Da quasi un mese Israele sta combattendo una guerra complicata contro il Libano.
Durante questo periodo si sono susseguiti diversi appelli per convincere Israele
a ritirare le proprie forze, ad accettare un cessate il fuoco e iniziare i negoziati
col Libano. Appelli simili, insieme a manifestazioni, sono stati fatti anche da
vari partiti all’interno del campo di pace israeliano. Sono membro del campo di
pace israeliano sin dal 1973, mi batto attivamente per la pace dal 1994. Credo
che sia per il fatto di essere un attivista per la pace che io debba fare appello
al governo israeliano affinché continui le operazioni in Libano.

La vera pace, più che uno slogan, ingloba dei diritti e dei conseguenti doveri,
fondamentali per la propria esistenza. Tale, ad esempio, è il mio diritto a) a
vivere in pace e sicurezza ed è mio dovere permettere che il mio vicino faccia
lo stesso; b) a vivere nel mio paese e permettere che il mio vicino faccia lo
stesso. Paesi vicini non hanno bisogno di accordi di pace
per se, per far sì che evitino un conflitto tra di loro. Gli stati possono esistere
uno accanto all’altro senza combattere – persino in mancanza di un accordo di
pace. Tuttavia, gli stati non possono perpetrare crimini atroci tra di loro anche
in assenza di un accordo di pace.
Il Libano è uno stato sovrano. Improvvisamente, per non si sa quali ragioni,
qualcuno in Libano ha deciso di rapire dei soldati israeliani e lanciare missili
di sbarramento in quel territorio. Perché? Cos’ha fatto Israele al libano? Quale
potrebbe essere stato l’interesse del Libano nel dare inizio a questo confronto
con Israele? Israele non ha il diritto di esistere in pace e prosperità insieme
al Libano allo stesso modo in cui gli Stati Uniti esistono accanto al Canada?
Lo stato di Israele si è svegliato una mattina scoprendo che alcuni suoi soldati
erano stati rapiti e i territori del nord erano sotto il fuoco dei missili. Se
Israele non avesse risposto, non avrei avuto altra scelta che lasciare Israele.
Credo che un paese che non difende i propri abitanti non sia degno di avere queste
persone.
Ma allora, quale dovrebbe essere una risposta adeguata a questi attacchi? In
un breve articolo intitolato “La terza Guerra mondiale” che scrissi nel 1995,
notavo che ci sono gruppi attualmente esistenti i cui obiettivi sono quelli di
mettere a repentaglio e infine distruggere capitalismo e democrazia. Nel mio articolo
raccomandavo a tutti i paesi del mondo di coalizzarsi sotto l’egida delle Nazioni
Unite per combattere insieme questi gruppi. Scrivevo anche che questo conflitto,
o guerra, è tra il mondo libero come lo conosciamo noi e i gruppi terroristi.
Se un qualsiasi stato dovesse proteggere tali gruppi, scrissi, sarebbe compito
del mondo sostituire l’autorità di quello stato – con la forza, se necessario.
Da quando scrissi quell’articolo ai giorni nostri, il mondo è stato scosso da
centinaia di attacchi terroristici, la maggior parte dei quali nel nome dell’estremismo
islamico. E’ forse paradossale che ciò che questi terroristi hanno colpito è
stato proprio ciò per cui stavano presumibilmente combattendo, cioè l’Islam. L’Islam
è una religione con dei codici etici e dei valori molto avanzati. Una maggioranza
schiacciante di musulmani rifiuta e si oppone apertamente all’estremismo. L’Islam
vieta di colpire le persone innocenti. Si oppone alla corruzione, all’immoralità
e alla crudeltà. Allora perché, potremmo chiedere, questi atti orrendi di violenza
vengono perpetrati nel nome dell’Islam? Non dimentichiamoci che nel corso della
storia, atti di violenza tremenda sono stati commessi anche nel nome della cristianità
e dell’ebraismo. Anche oggi siamo testimoni dell’occupazione della popolazione
palestinese nel nome dell’ebraismo. Se il leader di uno stato chiede l’annientamento
di un altro stato, questi deve essere destituito. Se il leader di uno stato decide
di accogliere e dare rifugio a organizzazioni terroristiche, permettendo loro
di operare liberamente dai propri confini, devono essere costretti a capire che
anche la loro nazione e il loro paese dovranno pagare il prezzo del terrorismo.

