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La guerra ingiusta. Non si tratta di un gruppo
sparuto e isolato. L’avversione per la guerra, in Israele, è in crescita. A Tel
Aviv, sabato scorso, un corteo di circa 5mila persone ha attraversato la città
chiedendo la fine dei bombardamenti. Contro la guerra in Libano, in questi
giorni, si sono tenuti cortei in tutto il mondo. Da Londra a Jakarta, da
Casablanca a Bruxelles, fino ad arrivare a Baghdad, dove migliaia di sunniti e
di sciiti hanno trovato l’accordo per sfilare insieme, contro l’attacco al
Libano, anche se è in corso una guerra in Iraq e se gli stessi che hanno
sfilato assieme per le strade della capitale irachena si combattono da mesi. Ma
una manifestazione a Tel Aviv ha un altro sapore, anche perché l’aggressione
subita da parte degli Hezbollah ha spinto molta gente a ritenere giusta una
reazione per garantire la sicurezza d’Israele. Dai balconi molte persone hanno
insultato i passanti, non riuscendo a capire come si potesse chiedere la fine
di un’operazione che ha lo scopo di rendere sicura la vita di tutti coloro che
vivono nel nord del paese. Ma la manifestazione non era indirizzata a negare il
sacrosanto diritto d’Israele a vivere in pace, ma voleva sottolineare come non
si
raggiunge la pace e la sicurezza bombardando un intero paese e finendo per
colpire la popolazione civile. E per questo quella manifestazione ha un grande
valore.
Il coraggio di dire no. Come ha un grande valore la
scelta di due piloti dell’aviazione militare israeliana che, domenica scorsa,
hanno deliberatamente mancato il bersaglio assegnato loro dal comando. Il
rischio di colpire civili innocenti e non se la sono sentita di correre il
rischio di uccidere uomini, donne e bambini che con questa guerra non c’entrano
nulla. Non sono i primi e non saranno gli ultimi. Yonatan Shapiro, uno che se
ne intende, essendo stato per anni un ‘top gun’ dell’esercito israeliano ed
essendo stato uno dei primi ‘refusenick’, cioè un militare che si è rifiutato
di eseguire ordini contrari alla sua morale, ha spiegato che il dissenso tra i
piloti militari è in crescita. Christian Elia