In nome delle nostre sorelle e dei
nostri fratelli che soffrono e muoiono in Libano, in Israele e nei
Territori Palestinesi Occupati, noi leader religiosi, studiosi,
accademici, leader culturali, poeti, scrittori, filantropi, attivisti
per il cambiamento sociale e cittadini del mondo, chiediamo che il
governo di Israele, le leadership di Hezbollah e Hamas, il governo
degli Stati Uniti, la comunità internazionale e la Nazioni
Unite prendano immediatamente i seguenti provvedimenti per fermare la
guerra in Medio Oriente:
-
Chiediamo che il governo di Israele fermi immediatamente l'attacco contro
il Libano. Ci uniamo al movimento pacifista israeliano, e alle
migliaia di israeliani che hanno manifestato contro questa guerra a
Tel Aviv il 22 luglio 2006, nel sottolineare che questi attacchi
sono assolutamente sproporzionati all'inizale provocazione di
Hezbollah, hanno ucciso innumerevoli civili innocenti, hanno causato
mezzo milione di sfollati, distrutto miliardi di dollari di
infrastrutture libanesi e non produrranno, nel lungo periodo, né
pace né sicurezza per Israele. Chiediamo
anche al governo israeliano di fornire cibo, elettricità,
acqua e denaro per porre rimedio alla crisi umanitaria provocata dai
recenti attacchi a Gaza.
-
Chiediamo che Hezbollah e Hamas cessino immediatamente di lanciare razzi o di
commettere altri atti di violenza contro Israele. Queste azioni, che
hanno ucciso numerosi civili israeliani, terrorizzato la popolazione
di Israele e danneggiato diversi villaggi e città, hanno
giocato un ruolo centrale nel provocare l'attuale crisi, e non fanno
altro che danneggiare la causa dell'indipendenza e della democrazia
palestinese e libanese. E' questo genere di violenza che, nel corso
degli anni, ha spinto molti rispettabili israeliani e arabi nelle
mani dei loro leader politici più militaristi e ottusi.
-
Chiediamo che il governo statunitense e i governi di tutto il mondo spingano
Israele, Hezbollah e Hamas a stipulare un immediato cessate il
fuoco, pongano un immediato embargo sulle armi destinate alle parti
in conflitto (inclusi Siria e Iran), e prendano parte a una
conferenza internazionale per mettere
in sicurezza il confine tra Israele e Libano. Sostenendo gli
attacchi di Israele, assicurando rifornimenti di armi e dando
esplicitamente tempo a Israele per causare ulteriori danni alla
popolazione del Libano, il governo degli Stati Uniti è
diventato parte in causa nel
conflitto, cosa che, unita alle azioni militari statunitensi
in Iraq, crea certamente ostilità verso gli Usa e Israele nel
mondo musulmano, per generazioni a venire.
Questi sono i passi essenziali per
fermare la violenza e il disastro umanitario nel sud del Libano e
nella Striscia di Gaza. Da soli, tuttavia, non possono assicurare che
la regione non ritorni a un insostenibile status quo, che finirà
per sfociare nuovamente nella violenza e in altri atti di guerra.
Per questo motivo lanciamo anche
Un
appello per una pace duratura
Chiediamo alla comunità
internazionale di indire una Conferenza Internazionale di Pace per
imporre un'equa e duratura soluzione al conflitto
israeliano-palestinese e al conflitto fra Israele e gli altri Stati
della regione. Perché usiamo il termine “imporre”? Ci sono
troppe forze, in ciascun paese della regione, interessate a
continuare questa lotta per sempre. Le provocazioni continueranno
fino a che la comunità internazionale non fermerà le
violenze, una volta per tutte, e imporrà condizioni di pace
che permettano lo sbocciare, in ogni paese, delle forze della pace e
della riconciliazione.
