Joseph e Hassan continuano a vivere la guerra. Aspettano, sprofondati nell'impotenza
Joseph e Hassan, come tutti gli altri ragazzi libanesi,
continuano a vivere la guerra. Aspettano, sprofondati nell'impotenza e certi
che questa guerra non finirà presto.
Joseph Nawfal. La guerra continua, tutto sembra fermo,
come sospeso. Tutti i sogni, i progetti di un'estate piena di gioia e di
divertimento sono spariti nella polvere dei bombardamenti. Siamo chiusi nelle
nostre
case a seguire le notizie, ad aspettare una tregua, un cessate il fuoco. Ma
niente. Solo promesse e discorsi inutili. Elie, mio cugino, quest'anno doveva
laurearsi dopo anni di studi, aveva deciso di lasciare Beirut e andare a lavorare
all'estero. Adesso sta
aspettando. E' così brutto non avere più il potere di decidere del nostro
futuro. La guerra ha preso il controllo su tutto. Rita, una mia amica, aveva appena
iniziato lo stage in una banca. Adesso sta a casa. Il sentimento di debolezza
e
di impotenza è diventato molto diffuso tra noi giovani. La mia nipotina,
Melissa, due giorni fa si è svegliata nella notte. Dahye era sotto le bombe, e Melissa aveva
paura e piangendo mi diceva, mentre io cercavo di rassicurarla, che i carri armati erano arrivati e che ci
avrebbero ammazzati tutti così come era successo a Qana. Melissa ha solo 6
anni, ha festeggiato il suo compleanno il 14 luglio scorso, sotto i
bombardamenti. E' impossibile tenere i bambini all'oscuro di tutto. Non
possono non sapere la verità. Gli aerei israeliani sono sulle loro e le nostre
teste ogni giorno. Noi non possiamo far finta di niente nemmeno davanti a loro.
Quasi tutti i libanesi oggi hanno i loro passaporti a portata di mano, non
vogliono lasciare il paese però nello stesso tempo vogliono vivere, andare avanti
e realizzare i loro sogni invece
di essere parte di una guerra che non volevano. Beirut è deserta, particolarmente
di sera. Di giorno qualcuno in strada ci va. La gente lavora anche se ha paura,
deve guadagnare per vivere e per pagare cibo e benzina che stanno per finire mentre i prezzi salgono
alle stelle. Un giorno finirà tutto, mi dice mia nonna per
tranquilizzarmi. Io ho perso la speranza, tanto tempo fa. Mi dispiace dirlo
però è vero: non vedo un sole nell'orizzonte di questo inferno. Vedo solo che
la gente è impotente. Non sono stati loro a voler la guerra e sicuramente non
saranno loro a fermarla.
Hassan Fadel. Lunedì scorso ero a casa. All'improvviso
l’esercito israeliano ha incominciato a bombardare Dahye, e le esplosioni sono
arrivate vicino alla mia casa, a circa 500 metri. Ma io non ho paura. Io non
sono migliore dei bambini che sono morti a Qana e a Srifa. La benzina a Beirut
comincia a scarseggiare. Ringrazio mio padre che ogni giorno, anche sotto le
bombe, continua ad andare a lavorare per poter comprare cibo e medicinali. Mia
madre è malata, ha appena subito un'operazione al cuore e ha bisogno di medicine.
Io ho
sempre un terribile mal di testa. A volte penso e mi chiedo. Perché il mio
paese, il Libano non può vivere in pace? E' a causa della sua politica interna
o estera? Non capisco perché Israele bombardi il Libano. Uccide solo degli
innocenti mentre dice di voler distruggere le basi di Hezbollah. A volte penso
a un mese fa, al 9 luglio, quando c'erano i mondiali e, assieme ai miei amici,
mi
riunivo in una caffetteria per guardarli. E poi penso ai festeggiamenti nella
Down Town e alle cene nei ristoranti di Beirut sud con mia sorella. Non avevo
mai pensato che dopo pochi giorni tutto sarebbe finito, che non sarei più potuto
andare al centro di Beirut nè nei buoni
ristoranti della periferia Sud. Pensavo all'estate al mare e alle partite di
pallone. Avevo comprato dei vestiti nuovi. Poi sono arrivate le bombe selvagge,
le bombe che hanno distrutto tutto, distrutto in un attimo quello che alcuni
libanesi, anzi la maggior parte, avevano impiegato una vita a costruire. Cosa
spera
di ottenere il governo d’Israele? Distruggere il Libano? Perché? Per i due
soldati rapiti? No, certo che no.