11/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un attivista per la pace chiede al governo israeliano di continuare le operazioni in Libano
Da quasi un mese Israele sta combattendo una guerra complicata contro il Libano. Durante questo periodo si sono susseguiti diversi appelli per convincere Israele a ritirare le proprie forze, ad accettare un cessate il fuoco e iniziare i negoziati col Libano. Appelli simili, insieme a manifestazioni, sono stati fatti anche da vari partiti all’interno del campo di pace israeliano. Sono membro del campo di pace israeliano sin dal 1973, mi batto attivamente per la pace dal 1994. Credo che sia per il fatto di essere un attivista per la pace che io debba fare appello al governo israeliano affinché continui le operazioni in Libano.
 
Yitzhak FrankenthalLa vera pace, più che uno slogan, ingloba dei diritti e dei conseguenti doveri, fondamentali per la propria esistenza. Tale, ad esempio, è il mio diritto a) a vivere in pace e sicurezza ed è mio dovere permettere che il mio vicino faccia lo stesso; b) a vivere nel mio paese e permettere che il mio vicino faccia lo stesso. Paesi vicini non hanno bisogno di accordi di pace per se, per far sì che evitino un conflitto tra di loro. Gli stati possono esistere uno accanto all’altro senza combattere – persino in mancanza di un accordo di pace. Tuttavia, gli stati non possono perpetrare crimini atroci tra di loro anche in assenza di un accordo di pace. 
Il Libano è uno stato sovrano. Improvvisamente, per non si sa quali ragioni, qualcuno in Libano ha deciso di rapire dei soldati israeliani e lanciare missili di sbarramento in quel territorio. Perché? Cos’ha fatto Israele al libano? Quale potrebbe essere stato l’interesse del Libano nel dare inizio a questo confronto con Israele? Israele non ha il diritto di esistere in pace e prosperità insieme al Libano allo stesso modo in cui gli Stati Uniti esistono accanto al Canada? Lo stato di Israele si è svegliato una mattina scoprendo che alcuni suoi soldati erano stati rapiti e i territori del nord erano sotto il fuoco dei missili. Se Israele non avesse risposto, non avrei avuto altra scelta che lasciare Israele. Credo che un paese che non difende i propri abitanti non sia degno di avere queste persone.
 
Ma allora, quale dovrebbe essere una risposta adeguata a questi attacchi? In un breve articolo intitolato “La terza Guerra mondiale” che scrissi nel 1995, notavo che ci sono gruppi attualmente esistenti i cui obiettivi sono quelli di mettere a repentaglio e infine distruggere capitalismo e democrazia. Nel mio articolo raccomandavo a tutti i paesi del mondo di coalizzarsi sotto l’egida delle Nazioni Unite per combattere insieme questi gruppi. Scrivevo anche che questo conflitto, o guerra, è tra il mondo libero come lo conosciamo noi e i gruppi terroristi. Se un qualsiasi stato dovesse proteggere tali gruppi, scrissi, sarebbe compito del mondo sostituire l’autorità di quello stato – con la forza, se necessario. 
Da quando scrissi quell’articolo ai giorni nostri, il mondo è stato scosso da centinaia di attacchi terroristici, la maggior parte dei quali nel nome dell’estremismo islamico. E’ forse paradossale che ciò che questi terroristi hanno colpito è stato proprio ciò per cui stavano presumibilmente combattendo, cioè l’Islam. L’Islam è una religione con dei codici etici e dei valori molto avanzati. Una maggioranza schiacciante di musulmani rifiuta e si oppone apertamente all’estremismo. L’Islam vieta di colpire le persone innocenti. Si oppone alla corruzione, all’immoralità e alla crudeltà. Allora perché, potremmo chiedere, questi atti orrendi di violenza vengono perpetrati nel nome dell’Islam? Non dimentichiamoci che nel corso della storia, atti di violenza tremenda sono stati commessi anche nel nome della cristianità e dell’ebraismo. Anche oggi siamo testimoni dell’occupazione della popolazione palestinese nel nome dell’ebraismo. Se il leader di uno stato chiede l’annientamento di un altro stato, questi deve essere destituito. Se il leader di uno stato decide di accogliere e dare rifugio a organizzazioni terroristiche, permettendo loro di operare liberamente dai propri confini, devono essere costretti a capire che anche la loro nazione e il loro paese dovranno pagare il prezzo del terrorismo.
 
