08/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Al via l'Assemblea Costituente che cambierà il paese
L’Assemblea Costituente è stata inaugurata e la nuova Bolivia si avvicina. “E’ arrivato il gran giorno, lo Jacha Uru”, ha annunciato durante la cerimonia di inaugurazione, svoltasi domenica nella capitale Sucre, il presidente indio del paese latinoamericano, Evo Morales, deus ex machina di questa grande svolta.
 
Evo Morales, presidente della Bolivia, sullo sfondo del tricolore nazionaleUn nuovo inizio. Lo Jacha Uru, per gli indigeni Aymara – popolo a cui appartiene Morales - significa il giorno del principio. Ed è proprio quello che l’Assemblea Costituente rappresenta almeno per il sessanta percento dei boliviani, ovvero la maggioranza amerinda che vive quelle terre dalla notte dei tempi: una speranza concreta di poter tornare a riprendere il pieno possesso di quanto spetta loro per diritto naturale, la possibilità di riafferrare le redini del futuro politico, economico e sociale del loro paese. La nuova Costituzione che scaturirà da 12 mesi di camera di consiglio dovrà disegnare la Bolivia degli Aymará e dei Quechua, degli Uru-Chipaya e dei Guaraní, di tutti quei 36 gruppi originari che, pur in maggioranza, dalla conquista in poi hanno vissuto in uno stato di emarginazione e sottomissione, quindi di miseria totale. Nonostante dalla rivoluzione nazionale del 1952, gli indigeni abbiano ottenuto alcuni diritti costituzionali, come il voto, le loro condizioni di vita non sono mai migliorate, anzi. L’urbanizzazione e la ‘modernizzazione’ hanno addirittura cancellato l’identità culturale di molti gruppi.
 
Membri dell'Assemblea CostituenteOrgoglio indio. “Siamo di fronte a una refun-dacion della Bolivia – ha sottolineato Morales riferendosi ai 255 membri della Costituente – e siamo obbligati a comprenderci”. Il suo è un appello a cercare la via degli accordi per consenso, metodo tradizionale Aymará, “che non è né autoritarismo né assolutismo”, bensì la forma più equa di vegliare sugli interessi della maggioranza. “L’Assembela Costituente – ha specificato – non esiste per sottomettere nessuno. I popoli originari non sottometteranno nessuno, nonostante siano stati ampiamente sottomessi; non discrimineranno nessuno, nonostante siano stati discriminati; e giammai sfrutteranno, nonostante siamo stai sfruttati”. Poi un auspicio, che i membri della costituente si trasformino in “strumenti di una rivoluzione democratica e culturale di profonde trasformazioni e siano una luce per altri popoli fratello, che lottano per cambiare la loro storia”.
 
Presidente in rosa. Un’assemblea frutto di consensi e compromessi, ma, per decisione del popolo che l’ha votata, espressione della maggioranza. A presiederla una donna, simbolo del cambiamento radicale che sta vivendo il paese: Silvia Lazarte, indigena quechua, umile dirigente contadina, rappresentante del Movimento al Socialismo (Mas), partito di Morales. Accanto a lei, nella direzione, altri cinque esponenti del Mas, ma anche membri dell’opposizione: uno per il Podemos, uno per Concertazion Nacional, uno per Unidad Nazional, uno per Alianza Social, e infine uno per l’Mnr.
 
Silvia Lazarte, presidente dell'Assemblea CostituenteRiscatto al femminile. Risoluta nel suo discorso inaugurale, la presidente Lazarte ha puntato il dito contro la discriminazione cronica della donna all’interno del nucleo familiare, dentro i sindacati, nel mondo del lavoro e in quello della politica, ammettendo però che il suo esempio è, appunto, un segno che qualcosa sta cambiando: “La mia vita è un’amarezza, come quella di molte donne boliviane. Non ho studiato, perché mio padre mi disse che doveva dare prima l’opportunità ai miei fratelli maschi e, dalle prime sessioni sindacali, i compagni mi chiedevano di andarmene fuori dai piedi”. Eppure, proprio da quei no la Lazarteha trovato la forza per diventare dirigente delle donne cocaleras e ora dei coloni contadini di Santa Cruz. Una escalation fino al trono dell’Assemblea Costituente, che grazie a lei avrà una forte impronta femminile. E giovanile, dato che  l'82 percento dei rappresentanti eletti ha fra i 20 e i 50 anni.
 
La Carta dei sogni. Fra migliaia di boliviani in festa, che hanno applaudito e acclamato per più di due ore i costituenti, l’Assemblea ha aperto la sessione che partirà dalla seconda metà di agosto e avrà un anno per presentare alla nazione la Magna Carta dei sogni boliviani.  

Stella Spinelli

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