06/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



I cubani a Miami fanno festa per il ricovero di Castro. Ma il futuro è pieno di incognite
Che Fidel Castro si riprenda o meno, per la comunità cubana che vive negli Stati Uniti ha poca importanza. A Miami, dove 800mila abitanti sono di origine cubana, la notizia del ricovero del lider maximo e del suo passaggio di poter al fratello Raul ha fatto scendere in piazza gruppi di persone festanti. Alcuni auspicano la morte di Castro. Altri credono che con Raul le cose peggioreranno. In generale, tutti pensano ormai al dopo Fidel, dopo quasi mezzo secolo di dittatura. E c’è chi pensa di preparare le valigie per fare il viaggio in servo inverso, direzione l’Avana.
 
La festa e l’attesa. Radio Mambi, punto di riferimento per i cubano-americani di Miami, in questi giorni è sommersa di chiamate da parte degli ascoltatori, tutti desiderosi di esprimere la loro felicità in diretta. “Sto già festeggiando, e ho già pronti i bagagli!”, ha detto una donna aggiungendo di non essere andata al lavoro per la contentezza. Il centro di emergenza della contea di Miami-Dade ha attivato un numero verde per le informazioni, che solo nella prima notte aveva ricevuto oltre 500 chiamate. La Guardia costiera di Miami si è messa in allerta, temendo davvero un esodo verso Cuba in caso di morte di Fidel e di un’improvvisa apertura del Paese. Circa il 20 per cento della popolazione cubana vive in esilio e molti cubani negli Usa aspirano a tornare in patria, anche solo per rivedere i parenti.
 
Le reazioni. “Il regime di Castro è storicamente morto”, ha chiosato Lincoln Diaz-Balart, un rappresentante cubano-americano al Congresso di Washington. “Il giorno che avevamo tanto atteso, quello di una cuba senza Castro, sembra essere più vicino. La nostra speranza è che questo sia un momento di vero cambiamento, non un trasferimento di poteri da un dittatore a un altro”, ha aggiunto il senatore Mel Martinez, negli Usa dal 1962. Ramon Raul Sanchez, leader del Movimento per la democrazia, fautore della nonviolenza e autore di diversi scioperi della fame in passato, non sa cosa aspettarsi dalle prossime settimane. “La nostra preoccupazione è che Raul sia semplicemente un altro dittatore, più spietato di Fidel”, dice a PeaceReporter. “Per il momento la gente a Cuba è in attesa e non sa che fare, mentre la polizia ha intensificato la sua presenza nelle strade”.
 
Futuro incerto. Per il professor Jaime Suchlicki, direttore del Cuban Transition Project all’Università di Miami, la democrazia a Cuba non è però dietro l’angolo. “Quando Fidel morirà, l’esercito sotto Raul prenderà il controllo. Anche ora, con Raul temporaneamente in carica, le pressioni internazionali aumenteranno. Ma la transizione alla democrazia e a un’economia di mercato sarà molto più lunga e difficile di quella avvenuta nell’Europa dell’est”, sostiene Suchlicki. Il professore vede anche la possibilità di una guerra civile. “Cuba ha profondi problemi razziali, grandi divisione economiche, ed esiste un grande odio per il regime e i suoi abusi dei diritti umani. Sarà difficile risolvere tutto senza uno spargimento di sangue”.

Alessandro Ursic

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