E’ solo lottando senza concessioni contro la guerra globale che noi sapremo garantire la vita ai nostri figli
Non esistono guerre pulite, anche se ci sono a volte guerre giuste.
La guerra è un mezzo barbarico che l’umanità si concede al fine di
risolvere i suoi problemi, realizzare i suoi fantasmi di potere e di
controllo o, al contrario, i suoi sogni di libertà e indipendenza.

Ma di tutte le guerre, le più orribili sono le guerre di
civilizzazione, quelle che considerano il nemico non come un avversario
contro il quale si ha un contenzioso in corso, ma come gente barbara
che occorre sradicare in quanto cultura, civiltà e identità, se non
addirittura sterminarla in quanto comunità umana.
Le crociate o altre “jidash” (guerre sante) e oggi la guerra di Bush
“della democrazia contro l’asse del male” oppongono sempre civiltà e
barbarie: il nostro campo è quello della civiltà, l’altro quello delle
barbarie.
L’aggressione israeliana contro il Libano (io volontariamente non
utilizzo il concetto di guerra perché la guerra implica un minimo di
reciprocità nell’uso della forza) fa parte di questa nuova crociata
contro i popoli barbari, una crociata che è partita da Washington e si
è incamminata prima verso l’Afghanistan, poi verso l’Iraq e in seguito,
con la collaborazione israeliana, verso la Palestina, per sfociare,
oggi, nella tragedia di Cana.
Si tratta, al dire dei suoi
capi e dei suoi profeti, di una guerra globale, planetaria, di una
guerra preventiva, senza un obiettivo chiaramente definito e
identificato. E’ una guerra di civilizzazione che legittima la presa in
ostaggio delle popolazioni civili (compreso il popolo israeliano
stesso), fino al loro massacro, come indica tragicamentela sorte delle
persone dei quartieri a sud di Beyrouth o di Cana, e come altrettanto
tragicamente indicano i 130 civili assassinati a Gaza in luglio.
“Proteggiamo i nostri figli”: è questo il grido di supplica di Nurit
Peled, la madre di Smadar, giovane liceale assassinato, dieci anni
orsono, in un attentato suicida a Gerusalemme. “Proteggiamo i nostri
figli” deve diventare la nostra parola d’ordine, di noi tutti, figli e
figlie di questo pianeta che i nostri dirigenti rischiano di
distruggere con le loro stesse mani. Una parola d’ordine che non può
fare distinzione tra i figli del nord e i figli del sud, tra i figli di
ebrei, cristiani e mussulmani, tra i figli dei ricchi e i figli dei
poveri.
Proteggiamoli da questa guerra che, per la prima volta nella storia
dell’umanità, si annuncia come guerra senza fine, la si vuole eterna.
Proteggiamoli questi figli, ma alla maniera di questa madre Nurit e di
suo marito Rami Elhanan, che insieme ad altri genitori israeliani e
palestinesi, in lutto per la perdita dei propri cari, dichiarano guerra
alla guerra. Alla maniera dei loro altri figli Elik e Gai che hanno
costituito, insieme ai vecchi compagni militari della causa palestinese
e ad antichi soldati israeliani, il movimento dei “Combattenti per la
Pace”.
Proteggiamo i nostri figli non attraverso guerre preventive o manovre
di vendetta, non imprigionandoli dietro muri alti sette metri, non
fuggendo il campo di battaglia ma, al contrario, mettendosi sul campo
della guerra alla guerra, guerra all’oppressione, guerra all’
occupazione, guerra all’umiliazione e all’esclusione.
E’ solo lottando senza concessioni contro la guerra globale che noi sapremo
garantire
la vita ai nostri figli.