Una soluzione del genere dovrebbe
basarsi sulle seguenti condizioni:
a)
la creazione di uno Stato palestinese economicamente e politicamente
capace di sostenersi
(approssimativamente sui confini pre – 1967, con modifiche minori
concordate bilateralmente tra Israele e Palestina); e
contemporaneamente il pieno e inequivocabile riconoscimento, da parte
dei palestinesi, da parte dello Stato palestinese e di tutti gli
Stati arabi circostanti, del diritto di Israele a esistere come stato
ebraico che riconosce pieni e uguali diritti ai suoi cittadini non
ebrei;
b) Un consorzio internazionale che
stabilisca risarcimenti per i Palestinesi che hanno perso le loro
case o i loro beni dal 1947 a oggi, e risarcimenti per gli ebrei
rifugiati dagli Stati arabi nel 1947 – 1967;
c) Una forza di pace internazionale e
a lungo termine per separare Hezbollah e Israele nel Libano
meridionale, per proteggere Israele e Palestina l'una dall'altra e
dalle altre forze nella regione che potrebbero cercare di
controllare o distruggere entrambi gli Stati, e
d) La rapida imposizione di pesanti
sanzioni contro qualsiasi parte si rifiuti di firmare o violi questi
accordi.
Un nuovo spirito di apertura e
riconciliazione. Sappiamo che nessuna soluzione politica
può funzionare senza un cambiamento nelle coscienze, che
includa anche uno spirito di apertura, la volontà di
riconoscere l'umanità dell'Altro, e pentimento per la lunga
storia di indifferenza e crudeltà contro gli altri.
Le parti in conflitto devono prendere
immediati provvedimenti per eliminare la violenza e la svalutazione
dell'altro dai loro media, istituzioni religiose, libri di testo e
nel loro sistema scolastico. Dovrebbero creare un'autorità
congiunta, con rappresentanti di entrambe le parti e con i leader
morali della comunità internazionale, che possa
supervisionare e, se necessario, rimpiazzare coloro che, occupando
posizioni di potere in entrambe le società, continuano a
utilizzare le pubbliche istituzioni per diffondere l'odio o
alimentare la rabbia.
Quando saranno state gettate le
fondamenta per una pace duratura, chiediamo alle parti in conflitto
di istituire una Commissione per la Verità e la
Riconciliazione, sul modello di quella utilizzata in Sudafrica.
Usiamo questo momento per sfidare il
paranoide e cinico “realismo politico” che genera guerre senza
fine
La paranoide e presunta “realistica”
visione della politica globale sostiene che viviamo in un mondo in
cui la nostra sicurezza può essere salvaguardata solamente
attraverso il dominio, altrimenti gli altri cercheranno di dominare
noi per primi. Naturalmente, quando agiamo in base a questo assunto,
questo si avvera da solo.
Proponiamo, al contrario, una strategia
di generosità – agire in base all'assunto che la gente sia
capace di bontà e generosità (senza negare la verità
che determinate condizioni promuovono paura, rabbia e odio che
talvolta si esprimono in modi terribilmente distruttivi). Agli Stati
Uniti e agli altri paesi del G8, chiediamo un Piano Marshall Globale:
nei prossimi vent'anni, gli Usa e gli altri Paesi del G8 dovrebbero
impiegare ogni anno il 5 % del loro Prodotto Interno Lordo per
risolvere, a livello globale e nazionale, il problema della fame,
della mancanza di abitazioni, della povertà,
dell'inadeguatezza delle cure mediche e dell'educazione per i popoli
del mondo. Tutto questo dovrebbe essere attentamente controllato e
distribuito, in modo da assicurare che raggiunga le persone alle
quali è rivolto. Ma ciò che fa la differenza è
lo spirito con cui viene fatto.
Allo stesso modo, esortiamo Israele non
solo a ritornare ai suoi confini del 1967 (con minori modificazioni
del territorio concordate in modo bilaterale, inclusa una divisione
di Gerusalemme e dei suoi luoghi sacri), ma a farlo in uno spirito di
generosità e di attenzione per gli altri, prima che sia
obbligata a tornare a quei confini dalla comunità
internazionale e prima che altre migliaia di giovani israeliani e
palestinesi muoiano in questa guerra senza senso, destinata
altrimenti a durare negli anni a venire.
L'unica forma di protezione che noi,
negli avanzati paesi industrializzati, potremo mai ottenere per le
nostre vite è la diffusione di uno spirito d'amore, così
potente e genuino da riuscire a eliminare la rabbia che si è
comprensibilmente sviluppata contro i potenti e i ricchi del mondo.