Nello scorso mese duemila missili sono caduti in suolo israeliano. Più di cento
civili israeliani innocenti sono stati uccisi, migliaia i feriti. Oltre quaranta
soldati, che non avevano altra scelta se non combattere contro il Libano, sono
morti. So bene che centinaia sono stati uccisi anche in Libano e che altre migliaia
sono rimasti feriti. Queste morti mi rattristano. Sono colpito da qualsiasi danno
che ricade sugli innocenti. Nonostante ciò, finché i terroristi in Libano operano
da aree densamente popolate, non abbiamo altra scelta se non quella di avvisare
i cittadini della necessità di combattere i terroristi dall’interno e informarli
che se non vogliono essere sorpresi nel bel mezzo del fuoco incrociato devono
abbandonare le proprie città.
Per quanto tutto ciò possa sembrare orribile e crudele, non è mia intenzione
ferire i cittadini libanesi e non è mia intenzione accettare il fatto che i terroristi
cerchino riparo tra la popolazione civile usandoli come scudi umani dietro ai
quali nascondersi e poterci attaccare. Per quanto la situazione sia o diventi
intricata e complicata, le linee rosse devono rimanere chiare e ben definite.
No, non ci deve essere nessuna protezione per nessun terrorista nel mondo. Sì,
è mio dovere evitare lo spargimento di sangue innocente. Questo è esattamente
il motivo per cui sono obbligato a informare e mettere in guardia la popolazione
libanese, come ha fatto Israele.
La situazione tra Israele e Palestina non è meno complessa: gli stati arabi di
Egitto, Giordania e Siria hanno attaccato Israele in passato nel tentativo di
distruggerlo. Da allora, abbiamo firmato degli accordi di pace sia con l’Egitto
che con la Siria. I Palestinesi, che prima di queste guerre erano parte dell’Egitto
(Gaza) e della Giordania (sponda occidentale), vennero lasciati senza uno stato.
L’Egitto abbandonò Gaza e la Giordania abbandonò la sponda occidentale, lasciando
più di 3 milioni di palestinesi senza un paese né una cittadinanza. Di conseguenza
Israele fu obbligato a decidere se adottare i Palestinesi garantendogli il diritto
alla cittadinanza israeliana o permettendogli di stabilire il proprio stato sovrano,
lo stato palestinese. Discutere di tutti questi eventi dall’inizio fino a oggi
richiederebbe un approfondimento molto più vasto dello spazio fornito dal presente
articolo. Basti dire che, tutt’ora, i palestinesi non hanno ancora il proprio
stato, continuano a vivere sotto una terribile occupazione e soffrono quotidianamente.
Agli occhi palestinesi, e anche ai miei, questa è la peggior forma di terrorismo.
Ma allora, qual è la differenza, se esiste, tra Israele e
Hezbollah? Quali, se esistono, le differenze tra Hamas, Israele e
Hezbollah? Alla fin fine, tutti e tre i partiti di cui sopra commettono
atti di terrore. In effetti ci sono persone che non vedono la
differenza tra l’uno e l’altro, ma non sono d’accordo. Il Libano è uno
stato sovrano. L’organizzazione Hezbollah stabilì una milizia militare
in Libano che rimase in guerra con Israele per tutto il periodo in cui
Israele restò in Libano (1982-2000). Col ritiro delle Forze di Difesa
Israeliane (IDF) dal Libano nel 2000, per Hezbollah non c’era più
motivo di esistere. Da quel momento in poi, soltanto l’odio di Israele
fomentava il proseguimento dell’esistenza di Hezbollah. Hezbollah è
attualmente al servizio delle autorità iraniane che si sono prefisse
l’obiettivo religioso di distruggere Israele e dei leader siriani, il
cui desiderio di colpire Israele deriva da entrambe le considerazioni
militari e come proseguimento della Guerra dei Sei Giorni in cui perse
le alture del Golan. Vale la pena notare che l’assurdità nel Medio
Oriente ha portato un paese secolare come la Siria, la cui popolazione
è in maggioranza sunnita (anche se il presidente Assad è sciita
alawita, ndr.), e dunque nemica degli sciiti, ad appoggiare
l’organizzazione estremista sciita di Hezbollah.
Una delle conclusioni più dolorose che dovrebbero trarsi come risultato delle
migliaia di missili che sono stati (e vengono ancora) sparati su Israele è che
bisogna fermare il programma nucleare iraniano con qualsiasi mezzo necessario
prima che si rifornisca di armi non convenzionali. Quello che dobbiamo capire
dai terribili attacchi di Hezbollah è che Israele ha ora il dovere di affrettarsi
e intraprendere azioni decisive contro la possibilità che l’Iran si doti di armi
nucleari.