I razzi colpiscono in particolare i villaggi arabi in Israele, dove non ci sono le sirene
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Nel fine settimana sono
morti altri civili a causa dei Katiuscia sparati da Hezbollah e dai duecento
militari Iraniani che li addestrano. Il caso ha voluto che la maggioranza delle
vittime fossero palestinesi che vivono in Israele, arabi comunque. Come sempre
la televisione è riuscita a trasformare una realtà così sofferta in un ‘reality
show’.
Una famiglia distrutta. Il ruolo che la
televisione svolge nella società contemporanea è immenso. Ma preferisco
concentrarmi nella descrizione di un episodio in particolare. In una cascina a
venti metri dal confine con il Libano sono morte tre donne. Si tratta di un
villaggio beduino: Arab-el- Aramsheh. Le donne sono: la madre Fadya Juma di 60
anni e le due figlie Samira di 33 anni e Sultana di 31. La televisione riprende
il padre, vecchio contadino, nel suo orto che grida di dolore, chiamando per
nome le figlie morte. Tutte le scene di dolore sono struggenti e laceranti, il
vecchio urla per ore, non si da pace, e come se cercasse nell’orto la famiglia
scomparsa. Per gli arabi in Israele
il senso di questa guerra non è chiaro: sono vittime del loro stesso popolo che
spara da un’altra nazione. I beduini hanno però un rapporto più intenso con lo
stato d’Israele. I beduini, come i drusi, fanno il militare. Nel villaggio
Arab-el-Aramsheh ci sono molti giovani arruolati nell’esercito, e in un certo
modo solidali con Israele.
La follia della guerra. Essendo così vicino alla
frontiera, era ovvio pensare che non sarebbero potuti non arrivare degli
ordigni. La disposizione per i civili in Galilea è quella di trattenersi nei
rifugi, o sempre nei pressi dello stesso. Quando suona la sirena si ha un tempo
da 30 secondi a un minuto per essere al
coperto. L’esplosione si può sentire (o ricevere il colpo) dopo un minuto, dopo
15 minuti il pericolo dovrebbe essere finito. Ma in molti paesi israeliani
abitati da arabi non c’è l’allarme, e
in questi villaggi il Katiuscia potrebbe cadere subito, per la vicinanza. La
disposizione e’allora quella di rimanere sempre nel rifugio. Nell’ultima
settimana sono stati sparati 150 - 200 razzi katiuscia al giorno!
Sono però anche 4
settimane di guerra, e la gente è stressata dal dover star chiusa in un
rifugio, specie se vive in uno dei posti più belli d’Israele ed è ancora
estate. Così la famiglia Juma
decide di fare una pausa, al fresco del grande albero vicino alla casa . Si
siedono fuori e il padre va a prendere dell’acqua fresca. Mentre il padre è in
cucina cade il razzo katiuscia, (non c’e’ allarme, niente sirena). Le tre donne
vengono centrate in pieno. Ci sono molti morti, molte vittime, sia in Israele
che in Libano. Sia tra i civili che tra i soldati. Atti d’eroismo, di
dedizione. Questo mi pare il caso dove la morte sia caduta per dimostrare l’inutilità
della guerra.