04/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La città non si era ancora ripresa dalla guerra civile, ma la guerra ha distrutto ancora tutto
scritto per noi da
Erminia Calabrese 
 
Il mare di Tiro è bellissimo. Le spiagge sono interminabili e sabbiose. Sullo sfondo ci sono le terme, i templi e l'ippodromo  romano, uno dei più grandi al mondo, secondo i libanesi. E' in quel ippodromo che d'estate ha luogo il festival di Tiro. La città, conosciuta dai suoi abitanti come sur, dal termine fenicio 'roccia', ai tempi dei fenici era una delle città che produceva più porpora.

rovine romane a tiroPassato e futuro di macerie. E' una grande città, la gente è semplice e pronta ad accoglierti. A Tiro vivono anche molti profughi palestinesi, nei campi disseminati un po’ ovunque nella città. Il suq della città vecchia è frequentato da sciiti e palestinesi. Non ci sono stranieri e ci trovi cibo ma anche tanti souvenirs della Palestina.  Le foto dei martiri della resistenza ti accolgono appena entri nel centro della città. Grandi posters di Nasrallah sorridono dai muri così come i poster dell'altro leader sciita di Amal , Nabih Berri, che promette alla gente  di lavorare per la ricostruzione del gianoub, il sud, di cui Tiro è la principale città. Le bandiere gialle di Hezbollah danzano al vento assieme a quelle verdi di Amal. Di Berry è anche la Rest House, uno degli hotel più lussuosi, anzi l'unico, anche se da poco l'ex primo ministro Hariri aveva voluto gareggiare con lui costruendo un altro residence, ma molto più piccolo e meno vistoso. A Tiro i segni della guerra civile degli anni Ottanta e dell'occupazione israeliana, durata fino al 2000, sono ancora ben visibili. Le case distrutte, le strade dissestate, i campi piene di mine, il cimitero dei martiri della resistenza, gli slogan contro chi occupava la zona e i nomi delle strade: tutto ricorda quel periodo. I soldi sauditi di Hariri non sono giunti a Tiro; si sono fermati a Saida, altra grande città libanese che nel giro di 2 anni Hariri era riuscito a trasformare. Una down town tutta nuova e una moschea grandissima, ancora in costruzione.

il centro di tiro dopo i bombardamentiIeri, un anno fa. "Sappiamo che qui il mare e le spiagge sono belle, ma nessuno vuole investire su questa terra. Nè in case nè in hotels. La gente ha paura. Costruisci un hotel o una casa, ci metti una vita…poi arriva Israele e ti butta già tutto". Questo è quello che la gente ripeteva, quasi come un ritornello martellante, ogni volta che gli si faceva notare la  bellezza del posto. E'  passato un anno da allora. Tiro oggi, dopo l'inizio della ‘guerra di  luglio’,  è una città fantasma. Le saracinesche dei negozi sono abbassate, le strade sono piene solo di rovine, detriti e sangue.  Molti edifici sono crollati. La gente, almeno quella ricca e con doppio passaporto, è scappata all' estero o a Beirut, ma quella povera, la maggior parte,  rimane senza una automobile, senza più una casa. La gente di Tiro vive nei garage o nelle scuole. Gli aiuti da Beirut sono minimi. I ponti sono stati distrutti cosi come la grande autostrada ancora da completare che collegava la capitale al Sud.   Ieri notte Tiro ha tremato ancora. L'aviazione israeliana. impegnata anche a Beirut, non ha smesso di bombardarla. "Arriva la farina ma senza elettricità non possiamo fare il pane”, spiega Zainab.
“Il comune distribuisce olio, cereali, acqua,  zucchero e pasta”. Più a sud, il suono dei missili katiuscia su Israele. Tiro, neanche durante la notte, ritrova il silenzio. 
Categoria: Guerra
Luogo: Libano