07/12/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Nelle Filippine il disboscamento selvaggio ha aggravato il bilancio delle alluvioni
 
 
Una foto aerea della zona di Infanta - Cpyright Oxfam
Alluvioni e disboscamento - Dal 29 novembre scorso l’isola di Luzon, nel nord delle Filippine, è stata colpita da alluvioni e smottamenti che hanno causato finora 1400 vittime tra morti accertati (753) e dispersi (345). Padre Giovanni Gentilin, missionario nella periferia di Manila racconta a PeaceReporter: “I disastri sono avvenuti a cento chilometri da qui. Il vento del Pacifico, che ha raggiunto i 185 chilometri orari, si è aggiunto al monsone tardivo – di solito le piogge diminuiscono in questa stagione – provocando una catastrofe. Ma la vera causa di queste vittime sono gli smottamenti dei monti dovuti al disboscamento selvaggio. I governanti sono responsabili di questa situazione anche perché non hanno mai fatto nulla per prevenirla”. La presidente Gloria Arroyo ha annunciato ieri, in un discorso alla nazione, proprio la sospensione delle attività di disboscamento e invitato “chi può ad aiutare le 170mila persone colpite dalle inondazioni”. Tre tifoni (Violeta, Winnie e Nanmadol) si sono abbattuti sulle zone nord orientali e con particolare violenza intorno alle città di Real, Infanta e General Nakar nella provincia di Quezon Centrale. Ed è qui che si stanno concentrando gli sforzi dell’organizzazione umanitaria Oxfam: “Migliaia di case sono andate distrutte o danneggiate”, scrive Mona Laczo coordinatrice regionale per i media e la cooperazione di Oxfam. “Interi terreni coltivati sono stati completamente devastati. Le piogge pesanti e ininterrotte hanno generato – per via dell’erosione del suolo - grosse frane che hanno interrotto ogni via di comunicazione e trasporto. Queste aree sono tra le più povere di Quezon”.
I danni dei tifoni in un villaggio vicino a Nakar - Copyright Oxfam
Due storie raccolte da Oxfam - Mona Laczo, appena arrivata sul luogo del disastro, ha incontrato Celia, madre di cinque figli: “Noi abitanti della provincia di Quezon abbiamo avuto a che fare prima con il tifone Violeta e poi con Winnie e Nanmadol”. Ironia della sorte, Celia mostra alla volontaria di Oxfam due confezioni di noodles (spaghetti di riso o soia) con il marchio “Lucky me”. Fanno parte degli aiuti distribuiti dalle autorità locali a migliaia di persone e a cui si aggiungono due chilogrammi di riso e due lattine di sardine al giorno. “Non abbiamo più nulla”, dice Celia. “Ogni cosa è andata distrutta. Non siamo nemmeno riusciti a portar via qualche vestito. Quando è giunto Winnie, io e la mia famiglia abbiamo cercato riparo alla stazione di benzina. Abbiamo avuto paura di morire. Mentre aspettavamo che il tifone si calmasse, mia figlia incinta ha iniziato ad avere le doglie. Ero terrorizzata perché sapevo che era impossibile chiamare un medico. E’ in queste condizioni che sono diventata nonna”. 
Un villaggio distrutto dai tifoni - Copyright Oxfam
Un’altra sfollata, Tessie Jimon’s, racconta all’operatrice di Oxfam: “I miei figli hanno lavorato giorni per ripulire la casa dal fango. Ma ce n’è ancora molto e non so quando riusciremo a rientrare. Abbiamo bisogno di cibo, acqua, ed io di un nuovo lavoro, visto che anche la mia ditta ha perso tutto”. Tessie e i famigliari hanno trovato riparo in una scuola. Oxfam nelle prossime quattro settimane dovrebbe portare soccorso a circa 50mila persone di Infanta e General Nakar.
Intanto altri due problemi stanno affliggendo le popolazioni del nordest di Luzon: il rischio di essere colpiti da dissenteria, dopo aver bevuto acqua contaminata, e dai morsi dei serpenti che, trascinati dai fiumi di fango, stanno raggiungendo le zone abitate.
La zona di Nakar colpita dal tifone - Copyright Oxfam
Un Paese sfruttato - “La provincia filippina – continua Padre Giovanni -  è una vastissima sacca di miseria. I governanti hanno interesse a mantenere povera gran parte della popolazione filippina perché questa funziona per loro come un serbatoio di voti. Basta loro dare a questa gente un po’ di riso durante la campagna elettorale per guadagnarsi consensi. Al momento le Filippine stanno vivendo una grave crisi economica. I prezzi dei generi alimentari stanno aumentando e migliaia di persone stanno emigrando a Manila in cerca di fortuna. Ma la capitale, purtroppo, non offre niente. Secondo un’ultima classifica, il Paese è al quinto posto al mondo per le risorse minerarie. Dalle giungle, poi, si ricava mogano e altro legname pregiato, ma ormai le grandi corporations si stanno mangiando tutto”.
 
 

Francesca Lancini

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità