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La festa e l’attesa. Radio Mambi, punto di riferimento per i cubano-americani di Miami, in questi
giorni è sommersa di chiamate da parte degli ascoltatori, tutti desiderosi di
esprimere la loro felicità in diretta. “Sto già festeggiando, e ho già pronti
i bagagli!”, ha detto una donna aggiungendo di non essere andata al lavoro per
la contentezza. Il centro di emergenza della contea di Miami-Dade ha attivato
un numero verde per le informazioni, che solo nella prima notte aveva ricevuto
oltre 500 chiamate. La Guardia costiera di Miami si è messa in allerta, temendo
davvero un esodo verso Cuba in caso di morte di Fidel e di un’improvvisa apertura
del Paese. Circa il 20 per cento della popolazione cubana vive in esilio e molti
cubani negli Usa aspirano a tornare in patria, anche solo per rivedere i parenti.
Futuro incerto. Per il professor Jaime Suchlicki, direttore del Cuban Transition Project all’Università
di Miami, la democrazia a Cuba non è però dietro l’angolo. “Quando Fidel morirà,
l’esercito sotto Raul prenderà il controllo. Anche ora, con Raul temporaneamente
in carica, le pressioni internazionali aumenteranno. Ma la transizione alla democrazia
e a un’economia di mercato sarà molto più lunga e difficile di quella avvenuta
nell’Europa dell’est”, sostiene Suchlicki. Il professore vede anche la possibilità
di una guerra civile. “Cuba ha profondi problemi razziali, grandi divisione economiche,
ed esiste un grande odio per il regime e i suoi abusi dei diritti umani. Sarà
difficile risolvere tutto senza uno spargimento di sangue”.Alessandro Ursic