Nello scorso mese duemila missili sono caduti in suolo israeliano. Più di cento civili israeliani innocenti sono stati uccisi, migliaia i feriti. Oltre quaranta soldati, che non avevano altra scelta se non combattere contro il Libano, sono morti. So bene che centinaia sono stati uccisi anche in Libano e che altre migliaia sono rimasti feriti. Queste morti mi rattristano. Sono colpito da qualsiasi danno che ricade sugli innocenti. Nonostante ciò, finché i terroristi in Libano operano da aree densamente popolate, non abbiamo altra scelta se non quella di avvisare i cittadini della necessità di combattere i terroristi dall’interno e informarli che se non vogliono essere sorpresi nel bel mezzo del fuoco incrociato devono abbandonare le proprie città.
Per quanto tutto ciò possa sembrare orribile e crudele, non è mia intenzione ferire i cittadini libanesi e non è mia intenzione accettare il fatto che i terroristi cerchino riparo tra la popolazione civile usandoli come scudi umani dietro ai quali nascondersi e poterci attaccare. Per quanto la situazione sia o diventi intricata e complicata, le linee rosse devono rimanere chiare e ben definite. No, non ci deve essere nessuna protezione per nessun terrorista nel mondo. Sì, è mio dovere evitare lo spargimento di sangue innocente. Questo è esattamente il motivo per cui sono obbligato a informare e mettere in guardia la popolazione libanese, come ha fatto Israele.
 
La situazione tra Israele e Palestina non è meno complessa: gli stati arabi di Egitto, Giordania e Siria hanno attaccato Israele in passato nel tentativo di distruggerlo. Da allora, abbiamo firmato degli accordi di pace sia con l’Egitto che con la Siria. I Palestinesi, che prima di queste guerre erano parte dell’Egitto (Gaza) e della Giordania (sponda occidentale), vennero lasciati senza uno stato. L’Egitto abbandonò Gaza e la Giordania abbandonò la sponda occidentale, lasciando più di 3 milioni di palestinesi senza un paese né una cittadinanza. Di conseguenza Israele fu obbligato a decidere se adottare i Palestinesi garantendogli il diritto alla cittadinanza israeliana o permettendogli di stabilire il proprio stato sovrano, lo stato palestinese. Discutere di tutti questi eventi dall’inizio fino a oggi richiederebbe un approfondimento molto più vasto dello spazio fornito dal presente articolo. Basti dire che, tutt’ora, i palestinesi non hanno ancora il proprio stato, continuano a vivere sotto una terribile occupazione e soffrono quotidianamente. Agli occhi palestinesi, e anche ai miei, questa è la peggior forma di terrorismo.
 
Ma allora, qual è la differenza, se esiste, tra Israele e Hezbollah? Quali, se esistono, le differenze tra Hamas, Israele e Hezbollah? Alla fin fine, tutti e tre i partiti di cui sopra commettono atti di terrore. In effetti ci sono persone che non vedono la differenza tra l’uno e l’altro, ma non sono d’accordo. Il Libano è uno stato sovrano. L’organizzazione Hezbollah stabilì una milizia militare in Libano che rimase in guerra con Israele per tutto il periodo in cui Israele restò in Libano (1982-2000). Col ritiro delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) dal Libano nel 2000, per Hezbollah non c’era più motivo di esistere. Da quel momento in poi, soltanto l’odio di Israele fomentava il proseguimento dell’esistenza di Hezbollah. Hezbollah è attualmente al servizio delle autorità iraniane che si sono prefisse l’obiettivo religioso di distruggere Israele e dei leader siriani, il cui desiderio di colpire Israele deriva da entrambe le considerazioni militari e come proseguimento della Guerra dei Sei Giorni in cui perse le alture del Golan. Vale la pena notare che l’assurdità nel Medio Oriente ha portato un paese secolare come la Siria, la cui popolazione è in maggioranza sunnita (anche se il presidente Assad è sciita alawita, ndr.), e dunque nemica degli sciiti, ad appoggiare l’organizzazione estremista sciita di Hezbollah.
Una delle conclusioni più dolorose che dovrebbero trarsi come risultato delle migliaia di missili che sono stati (e vengono ancora) sparati su Israele è che bisogna fermare il programma nucleare iraniano con qualsiasi mezzo necessario prima che si rifornisca di armi non convenzionali. Quello che dobbiamo capire dai terribili attacchi di Hezbollah è che Israele ha ora il dovere di affrettarsi e intraprendere azioni decisive contro la possibilità che l’Iran si doti di armi nucleari.   
 
Continua... 
Categoria: Guerra
Luogo: Libano
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