I “realisti cinici” sostengono che
gli altri sono trincerati nel loro odio, e che la guerra e il dominio
siano gli unici modi per combatterli. Questo modo di pensare ha
condotto a cinquemila anni di guerre combattute per “porre fine a
tutte le guerre” - e non ha funzionato. Ora è tempo di
provare una nuova strategia di generosità, sia economica che
spirituale. Come abbiamo detto, all'inizio dovrà esserci un
periodo di transizione in cui efficace protezione militare sia
garantita alla popolazione da entrambe le parti, iniziando allo
stesso tempo a dedicare le nostre risorse economiche e cambiare il
modo in cui parliamo di quelli che prima designavamo come “nemici”.
Possiamo così avviare il lungo processo di riduzione della
rabbia che è esistita per molte generazioni.
Niente
può compensare le morti e le sofferenze che tutte le parti in
causa hanno patito in questa lotta, negli ultimi 120 anni. Ma proprio
questa potrebbe essere l'occasione in cui la razza umana realizza
l'inutilità della violenza, e si unisce non solo per imporre
una duratura soluzione per il Medio Oriente, ma anche per iniziare
una nuova era e riconoscere che il nostro personale benessere dipende
dal benessere di chiunque altro sul pianeta. La Conferenza
Internazionale per la pace in Medio Oriente dovrebbe essere
strutturata per ottenere questo obbiettivo – il che significa che
dovrebbe avere una dimensione esplicitamente psicologica e spirituale
e un ordine del giorno visionario.
Affermiamo la sacralità di tutti
gli esseri umani. Questo è il momento di
cominciare a renderlo una realtà. Le Nazioni Unite hanno
evocato questa possibilità 61 anni fa, affidandosi però
ad accordi politici, mentre ignoravano la necessità di
costruire solidarietà etica e spirituale tra i popoli del
mondo, risoluzioni di cui la maggior parte della gente non ha mai
sentito parlare, un sistema che ha rappresentato le élites
delle nazioni del mondo ma non necessariamente la volontà
delle loro stesse popolazioni, ed è finito per politicizzare
qualsiasi questione. Dobbiamo rafforzare le istituzioni
internazionali che si muovono in una nuova direzione, ma abbiamo
anche bisogno dell'impegno di tutti gli abitanti del pianeta. I
nostri paesi devono prendere l'iniziativa in un'ottica completamente
nuovo riguardo alla sicurezza e al benessere. Questa potrebbe essere
l'ultima occasione che abbiamo, nelle moderne società
industriali, per evitare la catastrofe internazionale (sia ambientale
che nucleare). Creando qualche cosa di diverso dalla bruta forza, la
potenza militare e l'indifferenza al benessere degli altri. Se non
ora, quando?
E il momento di superare lo sciovinismo
e l'arroganza nazionalistica, ma anche il nostro senso di impotenza.
Dobbiamo costruire solidarietà etica e spirituale tra i popoli
del mondo - le fondamenta necessarie per un'efficace cooperazione
politica ed economica. Il nostro benessere dipende dal benessere di
chiunque altro sul pianeta. Dobbiamo rafforzare le istituzioni
internazionali che possono promuovere questo senso di solidarietà,
ma dobbiamo anche sostenere quei moviomenti politici e spirituali che
incoraggiano un cambiamento delle coscienze, distogliendole
dall'eccessiva attenzione per il proprio ego, per la strada del
successo e del "farcela" in termini di gloria, notorietà,
attrazione sessuale,accumulazione di cose materiali e denaro,
affinché tutti i popoli del mondo possano rivolgere la loro
comune attenzione alla costruzione di pace globale, giustizia
economica e sociale, equilibrio ecologico e un nuovo spirito di
attenzione reciproca, amore e generosità genuini e duraturi.
E' troppo indulgente verso se stessi lasciare che la tristezza per i
problemi del mondo ci renda impotenti - per cambiare il mondo è
indispensabile la partecipazione di tutti.
Irrealistico?
No. Quel che si è dimostrato irrealistico una volta di più
– che si parli della politica statunitense in Vietnam o delle
politiche israeliane e arabe nel Medio Oriente – è
l'illusione che un'altra guerra porrà fine alle guerre. La
strada per la pace deve essere una strada di pace.