10/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente russo: "Via le truppe entro il 2008". Ma non significa la fine della guerra
Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato martedì un decreto che impegna i ministeri di Difesa e Interni a preparare entro la fine dell’anno un piano per il graduale ritiro di tutte le forze armate russe, esercito e polizia, dispiegate in Cecenia. Ritiro che dovrebbe avvenire nel giro di ulteriori due anni, ovvero nel 2007 e 2008.
 
Truppe russe in CeceniaNormalizzazione o cecenizzazione? La decisione rientra nella strategia di disimpegno che il Cremlino persegue ormai da tempo con una graduale ma costante riduzione della propria presenza militare in Cecenia, accompagnata da un progressivo passaggio di consegne e responsabilità alle forze di sicurezza locali dipendenti dall’amministrazione cecena fedele a Mosca.
Putin definisce questo processo come “normalizzazione”, intendendo che in Cecenia la guerra contro la resistenza armata indipendentista è finita con la sconfitta totale e la resa dei ribelli e che quindi la situazione è tornata alla “normalità”. Una normalità che non richiede più la presenza delle truppe russe.
Ma fuori dalle mura del Cremlino, si parla invece di “cecenizzazione” del conflitto, cioè della sua graduale trasformazione in guerra civile tra ceceni indipendentisti  e ceceni unionisti. Una trasformazione che è già iniziata da tempo.
 
Miliziani kadyrovitiLe milizie di Kadyrov al posto dei soldati russi. Da almeno un anno, a condurre la guerra contro i ribelli ceceni non sono più tanto i militari russi (che si limitano a operazioni speciali o a bombardamenti contro le basi della guerriglia sulle montagne del sud), quanto i miliziani ceceni comandati dal primo ministro ceceno Ramzan Kadyrov. Da tempo, la popolazione civile cecena ha più paura dei kadyroviti che dei soldati russi, perché ormai sono le bande armate di Kadyrov che rapiscono, torturano, saccheggiano, violentano e uccidono chiunque sia sospettato di legami con la guerriglia (cioè potenzialmente tutti dato che, dopo 12 anni di guerra, ogni famiglia ha uno o più uomini che hanno militato nella resistenza armata). La ferocia dei kadyroviti non conosce limiti: a fine luglio hanno ucciso e decapitato un ribelle e poi hanno lasciato la sua testa in mostra sulla pompa di benzina nella piazza centrale del villaggio.
Il ritiro delle truppe russe, quindi, non cambierà granché sul campo e certamente non significherà la fine della guerra e del terrore in Cecenia.
 

Enrico Piovesana

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