere la vittima, diventa un caso di omicidio colposo, non di omicidio. Sebbene un’ulteriore indagine possa essere effettuata per capire se la morte della vittima sia stata causata dalla negligenza da parte dell’assassino, in ogni caso non si tratta più di omicidio. Nonostante il fatto che la vittima non sia più morta nel caso di un omicidio rispetto a un caso di omicidio colposo, siamo alle prese con un omicida. In altre parole, è chiaro che è proprio il movente dell’assassino che determina la natura delle azioni e ciò serve a definire l’atto come assassinio o omicidio colposo. Pur senza dubbio commettendo atti di terrorismo, Israele non aveva intenzione di occupare la Palestina. E’ stato obbligato a farlo come risultato delle guerre a cui era stato obbligato dall’Egitto e dalla Giordania. L’occupazione israeliana in Palestina continua ancora oggi a causa della stupidità e al cattivo uso dell’ebraismo come giustificazione per fare ciò (es., la promessa biblica di un Grande Israele, ecc.). Non sto giustificando l’occupazione. Sto lottando per porre fine a tutto ciò.
 
Per più di 2000 anni noi ebrei abbiamo vissuto in esilio. Non avevamo un paese. Alla fine, siamo riusciti a fondare lo stato di Israele nel 1948. Come nazione, abbiamo patito molta oppressione ma abbiamo anche oppresso altri paesi. Meritiamo di vivere in un nostro stato indipendente, così come americani, europei e arabi vivono nei propri territori. Anche i palestinesi meritano di vivere in un loro paese indipendente e questo è ciò per cui mi batto. 
Quando lo stato d’Israele viene attaccato da un altro stato sovrano è obbligato a difendersi. Purtroppo è anche vero che molti civili innocenti vengono uccisi o feriti. Tuttavia Israele non può essere biasimato poiché colpa di quei terroristi che considerano legittima la tattica di attaccare Israele usando scudi umani. Hezbollah ha dimostrato che non solo non si preoccupa dei cittadini israeliani, ma che non si preoccupa nemmeno di quelli libanesi. Israele ha il dovere di combattere per garantire la propria sicurezza.
Sebbene io creda che i palestinesi meritino un proprio stato e che debbano lottare per raggiungere quest’obiettivo, se venisse costituito uno stato palestinese che decidesse di attaccare Israele dopo che noi abbiamo raggiunto pace e riconciliazione, sarei il primo ad andare in guerra.
 
I civili libanesi dovrebbero soffrire per le conseguenze dell’aggressione di Hezbollah? Questa è una questione morale fondamentale che deve essere affrontata prima che si prenda qualsiasi decisione sulla guerra israeliana in Libano. Nessuna organizzazione terroristica può crescere a tal punto senza l’aiuto dello stato in cui opera. La decisione tragica e strategica dell’autorità libanese di non fermare lo sviluppo di Hezbollah ha spianato la strada agli attacchi israeliani: si è trattato solo di una questione di quando e quanto distruggere. I cittadini libanesi, la maggior parte dei quali sono sciiti e pieni di scuse verso Hezbollah, non possono incolpare Israele per questi attacchi, ma dovrebbero puntare il dito verso Hezbollah. Lasciamo che tutti coloro che appoggiano la fine della sofferenza libanese si avvicinino a questi civili e facciano pressione su di loro affinché smantellino la rete terrorista in mezzo a loro.
 
Un altro interrogativo a cui rispondere è per quanto tempo Israele combatterà in Libano. Siamo caduti di nuovo nella sabbie mobili libanesi aprendo un altro capitolo dell’occupazione israeliana in Libano? Israele non può permettersi di vivere sotto costante minaccia, violenza e missili. Nel caso in cui Israele porga l’altra guancia a queste aggressioni e cominci i negoziati con Hezbollah, deve essere pronta a vivere in uno stato di estrema insicurezza, con aggressioni senza fine e ricatti. Io, per esempio, non sono preparato ad avere uno stato israeliano in queste condizioni e, pertanto, appoggio la continuazione delle ostilità in Libano finché Hezbollah non perde la sua efficacia. Se Israele cessasse la sua campagna proprio ora, ciò significherebbe una vittoria del terrorismo dappertutto, non solo in Libano. Il mondo libero, il settore etico dell’umanità non possono permettersi che un qualsiasi bastardo diventi re o che un’organizzazione terroristica tenga delle popolazioni pacifiche prigioniere del proprio volere. Se non volete terroristi non avete altra scelta che combattere il terrorismo.
Vorrei tornare alla differenza principale tra Hamas e Hezbollah. Hamas sta combattendo per uno stato indipendente e vuole vivere in pace con Israele. Qualsiasi parallelismo tra Hamas e Hezbollah sarebbe, dunque, tragicamente sbagliato. Finche non capiamo che Hamas non è un’organizzazione terroristica, continueremo a combatterla anziché negoziare con essa un accordo di pace basato su pace e riconciliazione.
 
Sì, lotto per la pace. Non per una pace soggetta a condizioni, ma per la vera pace. Sì, mi oppongo strenuamente alla violenza contro civili innocenti. Tuttavia mi preoccupo per la sicurezza e il benessere del mio popolo, del mio paese.
 
Mi rammarico del fatto che, alla luce dei recenti avvenimenti, molte persone nel campo di pace israeliano sembrano confuse, cosicché abbiamo pubblicato il seguente annuncio nei quotidiani locali. Resto in attesa delle vostre risposte.
 
Categoria: Guerra
Luogo: Libano
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