Nelle Filippine il disboscamento selvaggio ha aggravato il bilancio delle alluvioni

Alluvioni e disboscamento - Dal 29 novembre scorso l’isola di Luzon, nel nord delle Filippine, è stata colpita
da alluvioni e smottamenti che hanno causato finora 1400 vittime tra morti accertati
(753) e dispersi (345). Padre Giovanni Gentilin, missionario nella periferia di
Manila racconta a PeaceReporter: “I disastri sono avvenuti a cento chilometri
da qui. Il vento del Pacifico, che ha raggiunto i 185 chilometri orari, si è aggiunto
al monsone tardivo – di solito le piogge diminuiscono in questa stagione – provocando
una catastrofe. Ma la vera causa di queste vittime sono gli smottamenti dei monti
dovuti al disboscamento selvaggio. I governanti sono responsabili di questa situazione
anche perché non hanno mai fatto nulla per prevenirla”. La presidente Gloria Arroyo
ha annunciato ieri, in un discorso alla nazione, proprio la sospensione delle
attività di disboscamento e invitato “chi può ad aiutare le 170mila persone colpite
dalle inondazioni”. Tre tifoni (
Violeta,
Winnie e
Nanmadol) si sono abbattuti sulle zone nord orientali e con particolare violenza intorno
alle città di Real, Infanta e General Nakar nella provincia di Quezon Centrale.
Ed è qui che si stanno concentrando gli sforzi dell’organizzazione umanitaria
Oxfam: “Migliaia di case sono andate distrutte o danneggiate”, scrive Mona Laczo coordinatrice
regionale per i media e la cooperazione di Oxfam. “Interi terreni coltivati sono
stati completamente devastati. Le piogge pesanti e ininterrotte hanno generato
– per via dell’erosione del suolo - grosse frane che hanno interrotto ogni via
di comunicazione e trasporto. Queste aree sono tra le più povere di Quezon”.

Due storie raccolte da Oxfam - Mona Laczo, appena arrivata sul luogo del disastro, ha incontrato Celia, madre
di cinque figli: “Noi abitanti della provincia di Quezon abbiamo avuto a che fare
prima con il tifone Violeta e poi con Winnie e Nanmadol”. Ironia della sorte, Celia mostra alla volontaria di Oxfam due confezioni di
noodles (spaghetti di riso o soia) con il marchio “Lucky me”. Fanno parte degli aiuti distribuiti dalle autorità locali a migliaia di persone
e a cui si aggiungono due chilogrammi di riso e due lattine di sardine al giorno.
“Non abbiamo più nulla”, dice Celia. “Ogni cosa è andata distrutta. Non siamo
nemmeno riusciti a portar via qualche vestito. Quando è giunto Winnie, io e la mia famiglia abbiamo cercato riparo alla stazione di benzina. Abbiamo
avuto paura di morire. Mentre aspettavamo che il tifone si calmasse, mia figlia
incinta ha iniziato ad avere le doglie. Ero terrorizzata perché sapevo che era
impossibile chiamare un medico. E’ in queste condizioni che sono diventata nonna”.

Un’altra sfollata, Tessie Jimon’s, racconta all’operatrice di Oxfam: “I miei
figli hanno lavorato giorni per ripulire la casa dal fango. Ma ce n’è ancora molto
e non so quando riusciremo a rientrare. Abbiamo bisogno di cibo, acqua, ed io
di un nuovo lavoro, visto che anche la mia ditta ha perso tutto”. Tessie e i famigliari
hanno trovato riparo in una scuola. Oxfam nelle prossime quattro settimane dovrebbe
portare soccorso a circa 50mila persone di Infanta e General Nakar.
Intanto altri due problemi stanno affliggendo le popolazioni del nordest di Luzon:
il rischio di essere colpiti da dissenteria, dopo aver bevuto acqua contaminata,
e dai morsi dei serpenti che, trascinati dai fiumi di fango, stanno raggiungendo
le zone abitate.

Un Paese sfruttato - “La provincia filippina – continua Padre Giovanni - è una vastissima sacca
di miseria. I governanti hanno interesse a mantenere povera gran parte della popolazione
filippina perché questa funziona per loro come un serbatoio di voti. Basta loro
dare a questa gente un po’ di riso durante la campagna elettorale per guadagnarsi
consensi. Al momento le Filippine stanno vivendo una grave crisi economica. I
prezzi dei generi alimentari stanno aumentando e migliaia di persone stanno emigrando
a Manila in cerca di fortuna. Ma la capitale, purtroppo, non offre niente. Secondo
un’ultima classifica, il Paese è al quinto posto al mondo per le risorse minerarie.
Dalle giungle, poi, si ricava mogano e altro legname pregiato, ma ormai le grandi
corporations si stanno mangiando tutto”.