14/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Clonata in Iran la prima pecora del Medio Oriente, una vita durata cinque minuti
A inizio agosto, nei laboratori del Royan Research Centre di Teheran, si respirava un’euforia simile a quella che accompagna le grandi scoperte, specie quelle nel campo della tecnologia nucleare. Il centro, legato all’Accademia Iraniana per l’Educazione, la Cultura e la Ricerca aveva appena raggiunto un risultato mai conseguito in Medio Oriente: la clonazione di un animale.
 
La pecora clonataSenza nome. Gli esperimenti degli scienziati del regime procedevano da almeno tre anni e già in passato i ricercatori erano andati vicino al risultato, con una mucca e un topo, morti durante la gestazione. Ma questa volta l’animale è nato, si tratta di una pecora. Contrariamente alle abitudini degli scienziati, quando si tratta di rendere popolare una scoperta, gli iraniani non le hanno dato un nome: il motivo? Non c’è stato il tempo. Tutto quello che si sa, infatti, è che la sua vita sperimentale è durata cinque minuti, giusto il tempo di un belato strozzato, ma è stato abbastanza per far gridare vittoria al regime degli ayatollah. In effetti la maggior parte degli animali clonati muore durante il parto o la gestazione, in percentuali che rasentano il 93 percento di mortalità. Non stupisce allora la benedizione dell’ayatollah Ali Khamenei, leader supremo del Paese, che ha ringraziato lo staff di ricercatori per aver portato l’Iran al livello dell’eccellenza anche nel campo delle tecnologie per la manipolazione delle cellule staminali.
 
Ritratto di Khamaenei di fronte a una batteria di missiliPropaganda tecnologica. L’istituto dove è stata fatta nascere la pecora si occupa infatti di questioni legate alla fertilità e alle malattie genetiche. Per i suoi scienziati si tratta del coronamento di tre anni di lavoro, dopo il fallimento degli esperimenti di colonazione di una mucca e di un topo, ma anche la possibilità di progresso nella cura di diverse malattie e l’apertura di una serie di ipotetici nuovi mercati. L’esperimento iraniano ha subito trovato eco in Europa, dove ad esempio, il quotidiano britannico The Guardian ha parlato di un salto tecnologico considerevole. Il vero salto di qualità per l’Iran sarebbe però quello di creare animali in grado di sopravvivere: "Non siamo ancora soddisfatti dei nostri sforzi – ha spiegato il portavoce dell’istituto, Dr. Reza Samani, ai giornalisti – dunque continueremo gli esperimenti finché sapremo produrre un clone in grado di sopravvivere".
La pecora clonata è stata ‘fabbricata’ a Isfahan, sede di una importante centrale nucleare iraniana, una coincidenza che pare suggerire un certo parallelismo tra lo sviluppo delle tecnologie genetiche con quelle nucleari. Un paragone che corre lungo i binari del prestigio internazionale. Non a caso, anche un paese come la Corea del Nord, impegnata nel riarmo nucleare, ha lanciato a più riprese sulla stampa mondiale notizie bomba su esperimenti riusciti di clonazione, prima di un cane, poi di embrioni umani. Quegli annunci si erano poi rivelati falsi, ma evidentemente quello che importa, come nel mondo dello spettacolo, è che se ne parli.
 

Naoki Tomasini

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità